Daredevil: Rinascita 2 - Hell's Kitchen senza regole, recensione episodio 4
Serie TVIntroduzione
Siamo allo scontro diretto tra Matt Murdock e il letale Bullseye, mentre il vigilante cerca di fermare i suoi istinti omicidi. Wilson Fisk consolida il suo potere come sindaco di New York, mostrando il lato più spietato del suo controllo sulla città. Sul ring e nelle strade di Hell’s Kitchen, violenza, inganni e colpi di scena si intrecciano in una tensione crescente. Il quarto episodio della seconda stagione di Daredevil: Born Again, intitolato Gloves Off (tradotto in italiano Senza regole), disponibile su Disney+, esplora, tra azione e colpi di scena, il confine tra giustizia personale e vendetta
Quello che devi sapere
Routine e violenza: la precisione letale di Bullseye
Il fumo che esce dalle metropolitane di New York City, i venditori di hot dog agli angoli delle strade, i taxi bloccati nel traffico: tutto suggerisce una giornata qualunque nel quartiere di Hell's Kitchen. Anche all’interno di un appartamento sembra svolgersi una normale routine mattutina. La casa è quella di Benjamin Poindexter. Lo osserviamo mentre prepara la colazione: un semplice uovo all’occhio di bue. Tuttavia, il suo nome stesso contiene un indizio. “Poindexter” richiama immediatamente precisione e metodo, evocando alla mente la celebre sigla della prima stagione di Dexter, in cui Dexter Morgan - ematologo forense della polizia di Miami, interpretato da Michael C. Hall - segue un rituale quotidiano meticoloso, nascondendo la sua natura di serial killer guidato da un rigido codice morale.
Allo stesso modo, anche Poindexter, noto come Bullseye, incarna precisione e controllo assoluto. I suoi movimenti sono lenti, calibrati: esercita le mani con cura, compie gesti misurati. Si mostra gentile con la vicina, le sorride, offre del cibo al gatto. “Un ragazzo delizioso”, commenta lei. Fa persino l’elemosina a un senzatetto. Nulla, in apparenza, tradisce la sua vera natura di spietato killer.
Ma questa maschera dura poco. Poindexter entra nel Bel Air Diner. Si guarda attorno, osserva ogni dettaglio con attenzione quasi maniacale. Poi chiama la task force anti-vigilanti, dichiarando di essere Frank Castle e di essere armato. Nel frattempo, ordina con calma un milkshake alla banana, come se nulla fosse.
Quando arrivano gli agenti, è il caos. La sua vera natura emerge con violenza controllata: utilizza qualsiasi oggetto gli capiti a tiro trasformandolo in un’arma letale. Colpisce con precisione chirurgica usando stuzzicadenti infilati in una cannuccia, coltelli e forchette scagliati con forza sulla fronte delle vittime. Il tutto senza fretta, con una calma inquietante. Trova persino il tempo di rivolgersi a un cliente dicendo: “I cani nei ristoranti non sono igienici” e, subito dopo, rassicurarlo con un ambiguo “Tranquillo, io sono con i buoni” e, nel frattempo, uccide l’ultimo agente utilizzando una chela d’aragosta. Terminato il massacro, esce dal diner con passo lento, lasciando sulla porta un simbolo: due cerchi concentrici con un punto al centro. È il marchio di Bullseye: è un’immagine che richiama precisione assoluta, focus, obiettivo colpito senza margine di errore. Ed è esattamente ciò che definisce Benjamin Poindexter: un uomo in cui ogni gesto, anche il più quotidiano, nasconde la perfezione letale del bersaglio centrato.
A fare da colonna sonora a questa tensione c’è New York State of Mind di Billy Joel, un omaggio sincero alla città come luogo dell’anima più che geografico. Trasmette una nostalgia calma e profonda, dove New York diventa simbolo di identità e appartenenza autentica, riflettendo lo scenario in cui Bullseye muove i suoi passi tra vita ordinaria e violenza letale.
“New York Born Again”: quale rinascita?
