Daredevil: Rinascita, stagione 2 episodio 1 — Hell’s Kitchen torna a bruciare, recensione
Serie TVIntroduzione
Su Disney+, Daredevil: Rinascita stagione 2 debutta con La Northern Star, l'episodio 1 che rilancia la serie Marvel in una direzione più oscura e politica. Matt Murdock torna con un nuovo costume crepuscolare, Karen Page al suo fianco e una New York controllata da Kingpin, ormai padrone di media, polizia e consenso. Ma qualcosa si incrina: tra CIA nell’ombra, violenza istituzionale e identità spezzate, Hell’s Kitchen non è mai stata così fragile, né così pericolosa.
Quello che devi sapere
Daredevil: Rinascita, stagione 2 — recensione del primo episodio
“Su Disney+, Daredevil: Rinascita stagione 2, episodio 1 rilancia la serie Marvel con un esordio più oscuro e politico.Perché sono serie televisive che quando tornano lo fanno in punta di piedi, con un primo episodio di ricapitolazione e ambientazione, quasi a chiedere scusa per l'assenza. Daredevil: Rinascita non appartiene a questa categoria. “La seconda stagione di Daredevil: Rinascita — disponibile su Disney+ — esordisce con una sequenzad'azione di rara brutalità, senza preamboli, senza riscaldamento: Matt Murdock — Charlie Cox, sempre più a suo agio nella pelle del personaggio — è già sulla Northern Star, nave mercantile ormeggiata al porto di Red Hook, zeppa di guardie armate e di armamenti di livello militare.
Il costume racconta tutto prima ancora che la storia cominci. Via il rosso brillante e quasi fumettistico della prima stagione: adesso Daredevil veste tonalità crepuscolari, rosso e nero profondo, quasi un'ombra con le corna. Più furtivo. Più notturno. Più rabbioso. Il simbolo DD sul petto resiste, vistoso come sempre — piccola concessione all'iconografia Marvel in un episodio che preferisce il realismo alla mitologia. È una scelta visiva precisa, che dice: siamo tornati a quell'estetica, a quella durezza, a quella New York notturna e violenta che aveva reso la serie Netflix un caso televisivo.
La sequenza sulla nave è ben costruita, fisicamente credibile, con qualche incertezza nel montaggio — certi raccordi sembrano affrettati — ma funziona: Daredevil elimina le guardie sistematicamente, con quella violenza sobria e professionale che era il marchio di fabbrica della serie originale. Poi il capitano e il primo ufficiale, su ordine di Kingpin, allagano la nave. Matt si immerge nell'acqua gelida del porto, pianta un localizzatore su una cassa di armi, e riemerge. Non è andata come previsto. Ma ha colpito Fisk dove fa male. E adesso qualcuno dovrà risponderne.
New York è marcia, e i media lo negano
Sei mesi sono passati dagli eventi della prima stagione. Wilson Fisk — Vincent D'Onofrio, monumentale come sempre, capace di comunicare minaccia anche seduto a un tavolo con una tazza di caffè — ha consolidato il potere in modo quasi irreversibile. È sindaco, tiene la polizia in pugno attraverso la sua Squadra Anti-Vigilanti, e controlla la narrazione grazie a BB Urich, nipote del compianto giornalista Ben Urich assassinato da Fisk nella prima stagione della serie originale Netflix, che confeziona vignette propagandistiche in suo favore su commissione.
La Grande Mela è marcia. I telegiornali la descrivono come una città finalmente sicura. I vigilanti sono fuorilegge. E la gente, lentamente, sta cominciando a crederci. È qui che l'episodio mostra il suo nervo più interessante e attuale: i manipolatori sono spesso le persone più facili da manipolare. BB sa che Fisk ha ucciso suo zio. Lavora in segreto con Karen Page per costruire il dossier che potrà distruggerlo — tutto mentre si innamora di Daniel Blake, fedele collaboratore di Fisk interpretato da un notevolissimo Michael Gandolfini. Il figlio di James porta in scena una complessità morale che promette bene per il resto della stagione: un uomo che crede nel sistema anche quando il sistema è corrotto, convinto di fare la cosa giusta mentre fa quella sbagliata.
