These Must Be The Places, l’atlante oscuro dei luoghi maledetti e delle tragedie del rock
Musica
Dopo il suo libro in salsa rock e occulto "La maledizione del Dakota. Rosemary's Baby, Cielo Drive, John Lennon e altri fatti oscuri", la giornalista e scrittice Camilla Sernagiotto torna a esplorare i luoghi iconici e maledetti della musica: dagli Stati Uniti all’Europa, fino a un’Italia carica di suggestioni esoteriche e tragiche coincidenze, è uscito in libreria "These must be the places. Atlante oscuro del rock"
Ci sono luoghi che la musica non ha semplicemente attraversato: li ha trasformati. Case, hotel, studi di registrazione, incroci stradali e palchi diventano, nel tempo, più che scenari. Diventano dispositivi di memoria collettiva, punti in cui biografie individuali e immaginario pop si sovrappongono fino a confondersi.
È su questa idea che si costruisce These Must Be The Places. Atlante oscuro del rock, il nuovo libro della giornalista e scrittrice Camilla Sernagiotto pubblicato da Arcana Edizioni. Un’opera che prosegue e amplia un percorso narrativo già avviato con La maledizione del Dakota. Rosemary's Baby, Cielo Drive, John Lennon e altri fatti oscuri, il libro dedicato alle vicende legate al celebre Dakota Building di New York — residenza di John Lennon e di molte altre icone dello spettacolo — e da cui è stato tratto anche l’omonimo podcast.
Dal Dakota a una mappa globale del mito rock
Se La maledizione del Dakota concentrava lo sguardo su un unico edificio simbolico, il nuovo lavoro allarga la prospettiva fino a costruire una vera e propria cartografia internazionale del rock.
Il punto di partenza resta lo stesso: i luoghi non sono neutri. Il Dakota Building, con la sua storia segnata dall’omicidio di John Lennon, è l’esempio più evidente di come uno spazio possa diventare icona culturale globale, stratificandosi come simbolo di mito e tragedia.
Da lì, il libro si espande in una rete di coordinate che attraversa Stati Uniti, Regno Unito ed Europa, fino a un’ampia sezione italiana che assume un ruolo tutt’altro che marginale.
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Stati Uniti: il laboratorio del mito e della disillusione
La sezione americana di These Must Be The Places di Sernagiotto attraversa i grandi luoghi della controcultura e delle sue derive.
La California di Charles Manson, tra Spahn Ranch e 10050 Cielo Drive, rappresentano il lato oscuro del sogno hippie, mentre motel, ville isolate e luoghi di morte improvvisa costruiscono una geografia della rottura.
Accanto a questo immaginario, il sud degli Stati Uniti riporta alle origini del blues: il Mississippi, gli incroci leggendari come quello in cui leggenda vuole che il chitarrista Robert Johnson abbia venduto l'anima al diavolo, e una tradizione musicale in cui il confine tra storia e mito è da sempre poroso.
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Europa: tra memoria musicale e luoghi simbolici
Nel Regno Unito, il racconto si muove tra case private e spazi diventati iconici: dalle abitazioni di Amy Winehouse e Ian Curtis agli Abbey Road Studios, fino ai luoghi legati alla memoria collettiva della musica britannica.
L’Europa continentale aggiunge ulteriori stratificazioni, con luoghi segnati da eventi traumatici e simbolici come il Bataclan, dove la dimensione musicale si intreccia con quella della vulnerabilità contemporanea.
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L’Italia tra occulto, musica e coincidenze del destino
Una delle sezioni più sorprendenti del volume These Must Be The Places - Atlante oscuro del rock è dedicata all’Italia, che emerge come territorio carico di suggestioni esoteriche, culturali e musicali.
Tra i luoghi raccontati spicca l’Abbazia di Thelema a Cefalù, legata all’occultista britannico Aleister Crowley, figura che ha esercitato una lunga influenza nell’immaginario della cultura rock occidentale, richiamata e rielaborata da artisti e band come i Led Zeppelin e i Beatles, fino a diventare parte del lessico simbolico della controcultura.
Il viaggio italiano si sposta poi su Roma, dove gli incroci stradali diventano luoghi di memoria popolare e musicale: quello associato alla tragica fine di Rino Gaetano e quello legato al destino tragico, assurdo e beffardo di Fred Buscaglione, due figure profondamente diverse ma unite da una narrazione che ha trasformato la strada in sangue e il caso in mito.
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Artisti come presenze che abitano i luoghi
Nel libro, le grandi icone del rock non sono trattate come semplici biografie lineari.
Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Layne Staley, Amy Winehouse, Ian Curtis ed Euronymous emergono come presenze diffuse nei luoghi che li hanno attraversati o definiti. Non sono soltanto nomi nella storia della musica, ma tracce che continuano a risuonare negli spazi che li hanno visti vivere o scomparire.
Strade, incroci e destino
Un ruolo centrale è affidato alla “strada”, intesa come spazio simbolico prima ancora che geografico.
Autostrade americane, incroci italiani e punti di passaggio diventano luoghi in cui la musica incontra la casualità degli eventi e la trasforma in narrazione collettiva. Qui il rock si lega in modo definitivo all’idea di destino: ciò che accade non è mai soltanto accaduto, ma entra a far parte di una mitologia condivisa.
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Un atlante che continua a espandere il mito
These Must Be The Places - Atlante oscuro del rock di Camilla Sernagiotto si inserisce così in un percorso di scrittura che unisce giornalismo culturale, narrazione e geografia simbolica.
Se La maledizione del Dakota aveva concentrato lo sguardo su un singolo luogo diventato emblema della cultura pop e delle sue ombre, questo nuovo lavoro amplia il campo fino a restituire un atlante globale in cui il rock non è soltanto musica, ma una rete di spazi, memorie e ossessioni che continuano a interrogare il presente.