Todd Haynes compie 65 anni, da “Velvet Goldmine” a “May December”: tutti i suoi film

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Il 2 gennaio 1961 nasceva a Los Angeles quello che sarebbe diventato uno dei registi più influenti per il cinema indipendente americano dagli anni '90 in poi. Dagli esordi al sodalizio con Julianne Moore, dal racconto delle grandi rockstar alla borghesia americana, ecco le sue opere

Todd Haynes compie 65 anni: il regista nasceva a Los Angeles, Stati Uniti, il 2 gennaio 1961. Laureato in arti e semiotica alla Brown University di Providence, Rhode Island, inizia a farsi conoscere durante gli anni del suo master in belle arti al Bard College, quando dirige il cortometraggio Superstar: The Karen Carpenter Story, dove dà prova della sua creatività raccontando la vita della cantante Karen Carpenter (la voce dei The Carpenter Brothers, insieme al fratello Richard) utilizzando delle Barbie invece che degli attori. Poco dopo sarebbe iniziato il percorso che lo ha reso uno dei nomi fondanti del New Queer Cinema, movimento indipendente che ha cambiato il modo di rappresentare la comunità LGBTQIA+ sul grande schermo. Da Poison a Velvet Goldmine, fino al più recente May December, ultima tappa del sodalizio artistico con Julianne Moore, ecco i suoi film più famosi.

Superstar: The Karen Carpenter Story (1987)

Oggi trovare Superstar: The Karen Carpenter Story non è semplice. La famiglia Carpenter vinse una causa legale contro Haynes per una questione di diritti musicali e per avere rappresentato in modo poco lusinghiero Richard Carpenter. La pellicola fu quindi ritirata dalla distribuzione, diventando una sorta di cult. Haynes diede spazio alla lotta della protagonista contro i disturbi alimentari. La bambola che la impersonificava diventa sempre più magra durante il film: Haynes utilizzò un coltello per scavarne progressivamente il corpo e il volto. 

Poison (1991)

Il primo lungometraggio di Haynes arriva nel 1991. Poison si ispira a tre romanzi dello scrittore francese Jean Genet - Diario del ladro, Il miracolo della rosa e Notre Dame des Fleurs – ed è quindi costruito come una sorta di trittico di tre racconti: Hero, Horror e Homo, che vanno tutti a scavare nella percezione dell’epoca dell’omosessualità come un qualcosa di deviato rispetto alla norma. Vinse il Grand Jury Prize al Sundance Film Festival e viene spesso citato dalla critica come una delle opere fondamentali per la nascita del New Queer Cinema. In Italia uscì solamente in DVD molti anni dopo, nel 2005.

Safe (1995)

Haynes si sposta verso la critica della società borghese e patriarcale in Safe, 1995, che vede anche Julianne Moore nel suo primo ruolo da protagonista. Qui veste i panni di Carol White, casalinga della zona della San Fernando Valley di Los Angeles, la stessa dove nacque il regista (nel quartiere di Encino), che sviluppa una serie di strane allergie e altri problemi di salute. Si scoprirà che sono causati da un’esistenza che le sta stretta, quella della realtà suburbana. White decide così di scappare nel New Mexico, dove si affida alle cure di una sorta di guru di una comunità New Age. C’è chi ha letto nella malattia della protagonista dei paragoni con l’AIDS.

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Velvet Goldmine (1998)

Titolo chiave dell’opera di Haynes è Velvet Goldmine, 1998. Caotica ricostruzione dell’epoca del glam rock londinese degli anni ’70, è ispirato a David Bowie, Iggy Pop e Lou Reed, di cui si serve per mettere in piedi un viaggio alla scoperta dei concetti di genere, identità e libertà sessuale: famose sono ad esempio le scene che riprendono le voci di una storia d’amore clandestina tra Bowie e Reed. È considerato ormai un classico del cinema pop degli anni ’90. Ha vinto il premio per la Miglior Contribuzione Artistica al Festival di Cannes del 1998. Stellare il cast, dove recitano dei giovani Christian Bale, Ewan McGregor, Jonathan Rhys Meyers e Toni Collette.

