Justice League Snyder’s Cut, la recensione del film con Gal Gadot e Ben Affleck

Cinema

Marco Agustoni

L'imponente versione di Zack Snyder del film DC Comics uscito nel 2017, disponibile On Demand su Sky, riesce a portare Batman, Wonder Woman, Superman e compagni là dove l'originale non era riuscito

Zack Snyder’s Justice League: più di una semplice director’s cut


È singolare che uno degli eventi filmici di questo 2021 consista nell’uscita di una riedizione di una pellicola arrivata nelle sale ormai quattro anni fa. E, in effetti, ci sarebbe davvero da stupirsi se Zack Snyder’s Justice League, disponibile On Demand su Sky, fosse effettivamente una “semplice” director’s cut.


La realtà, però, è molto più complicata. Non stiamo parlando della Extended Version di un film, con tre o quattro scene tagliate ad aggiungere qualche fronzolo tutt’altro che fondamentale, per la sola gioia degli appassionati.


E non si tratta nemmeno del caso più significativo in cui un regista riesce, a dispetto degli sforzi degli studios, a portare alla luce la propria versione di una pellicola, dopo che questa era stata stravolta in sala di montaggio e distribuita in una versione edulcorata, come nell’epica battaglia (addirittura narrata in un libro) fra Terry Gilliam e la Universal per il controllo del “taglio” finale del cult Brazil.

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Justice League Snyder’s Cut è tutto questo, ma è anche molto altro di più, e lo è in aggiunta su tutt’altra scala. Non solo per le ingenti aggiunte della nuova versione (parliamo di quattro ore totali, contro le due dell’originale: un vero raddoppio!), ma anche per via delle modalità con cui il progetto ha preso vita e per il precedente che costituisce nell’industria cinematografica. Prima di procedere con la recensione di Zack Snyder’s Justice League è quindi necessario fare un piccolo passo indietro.


Justice League Snyder’s Cut: la storia del progetto


Al momento di mettersi al lavoro sul personaggio di Superman, Zack Snyder era già un regista conosciuto e apprezzato dagli studios, e per tanti motivi sembrava il più indicato per questo compito: dopotutto aveva al suo attivo pellicole come 300 e Watchmen, entrambi adattamenti cinematografici (piuttosto pedissequi, ma comunque notevoli nella loro capacità di portare la pagina inchiostrata su grande schermo) di fumetti cult.


Vedono così la luce nel 2013 L’uomo d’acciaio, con Henry Cavill nei panni di Clark Kent, e nel 2016 Batman v Superman: Dawn of Justice, in cui il ruolo dell’Uomo Pipistrello veniva affidato a Ben Affleck. Da un punto di vista commerciale i risultati Zack Snyder li aveva ampiamente portati a casa, anche se a detta dei più il paragone tra le produzioni DC Comics e quelle di casa Marvel rimaneva decisamente a favore delle seconde.

Zack Snyder's Justice League recensione
©Warner

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Justice League, l’allstar movie che riuniva Batman, Superman, Wonder Woman (Gal Gadot), Aquaman (Jason Momoa) e amici, in un certo senso l’Avengers della DC, aveva il potenziale di riequilibrare le cose. Ma non tutto è andato per il verso giusto, anzi. Zack Snyder, già ai ferri corti con la Warner Bros per via delle classiche “divergenze creative”, abbandona la post-produzione del film in seguito a una tragedia personale. I reshooting e il montaggio finale così vengono affidati a un veterano come Joss Whedon e la pellicola arriva nelle sale in una versione decisamente differente da quella che aveva in mente Snyder.


Nonostante i risultati al botteghino, Justice League ha dato a molti l’impressione di un’opera frammentaria e a suo modo incompleta. Lo scarto fra quello che aveva in mente il regista e quello che poi è arrivato su grande schermo ha alimentato la fantasia di cinefili e appassionati di supereroi, tanto che la fantomatica Snyder’s Cut è presto entrata nella leggenda.


Poi l’annuncio: Zack Snyder’s Justice League sarebbe diventato realtà. Ma non si sarebbe trattato di un semplice ri-montaggio del film. La Warner decide di investire ben 70 milioni in questa versione alternativa, rimettendo oltretutto mano agli effetti speciali, all’epoca ritenuti inadeguati per un film così ambizioso.