Il titolo originale dell’episodio, Gloves Off, tradotto in italiano come Senza regole, sintetizza perfettamente l’idea: l’espressione inglese significa fare sul serio, abbandonando le formalità per un approccio aggressivo e senza esclusione di colpi, come se i pugili si togliessero i guantoni e iniziassero una lotta feroce. Ritorna sulla scena la versione caricaturale di Wilson Fisk, una vera e propria parodia del sindaco, ridotto quasi a un fantoccio mediatico. Nel suo discorso minimizza il caos: “Esplosione? Cadaveri galleggianti? Non preoccupatevi”. Tutto viene ridimensionato, manipolato, trasformato in rumore di fondo utile solo a distrarre l’opinione pubblica. L’obiettivo è spostare l’attenzione sull’evento principale: l’incontro di boxe contro Matter Horn. Sotto il manifesto dell’evento compare la scritta “New York Born Again”. Apparentemente un progetto di rinascita per New York City, pensato per attrarre nuovi finanziatori e ridare vita alla città, si rivela in realtà una copertura: un modo per continuare indisturbati traffici illegali, in particolare il commercio di armi, e per eliminare i nemici. La rinascita promessa è quindi solo facciata, propaganda costruita ad arte.
Parallelamente, Karen Page porta avanti un’indagine sempre più serrata contro Fisk. Inizia a raccogliere prove attraverso una serie di interviste, dando voce a chi è stato colpito direttamente dal sistema corrotto. Tra queste, spicca quella a Soledad Ayala, moglie di White Tiger. La donna racconta di essere stata imprigionata durante una retata della task force in un supermercato, per poi essere liberata grazie all’intervento di Daredevil e dello Swordsman, lo Spadaccino.
Proprio lo Spadaccino, già apparso nel processo-farsa degli episodi precedenti, offre un momento di riflessione importante. Confessa a Daredevil di essere rimasto troppo a lungo “in gabbia” - sei mesi - e di voler ora uscire di scena. Prima di congedarsi, però, gli lascia un messaggio cruciale: Daredevil non è più semplicemente un eroe. È diventato un simbolo, una speranza per un’intera città. Un’eredità pesante, che va oltre l’azione individuale.
L’indagine di Karen prosegue con l’intervista all’ufficiale Northern Star Cristofi, che rivela dettagli fondamentali: traffici di armi illegali, documenti falsificati e la sistematica distruzione delle prove. Emblematico è l’episodio della nave fatta esplodere - proprio dopo l’intervento di Daredevil alla fine del terzo episodio - per cancellare ogni traccia delle operazioni criminali.
In questo intreccio di propaganda, violenza e verità nascoste, emerge con forza il contrasto tra la narrazione ufficiale di una città “rinata” e la realtà di un sistema corrotto che continua a prosperare nell’ombra.
Il rosso e il bianco, il potere nei colori
Nello spazio più intimo della casa, la camera da letto, si consuma un confronto carico di tensione tra Vanessa Fisk e Wilson Fisk. Vanessa confessa al marito tutto il suo disappunto per essere stata esclusa dall’evento dell’incontro di pugilato. Questa esclusione la ferisce profondamente: non è solo una questione personale, ma di ruolo e di potere. Vuole partecipare, intervenire, essere visibile. Ambisce a incarnare pienamente la figura della “first lady” del sindaco di New York City, mostrando apertamente la propria influenza.
Non si limita a esprimere il proprio malcontento: annuncia con decisione l’intenzione di parlare con la governatrice, figura che si oppone a Fisk negli affari illeciti legati al porto di Red Hook. È un gesto che segna una presa di posizione autonoma, quasi una sfida. E infatti sottolinea con fermezza: non le piace quando agiscono separatamente, perché loro due sono - o dovrebbero essere - indivisibili.
In questa dinamica di coppia, anche i colori assumono un valore fortemente simbolico. Vanessa è sempre vestita di rosso, in tutte le sue sfumature. Il rosso richiama emozioni intense: energia vitale, passione, amore, ma anche pericolo. È il colore della forza, del potere e dell’audacia; stimola l’azione e la creatività, ma porta con sé anche rabbia, aggressività e uno stato costante di allerta. È, in sostanza, il riflesso perfetto della sua volontà di emergere e agire.
