Sanremo 2026, Tullio De Piscopo: "Mia madre aveva intuito il successo di Andamento Lento"
Musica ©GettyIl primo impatto del batterista napoletano con la Sala Stampa dell'Ariston è con un applauso per i suoi 80 anni che ha compiuto martedì scorso, la prima serata di Sanremo 2026. Quindi il taglio della torta e un viaggio nei suoi ricordi compresa la partecipazione al Festival nella serata dei duetti con LDA e Aka 7Even. INTERVISTA
Lo scorso 24 febbraio Tullio De Piscopo ha compiuto 80 anni. Un traguardo che non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un anno straordinario, ricco di note, celebrazioni e nuovi progetti, che confermano il ruolo centrale dell’artista napoletano nella storia della musica italiana e internazionale. Un anniversario che si intreccia in modo sorprendente con la sua partecipazione al Festival di Sanremo (LO SPECIALE) insieme a LDA e AKA 7EVEN per eseguire Andamento Lento, il suo brano-manifesto che ha segnato un’epoca e che, ancora oggi, attraversa generazioni e linguaggi musicali diversi. Andamento Lento debuttò, in un altro 24 febbraio, quello del 1988 proprio al Festival di Sanremo. Se si considera che Sanremo 2026 ha preso il via esattamente nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Tullio De Piscopo possiamo dire che un cerchio che si chiude e, allo stesso tempo, si rinnova nel segno del ritmo.
Tullio come è stato salire sul palco dell'Ariston con LDA e Aka 7Even per raccontare Andamento Lento?
Una grande emozione, ho trovato in loro serietà, professionalità, freschezza; io ancora insegno all'Accademia a Milano e ai giovani do l'esperienza e loro mi restituiscono il messaggio attraverso i loro occhi.
Ti aspettavi il successo di Andamento Lento?
E' stata una bella sorpresa ritrovarla tra le canzoni più votate, non me l'aspettavo, sono felice per i ragazzi, se lo meritano. E' stato bello tornare qui e trovare grandi cambiamenti dove tutto è diventato piccolo, a Sanremo ci vorrebbero spazi più grandi.
Tu hai 80 anni e in questo 2026 li compiranno anche, tra gli altri, Beppe Carletti, Ellade Bandini e li ha appena fatti Franz Di Cioccio: avete una marcia più?
Abbiamo seminato tanto, fatto una grande gavetta, quella che manca oggi ai giovani. La grande palestra è stata il night club che sono le discoteche di adesso solo che si suonava dal vivo. La questione oggi è dove i giovani vanno a suonare: studiano e sono bravi ma non ci sono spazi. Ci vuole una legge. Noi facevamo le jam session, e questo manca, come l'esperienza, la forza e il venire fuori al momento giusto.
La tua partecipazione all'Ariston è stata anche un tributo alle tue origini.
Non mi aspettavo il successo di ieri sera e lo voglio condividere con Pino Daniele, James Senese Joe Amoruso e tanti altri che sono sempre nei miei pensieri e nel mio cuore. Non sapevamo che stavamo scrivendo pagine di storia, noi non pensavamo ai soldi ma a fare musica.
Mi racconti il tuo incontro con Astor Piazzolla?
A Milano c'era una figura chiama convocatore che a sua volta era chiamato dalle case discografica: servono violini, viole, flauti, contrabbassi e ti chiamano. Il convocatore mi ha chiesto disponibilità il 22 e 23 aprile ma non mi ha detto per chi devo suonare e cosa: era una avventura, non sapevi mai nulla, né lo stile né la musica richiesta.
E tu cosa hai fatto?
Ho chiesto se dovevo portare le solite cose o una percussione particolare. Su mia insistenza mi hanno detto che mi voleva un fisarmonicista, un certo Astor Piazzolla. Io non lo conosco, vado con due bacchette e il pedale. Chiedo informazioni a Marco Ratti che mi guarda e dice: Astor Piazzolla non suona la fisarmonica ma il bandoneon, è uno dei più grandi del Novecento e nessuno mai come lui la ha suonato. La sua fama dice che se non hai feeling vai a casa.
Sei andato con un po' di agitazione, suppongo.
Il giorno 22 c'era una orchestra sconosciuta. Oggi ognuno suona a casa sua. Arriva il maestro, che emozione, con una cassettina di legna con gli adesivi dei grandi alberghi dove aveva soggiornato e dentro custodiva il bandoneon. Io ho guardato la cartella della batteria, c'era scritto poco, non esiste la batteria nel tango, mi ha detto, solo piccole percussioni.
Quindi che accade?
Lui apre la scatola di legno, tira fuori il bandoneon e attacca a suonare, io mi faccio dare le cuffie dal tecnico, entro in cabina e attacco il groove che tutto il mondo conosce, dopo quattro battute mi fermo e lui mi dice questo è il nuevo tango ed è nato così Libertango. Poi con lui ho fatto un tour tour nel mondo e dieci album.
Infine raccontami il trionfo di Andamento Lento.
Nasce nel 1988, mi chiedono un pezzo per Sanremo, io non lo ho, ma troviamo collaboratori straordinari. L'autore allunga le parole e io volevo il mio ritmo, non andò bene, 36 ore prima della consegna non avevamo il testo, mancava pure il boom boom. Io dovevo arrivare a un appuntamento, il taxi era ritardo e il tassista mi disse che a Roma è tutto un andamento lento. Subito mi è rimasto in testa quel concetto. Gli chiedo che cambio meta e quanto vuole per portarmi a Napoli. Mi dice quattro piotti: io lo guardo strano e mi spiega che sono 400mila lire. Andiamo a Napoli e siamo andati, col tassista, a farci una pizza da Marino a Santa Lucia, poi salgo dalla mamma.
E lei?
Gli faccio sentire il pezzo e mi dice che mi darà soddisfazione!