Franco Battiato - Il lungo viaggio, il film che racconta la storia del cantautore
CinemaArriva nelle sale il 2, 3 e 4 febbraio il biopic diretto da Renato De Maria che ripercorre la vicenda umana e artistica del cantautore siciliano dalle origini fino agli anni '90. Il racconto si sviluppa come una lunga traiettoria esistenziale, interrompendosi nel momento in cui, dopo molti anni vissuti a Milano, Battiato decide di tornare in Sicilia, chiudendo una fase decisiva della sua vita
Il grande schermo si prepara ad accogliere, nelle giornate del 2, 3 e 4 febbraio, Franco Battiato. Il lungo viaggio, il film con cui Renato De Maria affronta il compito complesso di raccontare una delle figure più sfaccettate della musica italiana.
L’opera ripercorre l’intero arco umano e creativo del cantautore siciliano, partendo dall’infanzia e dalle prime esperienze formative per arrivare agli anni '90, attraversando decenni di ricerca, sperimentazione e trasformazioni profonde. La narrazione assume la forma di un percorso continuo, quasi una traversata interiore, che segue Battiato nei suoi spostamenti geografici e spirituali, nelle scelte artistiche e nei momenti di svolta.
Il film sceglie di fermarsi nel punto in cui, dopo un lungo periodo trascorso a Milano, centro nevralgico della sua crescita personale e professionale, l’artista decide di fare ritorno in Sicilia, segnando la conclusione di una fase cruciale della sua esistenza e lasciando allo spettatore l’immagine di un viaggio compiuto, ma non definitivamente concluso.
Un cast eccezionale
Il cast di Franco Battiato. Il lungo viaggio è costruito per accompagnare il racconto lungo tutte le fasi decisive della vita dell’artista, affidando il ruolo centrale a Dario Aita, che interpreta il giovane Franco Battiato seguendone il percorso dalla Sicilia all’arrivo a Milano negli anni Settanta, fino al ritorno nell’amata terra d’origine. Accanto a lui, Elena Radonicich è Fleur, figura chiave di un viaggio interiore sempre più consapevole, mentre Simona Malato interpreta la madre, presenza fondamentale nel suo equilibrio emotivo.
Ermes Frattini dà volto a Juri Camisasca, Nicole Petrelli a Giuni Russo e Giulio Forges Davanzati a Giusto Pio, storico sodalizio artistico e coautore di molti dei brani più importanti della carriera di Franco Battiato. Nel film compaiono inoltre Anna Castiglia e la partecipazione straordinaria di Joan Thiele.
Il biopic, della durata di 120 minuti, è diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, ed è coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures. Distribuito in esclusiva nelle sale cinematografiche da Nexo Studios come evento speciale solo il 2, 3 e 4 febbraio 2026, il film è realizzato in collaborazione con RTL 102.5 come Radio Ufficiale e con MYmovies, e sarà prossimamente trasmesso su Rai 1. Le musiche originali sono firmate da Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore. Il racconto attraversa l’evoluzione di Franco Battiato dalla sperimentazione radicale alle serate con Giorgio Gaber e Ombretta Colli, fino al successo pop, mettendo al centro quella che viene presentata come la vera traiettoria dell’artista: la ricerca del sé interiore.
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Dalle radici familiari alla vocazione musicale
Prima di essere Franco, per tutti era “Cicciu”. È così che lo chiamavano in famiglia, compresa la madre, che lo prendeva bonariamente in giro per il suo aspetto, definendolo brutto “Picchì sì siccu!” (che significa "Perché sei secco", ndr). Proprio lei alimenta il suo amore per la musica, regalandogli da bambino il pianoforte che desiderava al punto da dormirci accanto. Uno strumento che però il padre rivenderà poco dopo, all’insaputa della famiglia.