Karen Page e il bacio con Matt
Karen Page, nel frattempo, è tornata — e Deborah Ann Woll sembra finalmente liberata dal ruolo di eterno personaggio in pericolo. Più dura, più coinvolta nell'azione, fisicamente presente nelle scene di combattimento e strategicamente centrale nella trama. Il bacio con Matt, nella base operativa, conferma che i due sono una coppia: con tutto ciò che questo comporta in termini narrativi. Più cose da perdere. Più motivazioni per sbagliare. Più dinamite sotto il pavimento. “È qui che Daredevil: Rinascita stagione 2 mostra cosa vuole diventare davvero: una serie politica mascherata da crime.”
La Squadra Anti-Vigilanti: polizia, violenza e immigrati
Uno degli elementi più potenti — e più scomodi — dell'episodio riguarda la Squadra Anti-Vigilanti di Fisk in azione. Non stiamo parlando di agenti di polizia che inseguono supereroi in costume: stiamo parlando di uomini mal addestrati che usano la violenza e l'intimidazione sistematica contro la gente comune, in particolare contro gli immigrati. La serie non lo dice in modo didattico, non lo spiega con un monologo: lo mostra, con quella secchezza visiva che è la sua cifra stilistica migliore.
L'agente Powell — interpretato da Hamish Allan-Headley con una presenza scenica da tenere d'occhio — guida un'unità che è più squadra punitiva che forza dell'ordine. Le tattiche ricordano in modo inquietante certi scenari contemporanei di abuso istituzionalizzato. Daredevil: Rinascita è una serie per adulti che non ha paura di sporcarsi le mani con il presente, e questa stagione, almeno a giudicare dal primo episodio, sembra intenzionata ad alzare ulteriormente l'asticella.
La squadra rintraccia il capitano della Northern Star, lo interroga con metodi brutali, e Buck — il freddo braccio destro di Fisk interpretato da Arty Froushan, inquietante anche quando non parla — lo elimina con un barlume di rimorso che non basta a farlo sembrare umano. Il primo ufficiale è ancora in circolazione. Il gioco è aperto.
La CIA entra in partita: Valentina Allegra de Fontaine
La novità narrativa più intrigante dell'episodio è l'ingresso della CIA nella partita. Le armi sulla Northern Star non erano destinate solo alla Squadra Anti-Vigilanti di Fisk: erano parte di un accordo con la Contessa Valentina Allegra de Fontaine, direttrice della CIA, che usa il Kingpin come strumento in un gioco geopolitico molto più grande. A fare da tramite è il signor Charles, agente dall'aria anonima e dai modi glaciali, interpretato da Matthew Lillard con quel gusto per il personaggio detestabilmente elegante che sta diventando il suo marchio nel cinema e nella televisione americana degli ultimi anni. Ogni volta che compare, l'aria si abbassa di qualche grado.
L'introduzione di questa dimensione — il crimine organizzato come braccio operativo dell'intelligence americana — eleva immediatamente le ambizioni della stagione. Anche per questo primo episodio di Daredevil: Rinascita 2 non è solo introduzione, ma dichiarazione di intenti. Non si tratta più solo di un vigilante contro un sindaco corrotto: c'è qualcuno sopra Fisk, qualcuno che lo tiene al guinzaglio credendosi al sicuro. È la struttura classica del noir politico, da L.A. Confidential a The Wire, e Daredevil la maneggia con la giusta dose di understatement. Quando il procuratore generale prova a mettere i bastoni tra le ruote a Fisk, arriva una telefonata della De Fontaine a rimettere tutto a posto. Il potere reale non si vede. Agisce per interposta persona. E sorride.
