Le piattaforme online, con YouTube in prima linea, hanno ormai superato il semplice ruolo di canali per la condivisione di video e materiali indipendenti, trasformandosi in spazi di sperimentazione creativa da cui nascono fenomeni culturali in grado di richiamare l’attenzione delle principali realtà produttive
Dal web al grande schermo, ci troviamo di fronte a un trend inarrestabile: quello dell’ascesa delle leggende horror digitali che stanno trasformando il cinema.
L’industria cinematografica sta attraversando una fase di profondo cambiamento anche nel modo in cui individua le proprie fonti d’ispirazione. Se fino a pochi anni fa appariva difficile immaginare che contenuti nati esclusivamente su internet potessero trasformarsi in produzioni destinate alle sale, oggi questo scenario è diventato sempre più concreto. Le piattaforme digitali, e in particolare YouTube, non rappresentano più soltanto luoghi di diffusione di video e contenuti amatoriali, ma veri e propri laboratori creativi dai quali emergono fenomeni culturali capaci di attirare l'interesse delle grandi case di produzione.
L’horror è il genere che più di ogni altro sta beneficiando di questa evoluzione. Le leggende digitali, le cosiddette "creepypasta" e le serie sviluppate sul web stanno conquistando Hollywood, inaugurando una nuova stagione dell’analog horror. Il successo di Backrooms ha dimostrato che racconti diventati celebri grazie alla viralità online possono trovare una nuova dimensione cinematografica, aprendo la strada a numerosi altri progetti che puntano a trasportare sul grande schermo alcuni dei fenomeni più popolari della rete.
Backrooms apre una nuova fase per il cinema horror
Il caso di Backrooms rappresenta uno degli esempi più significativi di questa trasformazione. Soltanto fino a poco tempo fa l'idea di costruire un lungometraggio partendo da un fenomeno nato e cresciuto esclusivamente sul web sarebbe sembrata poco plausibile. Oggi, invece, il rapporto tra YouTube e il cinema si è rafforzato in modo evidente, favorendo la nascita di produzioni ispirate a universi narrativi sviluppatisi online.
Il film realizzato da Kane Parsons ha costruito l'intero impianto narrativo attorno al mistero delle inquietanti “stanze oniriche”, ottenendo un notevole successo e contribuendo a consolidare l'interesse dell'industria cinematografica verso questo particolare tipo di immaginario.
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Le creepypasta conquistano Hollywood
L'affermazione di Backrooms non rappresenta un episodio isolato. Sempre più produttori sembrano riconoscere il valore delle creepypasta e delle leggende diffuse attraverso internet, considerate ormai un bacino narrativo capace di coinvolgere soprattutto il pubblico della Gen Z.
Anche Steven Spielberg e Zach Cregger sembrano orientarsi verso questa direzione. Il regista di Disclosure Day ha infatti annunciato la realizzazione di un nuovo progetto dedicato a The Mandela Catalogue, serie antologica horror incentrata sull'invasione di misteriose entità in grado di assumere l'aspetto degli esseri umani. Alex Kister, autore della serie originale, dovrebbe continuare a guidare il progetto anche nella sua trasposizione cinematografica.
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Un nuovo immaginario sostituisce i mostri classici
Per molti anni il cinema horror ha costruito la propria suspense attorno a figure ormai iconiche come vampiri, esseri posseduti e inquietanti pagliacci. Progressivamente, però, l'attenzione del pubblico e degli autori si è spostata verso un immaginario completamente diverso, nato direttamente nell'ecosistema digitale.
Questa evoluzione dimostra come idee sviluppate inizialmente sul web possano adattarsi con efficacia anche a produzioni cinematografiche di dimensioni molto più ampie, confermando il crescente interesse dell'industria per racconti che affondano le proprie radici nella cultura di internet.
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Dai forum ai social: la nascita dei nuovi simboli dell’orrore
Molti dei personaggi più riconoscibili dell'horror contemporaneo hanno avuto origine da racconti anonimi condivisi su forum e social network. È il caso di Slender Man e Jeff the Killer, figure che hanno conquistato milioni di lettori grazie alla rapidità con cui i contenuti vengono diffusi attraverso internet.
Rispetto ai mostri appartenenti alla tradizione horror, questi personaggi risultano strettamente legati al presente. La loro popolarità cresce attraverso immagini, video, pubblicazioni sui social e leggende digitali, contribuendo a rendere sempre meno definito il confine tra realtà e finzione.
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Anche Siren Head arriva sul grande schermo
La tendenza trova ulteriore conferma nel nuovo film diretto da Zach Cregger, regista di Weapons, dedicato a Siren Head. Warner Bros. ha infatti acquisito i diritti del celebre mostro virale ideato da Trevor Henderson nel 2018.
Nato inizialmente come un semplice disegno pubblicato online, Siren Head si è rapidamente trasformato in un fenomeno della rete, conquistando ampia notorietà grazie ai video animati pubblicati su YouTube e alle numerose teorie elaborate dalla comunità dei fan.
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Slender Man aveva già anticipato questa evoluzione
Sebbene questa nuova fase del cinema horror abbia conosciuto una forte accelerazione dopo l'uscita di Backrooms, gli appassionati del genere ricordano che un primo tentativo di portare una celebre creepypasta sul grande schermo era già stato compiuto con Slender Man, distribuito da Warner Bros.
La vicenda racconta la storia di quattro ragazze che, dopo aver evocato Slender Man, vengono perseguitate dalla misteriosa figura fino alla scomparsa di una di loro. Un film che, già allora, cercava di trasferire nel linguaggio cinematografico uno dei fenomeni più popolari della cultura horror nata su internet.
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L’analog horror guarda al futuro
A distanza di tempo, Slender Man appare come un'opera che ha anticipato una tendenza oggi sempre più evidente. L'analog horror si sta infatti imponendo come una delle direzioni più interessanti del genere, distinguendosi dalle costruzioni narrative tradizionali e attirando in particolare l'interesse delle nuove generazioni.
Il fascino esercitato da misteri irrisolti, racconti virali e leggende sviluppate sul web continua ad alimentare questo sottogenere, che trova proprio nelle piattaforme digitali la propria principale fonte creativa e che, sempre più spesso, riesce a trasformarsi in cinema.