Lontano dal paradiso (2002)

Nel 2002 Haynes presenta alla Mostra del Cinema di Venezia Lontano dal paradiso, dove torna a lavorare con Julianne Moore (che vincerà la Coppa Volpi). Anche in questo film è di nuovo una casalinga, Cathy Whittaker, questa volta del Connecticut, la cui tranquilla esistenza va in crisi quando scopre che il marito (Dennis Quaid) è gay. La pellicola è un omaggio al cinema di Douglas Sirk, di cui riprende tecniche, stile e filoni narrativi, pur aggiornandoli e introducendo tematiche come l’omosessualità e componenti razziali (nell’amicizia tra Cathy e la sua governante Sybyl, con il volto di Viola Davis). Ricevette quattro nomination agli Oscar (miglior attrice protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior colonna sonora per Elmer Bernstein e miglior fotografia per Edward Lachman). Un traguardo non indifferente per un film indipendente.

Io non sono qui (2007)

Io non sono qui, 2007, è un’altra incursione nel mondo della musica. Haynes racconta la vita di Bob Dylan, affidando però la narrazione a vari personaggi di fantasia, interpretati da Richard Gere, Christian Bale, Heath Ledger, Ben Whishaw, Marcus Carl Franklin e Cate Blanchett. Per il regista fu una nuova tappa in Laguna: il film vinse il Grand Jury Prize alla Mostra del Cinema di Venezia, Blanchett la Coppa Volpi.

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Mildred Pierce (2011)

Nel 2011 arriva la prima esperienza televisiva di Haynes, che per HBO firma Mildred Pierce, miniserie storica di enorme successo con Kate Winslet a guidare il cast. La trama prende le mosse dall’omonimo romanzo del 1941 dell’autore americano James Mallahan Cain, ambientato durante gli anni della Grande Depressione. Mildred (Winslet) è una donna divorziata che cerca di mantenersi aprendo un ristorante e che lotta per ottenere il rispetto che sente di meritare da parte della figlia maggiore (Evan Rachel Wood), mentre nasce una nuova storia d’amore. Ha ottenuto 21 nomination agli Emmy Awards, tra cui quelle – vinte – per la miglior attrice protagonista per Winslet e per il miglior attore non protagonista per Guy Pearce.

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Carol (2015)

Quattro anni dopo, Haynes torna al cinema (e a Cannes) con Carol, reinterpretando il romanzo The Price of Salt di Patricia Highsmith, del 1952. È la storia d’amore tra due donne nella New York degli anni ’50, Theresa Belivet (Rooney Mara) e Carol Aird (Cate Blanchett). Mara ha vinto a Cannes come miglior attrice protagonista.

La stanza delle meraviglie (2017)

Nel 2017 esce nelle sale La stanza delle meraviglie (Wonderstruck), ispirato all’omonimo romanzo di Brian Selznick, che ha anche partecipato al film scrivendone la sceneggiatura. Dentro ci sono le storie, di cui una in bianco e nero, di due bambini sordi, ambientate a 50 anni di distanza l’una dall’altra, ma collegate. La prima è quella della piccola Rose, che negli anni ’20 fugge dalla casa del padre per mettersi alla ricerca della madre, mentre la seconda è quella dell’orfano Ben, che negli anni ’70, scappa da casa per trovare suo padre. Nel cast ecco di nuovo Julianne Moore, insieme a Michelle Williams, Oakes Fegley e Millicent Simmonds.

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Cattive acque (2019)

Nel 2019 è il turno di Cattive acque (Dark Waters), cambio di stile e di paradigma per Haynes, che qui si concentra sulla causa legale dell’avvocato ambientale Robert Billot (Mark Ruffalo) contro il gigante chimico DuPont, che per anni aveva inquinato le acque di Ohio e West Virginia con i propri scarti produttivi. Basato sull’articolo del New York Times Magazine del 2016 The Lawyer Who Became DuPont's Worst Nightmare, il film vede nel cast anche Anne Hathaway, Tim Robbinson e Bill Camp.

The Velvet Underground (2021)

A Cannes, nel 2021, viene presentato il primo documentario di Haynes, The Velvet Underground, che segue la storia dell’omonima band, fino alla rottura della formazione originaria: Lou Reed, John Cale, Moe Tucker e Sterling Morrison.

May December (2023)

L’ultima fatica di Haynes è May December, 2023, ispirata da un caso di cronaca che scosse gli Stati Uniti: la storia dell’insegnante Mary Kay Letourneau, che intrecciò una storia con un suo alunno appena 12enne (poi diventato suo marito). I personaggi hanno nomi diversi dalla realtà. L’insegnante è Gracie Atherton-Yoo (Julianne Moore), il bambino-poi compagno adescato è Joe Yoo (Charles Melton). Natalie Portman interpreta Elizabeth Berry, attrice che dovrà interpretare Gracie Atherton e che per questo decide di andare a conoscerla di persona.

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