Jessica Jones compare di passaggio — nominata da Karen come la fonte che ha recuperato il registro della nave — e il suo ingresso vero nella stagione è già annunciato. Speriamo che il personaggio trovi più spazio di quanto questo episodio pilota lasci presagire.
Banquo è tornato: la psicologia infranta della dottoressa Glenn
Una delle scene più originali e riuscite dell'episodio riguarda la dottoressa Heather Glenn — Margarita Levieva, bravissima — alle prese con la valutazione psicologica di Jack Duquesne, alias lo Spadaccino, interpretato da Tony Dalton con quella sua consueta eleganza minacciosa. Lo strumento è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, il celebre MMPI: il test di personalità usato in ambito forense per valutare la struttura caratteriale dell'imputato, quello citato dai Bluvertigo in Fuori dal tempo — «ti piacciono le riviste di meccanica?» — che chi ha una certa età ricorda come la più inquietante delle domande apparentemente innocue.
Il problema è che Heather è perseguitata dal fantasma del serial killer Muse, che per poco non l'aveva uccisa nella prima stagione. Uno spettro potente quanto Banquo per Macbeth — e altrettanto ingombrante, altrettanto capace di fare a pezzi la lucidità di chi dovrebbe essere garante di obiettività. Sicché, dopo una schidionata di shot di Vodka Grey Goose, la dottoressa falsifica il profilo psicologico di Duquesne, attribuendogli risposte che non ha mai dato. Compresa la perla clinica secondo cui l'imputato avrebbe dichiarato di essere posseduto da spiriti malvagi.
È un momento di scrittura acuta, che dice qualcosa di preciso: il sistema di giustizia non viene minato solo dalla corruzione di Fisk, ma anche dai traumi irrisolti di chi quel sistema dovrebbe sostenere. Nessuno è pulito. Nessuno è al sicuro da sé stesso. E forse è proprio questo il tema profondo della stagione: non il conflitto tra bene e male, ma la fragilità di chi si trova dal lato teoricamente giusto della barricata.
Cherry, Bullseye e l'alleanza impossibile
La sequenza finale dell'episodio è quella che rimane di più. La Squadra Anti-Vigilanti irrompe nell'appartamento di Cherry — l'ex detective del NYPD interpretato da Clark Johnson, informatore e alleato di Matt — e inizia una sessione di torture senza troppi convenevoli. Daredevil interviene, elimina gli agenti, ma Cherry ha un attacco cardiaco. Il battito accelerato sopraffà i sensi iper-sviluppati di Matt, scatenando flashback della morte di Foggy Nelson — la perdita che ha rimesso in moto tutto nella prima stagione. Distratto, vulnerabile, sopraffatto. Gli agenti rimasti lo immobilizzano. Lo smascherano. Per un istante, Matt Murdock e Daredevil sono la stessa persona davanti a testimoni armati.
Poi arriva Bullseye. Benjamin Poindexter — Wilson Bethel, che in questa stagione promette un ruolo molto più centrale — elimina gli agenti e sparisce. Ha salvato il suo arcinemico. Perché? Con quali fini? Collaborare con Frank Castle, il Punitore, che uccide ma ha un codice, è una cosa. Collaborare con Bullseye — un assassino che trae piacere dalla morte, senza codice, senza confini — è un'altra. È il tipo di alleanza che in Breaking Bad avrebbe chiamato «un problema per il futuro». E sappiamo tutti come è andata. La risposta è incisa su un coltello: «”Yo’re Welcome (Una risposta a un ringraziamento non detto. Prego, figurati, non c’è di che, era un piacere. È forse la cosa più sinistra che potesse scrivere — perché quando un assassino ti dice che non devi ringraziarlo, è il momento esatto in cui dovresti cominciare ad avere paura
Le note di una città che non dorme
La colonna sonora del primo episodio è un personaggio a sé. Il tema originale di Daredevil — composto da John Paesano e Braden Kimball, registrato dalla Vienna Synchron Orchestra — torna a scandire l'azione con quella sua consueta solennità cupa, ma è la selezione musicale a rivelare la vera personalità della stagione. Si passa dal soul nervoso dei The James Hunter Six con Whatever It Takes all'hip-hop percussivo di Joey Valence & Brae in Hooligang, dal reggae duro e senza sconti di Bad Boys degli Inner Circle — sì, la stessa canzone della serie televisiva americana COPS, scelta non casuale in un episodio che parla di polizia corrotta — fino alla Violin Partita No. 2 in D Minor, BWV 1004 di Bach nell'arrangiamento di Marco Rizzi, che porta nell'azione una malinconia classica quasi fuori tempo massimo, e che è esattamente il punto.