Fisk (magistralmente interpretato da Vincent D'Onofrio), al contrario, è sempre avvolto nel bianco. In questa stagione appare ancora più imponente, quasi ingigantito visivamente: il soprabito bianco e la costruzione scenica contribuiscono ad amplificarne la presenza, rendendolo dominante nello spazio. Eppure il bianco, tradizionalmente simbolo di purezza, innocenza e spiritualità, stride con i suoi pensieri e le sue azioni. Questo contrasto crea una tensione visiva e simbolica: ciò che appare esternamente è in netto conflitto con la sua natura interiore. In alcune culture orientali, inoltre, il bianco è associato al lutto e alla morte - un significato che sembra adattarsi inquietantemente alla figura di Fisk - mentre in Occidente rimanda più spesso a pace e sacralità. Questa ambivalenza rafforza ulteriormente la complessità del personaggio.
La scena si chiude con Vanessa che saluta il marito con un amaro “good luck”, buona fortuna. Apparentemente un semplice augurio, in realtà carico di sottintesi: non è solo un incoraggiamento, ma una promessa implicita, quasi un presagio. Il tono risulta beffardo e cinico, lasciando emergere una crepa nella loro relazione.
Il peso del passato, il coraggio di amare
Alla palestra Fogwell’s si terrà l’incontro di boxe organizzato da Wilson Fisk. Ma quel luogo non è affatto casuale: per Matt Murdock rappresenta un punto cruciale della sua memoria, uno spazio carico di significato personale. Proprio lì, quando era ancora solo un bambino e non era ancora diventato Daredevil, ha vissuto alcuni degli ultimi momenti con suo padre, Jack Murdock.
Jack morì poco dopo un incontro, ucciso in strada dai criminali che aveva sfidato rifiutandosi di perdere un match truccato. Quel trauma segna profondamente Matt, e rende il ritorno in quel luogo ancora più carico di tensione e memoria.
L’incontro, tuttavia, non è solo sport: è una trappola. Tutto è stato orchestrato per attirare Bullseye, che certamente si presenterà per vendicarsi di Fisk. La palestra sarà piena di uomini della task force, pronti a intervenire. E anche Daredevil sarà lì.
Karen Page è consapevole del pericolo e ne è terrorizzata. È in questo clima di tensione che avviene uno dei momenti più romantici della storia di Daredevil: sei secondi che racchiudono tutto.
Matt, per la prima volta, si espone completamente e le dice: “Io ti amo”.
Quel “io” non è casuale: sottolinea una presa di coscienza, un sentimento autentico, profondo, finalmente dichiarato senza riserve. È la prima volta che Matt si lascia andare così apertamente; nelle relazioni precedenti non si era mai mostrato in modo tanto diretto e vulnerabile.
Karen non può che rispondere: “Ti amo anch’io”.
Davanti a lei c’è la maschera di Daredevil, con i suoi occhi rosso fuoco. Ma sotto quella maschera c’è Matt, il suo Matt: un uomo che vive nel buio, ma che proprio da quel buio ha sviluppato una percezione straordinaria del mondo. I suoi sensi, soprattutto l’udito, sono affinati oltre ogni limite umano - il suo vero superpotere - e gli permettono di “vedere” ciò che gli altri non possono.
Il gioco di nervi tra Fisk e Mr. Charles
La task force fa irruzione nello studio legale di Kirsten McDuffie, collega fidata di Matt Murdoch. L’ordine è chiaro: perquisire tutto, poiché lo Spadaccino difeso da Kirsten era a bordo di una nave con 25 uomini che è esplosa, e torna utile far ricadere la colpa su di lui. Gli agenti mettono a soqquadro lo studio, e perfino la statua di ferro della Dea della Giustizia cade inerme, simbolo della violenza che ancora una volta supera la legge.
