Notturno, la recensione: un'opera di poesia sul bordo dell'inferno

Cinema

Giuseppe Pastore

Il regista di "Sacro GRA" e "Fuocoammare" realizza un altro documentario esteticamente curatissimo che racconta le conseguenze della guerra in un vastissimo e generico Medio Oriente

Il nuovo lavoro di Gianfranco Rosi (LO SPECIALE FESTIVAL DI VENEZIA - I VIDEO), sette anni dopo Sacro GRA (ambientato a Roma, Leone d'Oro a Venezia 2013) e tre anni dopo Fuocoammare (ambientato a Lampedusa, Orso d'Oro a Berlino 2017), è ambientato in un Medio Oriente che il regista vuole mantenere generico: un cartello a inizio film ci informa che le riprese sono avvenute tra Siria, Libano, Iraq e Kurdistan, ma a un occhio non troppo esperto, a parte qualche esplicito riferimento politico e iconografico, le realtà sembrano perfettamente sovrapponibili. 

approfondimento

Notturno di Gianfranco Rosi al cinema dal 9 settembre

L'appunto principale che era stato mosso al regista romano nelle due opere precedenti - un'eccessiva attenzione all'estetica dell'inquadratura a discapito della spontaneità del prodotto finale, che finisce pur sempre sotto la voce "documentario" - viene esasperato e diventa la cifra stilistica dell'intero film. Tanto che durante la proiezione viene anche naturale chiedersi: ma Notturno è davvero un documentario? Le magnifiche inquadrature fisse sono veri tableaux vivants, in alcuni passaggi  - anche quelli in cui sono presenti esseri umani intenti a camminare, lavorare, recitare o piangere la morte di un figlio - luce e fotografia sono troppo "perfette" per pensare a qualcosa di colto al volo. 

 

Il dubbio filosofico non scalfisce però il valore morale di un'opera che è il risultato finale di una lunghissima pre e post-produzione (sei mesi di ricerche, altrettanti di montaggio, tre anni di lavoro complessivo). Tre anni che, secondo le parole dello stesso Rosi, sono serviti a "dare tempo alle storie" e instaurare i necessari rapporti di fiducia con le persone che lo hanno autorizzato a documentare la loro esistenza: otto esseri umani distinti per età, sesso, provenienza, accomunati da una vita quotidiana vissuta sull'orlo dell'inferno. Gli spari e "l'azione" rimangono suoni in lontananza, sostituiti dal silenzio, la desolazione, il ricordo, il racconto, la rielaborazione del lutto (quello sui disegni dei bambini è il passaggio più forte del film). Notturno sarà la portata principale delle tante rassegne della ripartenza mondiale e sarà esibito a Toronto, New York, Telluride, Londra, Busan, Tokyo: l'auspicio del regista è che riesca ad andare oltre l'etichetta di "prodotto da festival" e possa ritagliarsi un pubblico anche al di fuori di essi.

 

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