Il film parte dagli anni '50, quando il futuro cantautore vive a Ionia, oggi Riposto, frazione di Giarre, in provincia di Catania, e segue il suo percorso fino alla maturità. Al centro della prima parte c’è il rapporto fortissimo con la madre, interpretata da Simona Malato, mentre il padre è spesso assente per lavoro.
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Milano e gli anni della sperimentazione
Il trasferimento a Milano segna una svolta. Alla fine degli anni '60 la città appare già europea, multiculturale e aperta alla sperimentazione. È qui che Cicciu diventa Franco: jeans vistosi con la bandiera americana, occhiali da sole, capelli lunghi e una musica d’avanguardia che incuriosisce piccoli produttori, pronti a offrirgli studi di registrazione ma non compensi. La difficoltà economica è evidente, come quando confida a un’amica: “Mettere insieme il pranzo con la cena in questo periodo non è facile”.
Negli anni '70 pubblica Fetus, album dominato dai sintetizzatori, mentre si allontana definitivamente dalla musica leggera che aveva praticato in precedenza senza convinzione. “Ora faccio musica elettronica”, afferma, anche se qualcuno gli ricorda che nelle balere si guadagnava di più.
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Ricerca interiore e visioni artistiche
La domanda su chi sia davvero Franco Battiato attraversa tutto il film. Una risposta arriva quando si definisce “un fantasma postapocalittico venuto dal futuro”, spiegando così il suo senso di estraneità.
In questi anni cresce il suo interesse per la filosofia, le discipline orientali e la meditazione. La regia accompagna questa fase con immagini distorte, luci psichedeliche e suoni alterati, soprattutto durante le performance e i momenti di introspezione.
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Studi, viaggi e nuove consapevolezze
L’incontro con Antonio Ballista, che accetta di insegnargli musica, rappresenta un passaggio chiave. Il rapporto si interrompe quando Battiato lascia Milano per una borsa di studio in Tunisia, dove studia la lingua araba.
Da questa esperienza nasceranno suggestioni che confluiranno in L’era del cinghiale bianco, con versi come “Pieni gli alberghi a Tunisi / per le vacanze estive / a volte un temporale / non ci faceva uscire”.
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Dal successo mancato alla svolta pop
Tornato in Italia, Battiato comprende che dopo la fase di ricerca è arrivato il momento della divulgazione. Lo annuncia ai produttori con una promessa netta: “Da oggi faccio successo”. Nel 1979 pubblica L’era del cinghiale bianco e nel 1980 Patriots. Il grande pubblico non è ancora pienamente conquistato, ma cresce la sua credibilità tra gli artisti. Scrive Per Elisa per Alice, che la porta a Sanremo, e successivamente Un’estate al mare per Giuni Russo.
Sotto la pressione dei discografici, che gli chiedono canzoni più accessibili, promette di diventare “più pop, più pop”. Nasce così La voce del padrone, album che segna una svolta storica. Le immagini del film adottano il punto di vista del pubblico, trasformando lo spettatore nella folla che canta Cuccuruccucù Paloma o che osserva l’esibizione davanti al Papa attraverso il televisore nel salotto della madre.
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Le figure femminili e la dimensione ascetica
Nella parte finale emerge il Battiato più mistico, legato a brani come E ti vengo a cercare e La cura, dedicata alla madre, figura centrale della sua vita. Accanto a lei c’è Fleur Jaeggy, interpretata da Elena Radonicich, con cui instaura un rapporto intenso ma privo di fisicità. Alla donna, che si interroga su questa distanza, Battiato spiega il proprio distacco, ormai orientato verso l’ascesi.
Franco Battiato. Il lungo viaggio riesce a rendere comprensibile un artista complesso senza semplificarlo, mostrando una profondità che spesso sfugge a un ascolto superficiale delle sue canzoni. Allo stesso tempo offre ai fan più attenti un ritratto rispettoso e autentico, capace di unire musica, immagini e memoria in un racconto sobrio ma coinvolgente. Insomma, un biopic accessibile e fedele che tutti dovrebbero guardare.