Wilson Fisk e il suo braccio destro, Buck, ricordano il pugno duro usato per insabbiare quanto accaduto alla Northern Star, la nave per trasporto illecito di armi esplosa con il suo equipaggio dopo il blitz condotto da Daredevil, Karen e Angela. La loro rabbia è evidente, e la loro determinazione a mantenere il controllo è spietata.
Mentre la tensione cresce nel magazzino, interviene una figura apparentemente anonima: una persona con camicia a quadri e occhiali da nerd. Ritorna Mr. Charles. Con un’irriverente ironia, commenta: "Lo sterco del vombato è l’unico animale al mondo noto per produrre feci a forma di cubetto": l’osservazione è studiata per innervosire Fisk. Il sindaco minaccia di non voler essere deriso dalla sua città e sottolinea di rispettare il patto, ricordando che non è un impiegato di Charles. Conferma comunque che il carico sarà consegnato come concordato.
In questo contesto, Mr. Charles - interpretato da Matthew Lillard - si presenta ufficialmente come un agente proveniente da Langley, il quartier generale della CIA. La sua missione: gestire quella che definisce con freddezza "una situazione da ripulire". Il suo atteggiamento trasmette la sicurezza di chi è abituato a scenari più complessi e pericolosi di una semplice amministrazione municipale corrotta.
Non mostra alcun timore reverenziale nei confronti di Wilson Fisk, nonostante questi sia ormai sindaco di New York e uno degli uomini più potenti e temuti della città. Tra i due si sviluppa un gioco di nervi teso, fatto di battute taglienti, minacce velate e sottile manipolazione, mentre il destino del carico e il controllo sulla città restano in bilico.
La caccia a Bullseye
La governatrice Marge McCaffrey, che aveva scoperto lo status di porto franco di Red Hook legato ai piani di Fisk per lo smercio di armi, incontra Vanessa Fisk. Nel dialogo, la governatrice non nasconde il suo scetticismo: "Lui è il Toro Bianco, tu sei Vanessa, la principessa d’Europa. Non mi piace e non mi fido di come tuo marito usa il potere". Vanessa, interpretata da Ayelet Zurer, fredda e calcolatrice, ribatte senza esitazione: "Sarebbe un peccato bloccare il progresso di New York".
La governatrice chiede se Vanessa riesca a stemperare gli impulsi oscuri del marito detto anche Kingpin. Vanessa risponde con sicurezza: "So come tirare meglio di lui". McCaffrey ammette: "Supporto Fisk solo se c’è la sua signora, da solo, no". Ancora una volta, le trame del piano di Vanessa, le sue abilità retoriche e le capacità dissuasive dimostrano il fascino e l’efficacia dei Fisk durante i loro ricevimenti, abilità ormai note.
Nel frattempo, Matt Murdock è sulle tracce di Bullseye, deciso a fermare i suoi istinti pluriomicidi. Bullseye ha nel mirino i Fisk, e Matt vuole fermarlo prima che sia troppo tardi. Vestito con la sua divisa anti-vigilanti, entra nel diner teatro della strage in apertura dell’episodio. Cerca di ricostruire dai frammenti dei bicchieri infranti i pezzi di quella tragica storia.
Tra i resti trova un gettone dei parrocchiani, lo stesso preso da Bullseye nella parrocchia di Matt sin da quando era bambino. Questo gli permette di capire che Bullseye è stato anche lì. Matt si dirige quindi alla chiesa e prega Santa Lucia, la santa cristiana protettrice della vista: "Il tuo nome significa luce, illumina l’oscurità del male".
Parla con il parroco, chiedendo indizi per risalire a Bullseye, promettendo di non ucciderlo. Il parroco racconta che Bullseye vede aprire le porte della chiesa dalla finestra di casa sua e sente il suono delle campane: ora Matt ha informazioni sufficienti per localizzarlo.
Quando finalmente trova Bullseye, questo tenta di colpirlo con un CD tagliente come una lama. Ne segue una colluttazione intensa. Durante la lotta interviene Pointdexter, che cerca di giustificarsi: "Sono dalla tua parte, dovevo riprendermi la mia vita. Quella donna (Vanessa Fisk, ndr) mi ha fatto uccidere il tuo amico (Foggy Nelson, ndr). Sistemerò le cose, voglio aiutarti".