Particolarmente riuscita la scelta di Prosopa Byzantina di Michalis Terzis: la canzone greca accompagna la scena in cui uno dei due marinai ciprioti — quelli che su ordine di Kingpin hanno affondato la NorthStar e che ora la Squadra Anti-Vigilanti sta braccando — cerca rifugio in un locale, L'Aegean Garden.. La musica non è decorazione: è geografia, identità, il suono di un mondo che esiste nell'ombra di New York e che Fisk non controlla ancora del tutto. O almeno crede. Ma è la chiusura a lasciare il segno. Sui titoli di coda scende Gee Whiz, Look at His Eyes di Carla Thomas — 1961, Memphis, soul adolescenziale d'altri tempi, la voce di una diciassettenne innamorata persa negli occhi di qualcuno. Un contrasto straniante e perfetto: l'episodio finisce con un coltello inciso e una città in mano a un criminale, e la colonna sonora risponde con una ballata innocente su uno sguardo che fa battere il cuore. È il tipo di scelta musicale che trasforma una semplice chiusura in un commento — sulla fragilità, sull'innocenza perduta, su tutto ciò che Hell's Kitchen non è più da un pezzo
Se fosse un cocktail
Se il primo episodio della seconda stagione di Daredevil: Rinascita fosse un cocktail, la base non potrebbe che essere l'ouzo — distillato nazionale greco, prodotto esclusivamente in Grecia e a Cipro, le stesse terre da cui provengono i marinai della NorthStar. Anice, finocchio, cardamomo, cannella, mastice: un profilo aromatico complesso, quasi indecifrabile al primo sorso, che nasconde una gradazione alcolica tra i 40 e i 50 gradi. Esattamente come l'episodio: in superficie sembra un racconto di supereroi, sotto c'è qualcosa di molto più corrosivo.
All'ouzo si aggiungerebbero: un dito di bitter nero, per la corruzione istituzionale che permea ogni scena; qualche goccia di succo di limone, per quella vena di ironia caustica che la serie non abbandona mai del tutto; e — dettaglio fondamentale — un goccio d'acqua. Perché l'ouzo con l'acqua cambia colore: da trasparente diventa bianco lattiginoso, torbido, impenetrabile. Come New York sotto Fisk. Come la verità in mano a chi controlla i media. Le cose non sono mai quello che sembrano, e la bevanda te lo dice già nel bicchiere.
Lo chiameremmo Effetto Ouzo, che in chimica descrive esattamente quel momento in cui aggiungendo acqua il liquido si trasforma e non torni più trasparente. Un nome perfetto per una città, e per una stagione televisiva, in cui nessuno è più quello che era
Hell's Kitchen torna a bruciare
Il primo episodio di Daredevil: Rinascita stagione 2 non è perfetto. Certi raccordi nel montaggio dell'azione tradiscono ancora qualche incertezza, e la gestione di alcuni personaggi secondari sembra ancora in cerca di equilibrio. Ma la direzione è inequivocabile: più ambizione, più coraggio narrativo, più volontà di sporcarsi le mani con il presente. Rispetto alla prima stagione, che aveva faticato a trovare il suo centro di gravità, questo episodio sa già dove vuole andare — e ci va senza chiedere permesso.
Un coltello, non una ferita. Un segno che rimane. Come tutto ciò che questa stagione ha già messo in moto con una sola ora di televisione.