Massaroni Pianoforti torna con Tempi anomali per un recinto di polli: "Addio comfort zone"

Musica
Camilla Sernagiotto

Camilla Sernagiotto

Chiara Giorgi, ufficio stampa di Massaroni Pianoforti

Il cantautore e accordatore di pianoforti vogherese, voce potente dell'indie italiano, torna con un album intenso e lucido, tra tradizione della canzone d’autore e sonorità contemporanee. Esplora il presente con ironia e spirito critico attraverso undici tracce, sei canzoni e cinque intermezzi, per uscire da quella tana rassicurante che ci protegge ma anche inibisce. Lo fa per raccontare il nostro tempo in maniera incisiva e sincera. L'INTERVISTA

Con Tempi anomali per un recinto di polli, Massaroni Pianoforti segna un nuovo capitolo nella sua carriera. Uscito all'inizio del 2026 per Il Piccio Records, con distribuzione di Audioglobe e The Orchard, il disco raccoglie undici tracce tra canzoni inedite e intermezzi, costruendo un racconto coerente e intenso della nostra epoca.

Accordatore di pianoforti prima ancora che cantautore, Massaroni ha sempre cercato di accordare le sue canzoni come si accorda un pianoforte: talvolta bisogna “scordare” per trovare la miglior armonia. E con quello "scordare", Massaroni si riferisce a entrambi i significati del termine.

Con questo lavoro, l'artista che al secolo è Gianluca Massaroni conferma la sua capacità di trasformare l’esperienza personale in un racconto universale, alternando riflessione sociale, introspezione e ironia. Il “recinto di polli” del titolo diventa metafora della nostra condizione: spazi rassicuranti, ma anche limitanti, dai quali spesso sentiamo il bisogno di uscire.

 

L’album mescola strumenti acustici, archi, cori e sonorità elettroniche in modo naturale, grazie anche alla collaborazione con il produttore Andrea “Giamba” Di Giambattista e il fratello Andrea Massaroni alla pre-produzione.

Ogni brano mantiene una forte identità, pur esplorando stili diversi: dal pop-dance agli echi anni ’80/’90, fino a momenti più intimisti e riflessivi. Tra le tracce, spiccano Poveri figli, che ironizza sull’influenza dei media, e Perdersi al centro di Bologna, omaggio alla città e alla sua cultura (con una vera e propria dichiarazione d'amore a uno dei suoi più grandi idoli, Lucio Dalla), mentre intermezzi stagionali scandiscono il tempo con un tocco originale e narrativo.

 

L’uscita in copia fisica e la distribuzione a pagamento solo su piattaforme digitali selezionate riflettono la scelta dell’artista di dare valore al proprio lavoro in un contesto musicale sempre più dominato dalla gratuità. È un invito a chi ascolta a considerare la musica come un atto consapevole, non solo come consumo immediato.

 

In questo senso, Tempi anomali per un recinto di polli rappresenta un equilibrio tra rigore artistico, innovazione e capacità di osservazione della società, confermando Massaroni Pianoforti come uno dei cantautori più personali e coerenti del panorama contemporaneo.

Ne abbiamo parlato con l’artista, traccia per traccia e scelta per scelta, nel dettaglio del nuovo album Tempi anomali per un recinto di polli e delle sue scelte creative.

Il titolo "Tempi anomali per un recinto di polli" è molto evocativo: qual è il significato dietro questa metafora e come si riflette nelle tue canzoni?

È una frase che racchiude gli ultimi due anni della mia vita. Questo disco è una specie di fuga, non tanto per scappare da me stesso quanto per raggiungermi davvero. È stato il modo per uscire dalla mia comfort zone, da quella situazione in cui, nonostante tutto, si tira avanti e ci si sente autorizzati a giudicare il mondo restando nella propria piccola aia.

 

Hai parlato di voler uscire dalla tua comfort zone con questo disco. Quali sfide creative hai affrontato e cosa ti ha spinto a intraprendere questo cambiamento?

Non è nemmeno detto che ne sia uscito del tutto. Il mio modo di scrivere, molto legato ai cantautori degli anni Sessanta, ce l’ho nel DNA. Però artisticamente qualcosa è cambiato: ho lavorato con un nuovo produttore e gli ho affidato completamente i brani. Io ho una vena molto classica, lui invece ha una sensibilità più pop e contemporanea. È stato come dare alle mie canzoni un vestito nuovo, più vicino al suono di oggi.

 

L’album alterna sei canzoni inedite a cinque intermezzi: che ruolo hanno questi intermezzi nel ritmo e nella narrazione del disco?