Pointdexter tiene un coltello vicino a una persona presa in ostaggio, la vicina di casa accorsa per il frastuono, per avere vantaggio, ma riesce a liberarsi, prendere uno scooter e fuggire.
Furia e vendetta sul ring
È il giorno dell’incontro di boxe. Il sindaco Wilson Fisk appare sicuro di sé: "Non ho bisogno di protezione ai denti. L’avversario non riuscirà nemmeno a toccarmi". Accanto a lui, il suo braccio destro Buck avverte con cautela di non offrirsi come possibile esca liberando l’ingresso principale. Fisk, con la sua calma imponente, assicura che basterà a sè stesso, si proteggerà da solo. Nel frattempo Buck ha un compito: eliminare Cristofi Savaa, testimone dei fatti legati alla Northern Star, lo trova subito e lo elimina senza esitazione.
La musica cambia: in sottofondo parte At a Disadvantage di Slick Naim, un brano che parla della sensazione di partire svantaggiati nella vita, delle difficoltà e degli ostacoli, ma anche della determinazione a dimostrare il proprio valore nonostante tutto. Come la storia di Matt Murdoch cieco da piccolo e orfano poi eroe mascherato in cerca di giustizia, come la storia di Fisk figlio di un padre violento che ucciderà a colpi di martello, furibondo ed ossessionato dal potere: due passati così diversi, ma entrambi molto dolorosi. At a Disadvantage fa da sottofondo al pre-incontro, gente urlante e sguaita tra gli spettatori, in vendita ci sono gadget dal sapore kitsch: un pupazzo con la testa che si muove, enormi guantoni da boxe d'argento, un soprammobile di cristallo con la faccia di Fisk e lo skyline di New York dietro. Proprio quest'ultimo, apparentemente innocuo, si rivelerà come un'arma nascosta.
L’incontro prende il nome “Scrappin’ in the Kitchen”, un richiamo alla rinascita di New York, ispirato al recupero di metalli preziosi da vecchi elettrodomestici e impianti di cucina, simbolo di rinnovamento e ricostruzione.
Sul ring, Fisk viene presentato come l’eroe di Hell’s Kitchen: 147 kg, senza alcun record di boxe, ma terrorizzante nella sua uniforme bianca immacolata. La rabbia si manifesta solo nei suoi guantoni bianchi, ormai sporchi di sangue. Il rosso richiama inevitabilmente Vanessa.
Quando Vanessa Fisk entra, anche lei stavolta vestita di bianco, la musica si interrompe. Un colpo avversario la stende, ma presto si rialza, pronta a partecipare alla vittoria. Vuole dimostrare al pubblico e a se stessa che non è mai stata esclusa, e mettere in riga il marito che fino a quel momento era stato protagonista assoluto. In quel momento, irrompe Bullseye, scatenando il caos: colpisce con precisione, ferocia e velocità tra la folla e gli uomini della task force.
Vanessa viene portata via per metterla al sicuro, ma si divincola, estrae dalla sua lussuosa borsetta bianca una pistola e spara. Bullseye è colpito al fianco, ma reagisce lanciando contro di lei proprio quel soprammobile di cristallo con la faccia sorridente di Fisk e lo skyline di New York. Fisk interviene: usa la cintura della sua vittoria a boxe per deviare il colpo e ridurre l’oggetto in mille frammenti.
Fisk prende la mira è pronto a sparare, ma interviene Daredevil, che porta via Bullseye, lasciandolo fuggire zoppicando. Tuttavia, lo sguardo di Fisk va a Vanessa: è in piedi al centro del ring, lo guarda fisso. La macchina da ripresa si concentra sulla sua tempia: una scheggia l’ha colpita. Il vestito bianco, bianchissimo, ora è macchiato di rosso, scorre tanto sangue.
Per Fisk, quella macchia non è solo un pericolo: è una promessa. Una promessa di rabbia, vendetta e ferocia ancora più implacabile.