Dolly Parton compie 80 anni, da Jolene a 9 to 5: le canzoni che hanno fatto la storia

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Il 19 gennaio 1946 l'artista nasceva nella piccola cittadina di Pittman Center, nel Tennessee, Stati Uniti meridionali. Origini umilissime, successo sconfinato, estetica aggressiva, ironia e leggerezza: è forse tra le artiste che più incarnano l’American dream. Ecco i suoi brani più significativi

La regina della musica country, la ragazza delle Smoky Mountains, una delle bionde (non naturali) più famose di sempre. Dolly Parton spegne 80 candeline: nasceva il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel Tennesse, lo Stato di cui molte volte ha cantato nella sua carriera. Quarta di dodici fratelli, cresce in una famiglia profondamente religiosa e senza molti soldi. Coltiva il sogno di diventare famosa fin da bambina, quando già cantava tra chiesa e media locali, con l’ambizione di sbancare nella mecca del country, Nashville. Desiderio che poi si è esaudito, portandola a essere l’unica artista nel suo genere a conquistare la prima posizione nelle classifiche Usa in quattro decenni diversi: Dolly Parton è tra le artiste che più incarnano l’American dream. Fortissimo accento del Sud, lacca, trucco pesanti e lustrini inclusi. Da Jolene a 9 to 5 e I Will Always Love You, ecco le sue canzoni che hanno fatto la storia, specie tra gli anni '70 e '80.

Coat of Many Colors (1971)

Attiva già da tempo, con discreto successo, nel 1971 Dolly Parton lancia il suo ottavo album, Coat of Many Colors. La canzone che gli dà il titolo è una di quelle di cui la cantante "va più fiera". Parla di quando la madre, non avendo abbastanza soldi per comprarle un cappotto nuovo, gliene cucì uno con pezzi di stoffa di colori diversi, ricordandole che anche Giuseppe, nella Bibbia, indossò una tunica di più colori. Resta uno dei testi più personali nella sua discografia, addentrandosi anche in ricordi spiacevoli. "So with patches on my britches / And holes in both my shoes / In my coat of many colors / I hurried off to school / Just to find the others laughing / And are making fun of me / In my coat of many colors / My mama made for me", è un passaggio del brano. E cioé: "Con toppe sui miei pantaloni / E buchi in tutte e due le scarpe / Nel mio cappotto dai tanti colori / Corsi via a scuola / Solo per vedere gli altri ridere / E si prendevano gioco di me / Nel cappotto dai tanti colori / Che mamma aveva cucito per me".

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Jolene (1973)

Parton esplode nel 1973. È l’anno in cui esce Jolene, la title-track del suo 13esimo album, e uno dei brani più famosi di sempre. È la struggente, e vulnerabile, supplica che rivolge a una bellissima donna - "ciocche fiammeggianti di capelli ramati, pelle d’avorio e occhi verde smeraldo" - di lasciarle il suo compagno. "Jolene (Jolene), Jolene (Jolene), Jolene, Jolene, I'm begging of you, please don't take my man. Jolene (Jolene), Jolene (Jolene), Jolene, Jolene. Please don't take him just because you can: Jolene, ti imploro, per favore non prendere il mio uomo. Jolene, per favore non prenderlo solo perché puoi". Parton scrisse la canzone pensando all’impiegata di una banca che “dava un sacco di attenzioni” a suo marito, Carl Dean (morto il 3 marzo 2025). "Lei aveva tutto quello che a me mancava, come le gambe - era alta circa un metro e ottanta. E aveva tutte quelle caratteristiche che una piccola e minuta ragazza di campagna come me non ha", ha spiegato la cantante a NPR nel 2008. Il nome Jolene è invece preso in prestito da una piccola fan, di appena 8 anni, da cui Parton rimase affascinata durante un suo show. Innumerevoli le cover, tra cui anche quella dei Måneskin.

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I Will Always Love You (1974)

Whitney Houston conquistò il mondo con I Will Always Love You, colonna sonora di Guardia del corpo, film del 1992 in cui recitò con Kevin Costner. A scrivere il brano, e a interpretarlo anni prima, era stata Dolly Parton, in una versione più intima, meno teatrale e chiaramente più country, pubblicata con l'album Jolene. Nessuna gelosia tra grandi artiste: Parton ha sempre parlato con grandissimo rispetto e ammirazione della cover. "E ci ho fatto anche un sacco di soldi, Whitney può anche prendersi il merito", diceva nel 2016 ad Access Hollywood.

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Here You Come Again (1977)

La fine di una relazione, la ripresa, poi il pericolo che si riaccende: l'ex è tornato. Una dinamica semplice, tra le più comuni al mondo. È quella che Dolly Parton canta in Here You Come Again, 1977. Testo incisivo fin dalla prima strofa: "Here you come again / Just when I've begun to get myself together / You waltz right in the door, just like you've done before / And wrap my heart 'round your little finger" ("Ed eccoti di nuovo qui / Proprio quando avevo iniziato a riprendermi / Entri dalla porta come se fosse nulla, proprio come hai già fatto / E avvolgi il mio cuore intorno al tuo mignolo". Here You Come Again è considerato uno dei primi brani in cui Parton ha messo in luce la sua capacità di spostarsi tra country e pop.

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9 to 5 (1980)

Nel 1980 Parton recita in Dalle 9 alle 5... Orario continuato di Colin Higgins, al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin. Parla di donne che lavorano in ufficio, per una bassa paga e condizioni più svantaggiose dei propri colleghi uomini. La traccia principale della colonna sonora è affidata alla stessa Parton, e ha lo stesso titolo del film: 9 to 5, a riprendere il classico turno di 8 ore "da ufficio", dalle 9 di mattina alle 17. Diventa un inno femminista, mantenendo però la leggerezza che contraddistingue tutta la carriera della sua autrice. Il ritornello: "Workin' nine to five, what a way to make a livin' / Barely gettin' by, it's all takin' and no givin / They just use your mind and they never give you credit / It's enough to drive you crazy if you let it / Nine to five, for service and devotion / You would think that I would deserve a fair promotion / Want to move ahead but the boss won't seem to let me / I swear sometimes that man is out to get me". La traduzione: "Lavorando dalle 9 alle 5, che modo di guadagnarsi da vivere / Si tira avanti a stento, è solo prendere e mai dare / Usano solo la tua testa, ma non ti danno mai il merito / È abbastanza da farti impazzire, se glielo permetti / Dalle nove alle cinque, tra servizio e devozione / Verrebbe da pensare che meriti una promozione giusta / Vorrei andare avanti, ma il capo non sembra permettermelo / Giuro che a volte sembra che ce l’abbia con me".

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Islands in the Stream featuring Kenny Rogers (1983)

Verso l'inizio degli anni '80, i Bee Gees confezionano una canzone pensando a Marvin Gaye. Le cose non vanno come previsto e il brano prende una strada completamente diversa, finendo sul tavolo di Kenny Rogers, che chiama Parton a cantarlo con lui. Così, nel 1983 esce Islands in the Stream, tra i maggiori successi della storia americana all'intersezione tra pop e country, dove la chimica tra i due artisti - uniti da una grande amicizia nella vita - è la vera protagonista. "Islands in the stream / That is what we are / No one in between / How can we be wrong? / Sail away with me / To another world", cantano nel ritornello. E cioè: "Isole nella corrente / È quello che siamo / Nessuno in mezzo / Come possiamo sbagliaci? / Salpa via con me / Verso un altro mondo".

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