Sono tasselli molto identificativi. Il disco parte con Poveri figli e con questo mondo di opinionisti e personaggi mediatici che parlano, gridano, commentano tutto. Non riguarda solo la televisione, ma anche radio e social: spesso chi occupa quegli spazi lo fa per vanità o per tornaconto personale.

 

Poveri figli affronta il tema dell’influenza dei media. Quanto pensi che la musica possa ancora servire come strumento di denuncia sociale oggi?

Credo poco. Può servire a chi la scrive e a chi la ascolta con attenzione, ma non penso che alla maggior parte delle persone interessi davvero. La denuncia non si fa con una canzone: l’arte può semmai smuovere una coscienza. Il problema è che oggi tutto passa attraverso l’economia e la pubblicità. Se non sei un nome forte, difficilmente vieni diffuso.

 

E qual è il tuo rapporto con i social?

Non ci ho mai fatto troppo affidamento. Li ho aperti, chiusi, perfino abbandonati per un periodo. A volte mi sono allontanato anche per proteggere la mia vita privata. Però non si può fingere che non esistano: oggi, se qualcosa diventa grande, succede soprattutto grazie ai social, non certo grazie alle etichette o alla televisione. Io però, per carattere e anche per età, evito certe dinamiche.

 

Brani come Via d’uscita e È solo andare esplorano sonorità diverse. Quanto è importante per te sperimentare?

Molto, ma parto sempre da un principio: la canzone deve stare in piedi da sola. Se funziona così, allora puoi vestirla come vuoi. L’arrangiamento è un valore aggiunto, bellissimo, ma il cuore resta la canzone. Con le persone con cui lavoro cerco sempre un rapporto di fiducia, e quando c’è quella fiducia lascio grande libertà.

 

Quale brano del disco vedresti bene sul palco del Festival di Sanremo?

Forse Poveri figli, oppure È solo andare. Sono brani con un ritornello forte. Non mi dispiacerebbe affatto fare quell’esperienza. Oggi ho più consapevolezza e maturità e non mi vedrei male a confrontarmi con altri artisti.

 

Hai collaborato con tuo fratello Andrea Massaroni e con il produttore Andrea “Giamba” Di Giambattista. Che ruolo hanno avuto nel disco?

Il disco che ho fatto davvero insieme a mio fratello è Maddi, ed è forse il lavoro più bello che abbia realizzato. In questo album invece Andrea ha curato più che altro la pre-produzione, mentre Di Giambattista ha avuto un ruolo centrale: di fatto lo ha risuonato quasi interamente lui.

 

L’album sarà disponibile solo in copia fisica ai concerti e a pagamento su alcune piattaforme digitali. Perché questa scelta?

In parte nasce anche dalla disperazione: le piattaforme gratuite non fanno guadagnare nulla, e produrre musica ha dei costi, che vanno dallo studio agli arrangiamenti fino alla promozione. Oggi alla musica si dà sempre meno valore, è diventata quasi usa e getta. Io ho scelto di farmi seguire da meno persone, ma da chi davvero dà valore a quello che faccio.

 

Durante il tour come presenterai dal vivo queste nuove canzoni?

Ogni concerto è diverso. Spesso cambio veste ai brani, soprattutto quando suono da solo. Ho sei album alle spalle e quando porto in giro questo disco racconto anche il resto del mio percorso. La soddisfazione più grande è quando all’inizio c’è il solito brusio e poi, piano piano, il pubblico si accorge che qualcuno sta dicendo qualcosa che lo riguarda.

 

Progetti per il futuro?

Stiamo già lavorando a un nuovo brano inedito che uscirà tra maggio e giugno. L’obiettivo adesso è far circolare queste canzoni, nei concerti, in radio e sui social. Poi vedremo dove ci porteranno.

 

Dove suonerai prossimamente dal vivo?

Proseguirò il "Solo come un pollo tour", facendo ascoltare le nuove canzoni di Tempi anomali per un recinto di polli ma anche ripescando i pezzi dei miei album precedenti. Le orissime date sono: il 10 marzo al Detune di Milano con l’opening di Zuin; il 13 marzo al Booklet di Salto, Roma, insieme a Costa; il 14 marzo al Barrio di Colleferro con l’opening di Luca Casentini; il 29 aprile a Seregno e il 2 maggio alla Darsena Live Music di Castiglione del Lago.

Approfondimento

Poveri figli, la nuova canzone di Massaroni Pianoforti

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