 

Non è un dettaglio da poco, quello dei 70 milioni. Perché in un certo senso Justice League Snyder’s Cut è un progetto “on demand”. È fan service portato all’ennesima potenza, perché a convincere la major a dare il via libera è stata la volontà degli appassionati di vedere concretizzata questa storia a suo modo meravigliosa, in cui Zack Snyder, nonostante le avversità, riesce a rendere reale la sua originale e imponente visione. Non è da escludere che in futuro quanto accaduto possa diventare un fenomeno molto più comune.

 

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Justice League Snyder’s Cut: la trama

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La trama della Snyder’s Cut amplia, per forza di cose, quella di Justice League, perché ha il doppio del tempo a disposizione per raccontare la propria storia. Ma nel complesso non si discosta poi molto, almeno nelle sue linee generali.

 

Migliaia di anni dopo il tentativo da parte di Darkseid e dei suoi Parademoni di conquistare la Terra con il potere delle tre Scatole Madri, invasione sventata da un’alleanza di uomini, dei, amazzoni e atlantidei, il suo seguace Steppenwolf cerca di recuperare i preziosi oggetti, dopo che la morte di Superman le ha riattivate.


Se il supercattivo riuscisse a riunire i tre oggetti, per l’umanità non ci sarebbe scampo. Contro di lui, però, si schierano i supereroi della Justice League: Batman/Bruce Wayne, Wonder Woman/Diana Prince, Aquaman/Arthur Curry, Cyborg/Victor Stone (Ray Fisher), Flash/Barry Allen (Ezra Miller). Per riuscire nell’impresa, questo vero e proprio dream team ha però bisogno dell’aiuto del defunto Clark Kent.

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È inevitabile che una recensione di Justice League Snyder’s Cut cominci con una domanda: ma è effettivamente un film diverso da quello visto in sala nel 2017? La risposta è sì. E anche no.


È sempre lo stesso film che ha visto la luce quattro anni fa, perché a grandi linee la trama, lo si è già detto, rimane quella: i più grandi supereroi in circolazione devono vincere la diffidenza reciproca e unire le forze per fronteggiare una minaccia esterna.


Il minutaggio raddoppiato, però, conferisce maggiore ariosità alla storia, concedendo al regista di far procedere la narrazione senza forzature e di archiviare così alcuni passaggi un po’ frettolosi della versione di Whedon. Nonostante questo, però, la trama conserva alcune “legnosità” di quella del Justice League del 2017, perché in fondo sono costitutive della storia raccontata dall’allstar movie della DC Comics.


Ma non è tanto la trama il punto forte di Zack Snyder’s Justice League. Piuttosto, è un pretesto per vedere riuniti i baluardi del multiverso DC e, nelle intenzioni del regista, per raccontarli in maniera più esaustiva di quanto fatto finora.


A guadagnare da questi 120 minuti aggiuntivi non è tanto la trama in sé, né le scene d’azione, che sono sì meglio rifinite rispetto alla versione uscita nelle sale, ma anche in questo caso non vengono stravolte dalla Snyder’s Cut.

 

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Sono soprattutto i personaggi principali, a uscire arricchiti da questo “remix”. In primo luogo quelli non di primissimo piano come Cyborg e Flash, lievemente trascurati nella cut di Whedon. Paradossalmente, i supereroi, in Zack Snyder’s Justice League, si fanno più umani. Più fragili, tormentati. Alle prese con il peso di responsabilità e scelte troppo grandi persino per le loro spalle d’acciaio.


La domanda giusta, nell’affrontare una recensione di Zack Snyder’s Justice League, non è tanto se si tratti di un film diverso o meno. Il vero quesito è: si tratta di un film migliore? In questo caso la risposta è inequivocabile, ed è: sì.


Non che la Snyder’s Cut trasformi Justice League in un film perfetto. Come detto, questa nuova versione rimedia ad alcuni peccati (vedi alla voce: effetti speciali), ma si trascina dietro determinati difetti della sua progenitrice. E tuttavia le conferisce nuova dignità. Soprattutto, fa giustizia alla Justice League e ai suoi componenti.


Conferisce una dimensione epica alla vicenda, che mancava invece nella pellicola precedente. Dona tridimensionalità ai suoi protagonisti. E soprattutto si fa carico di una visione personale – quella di Snyder a discapito di quella della Warner – che magari porta il DC Universe in una direzione che potrebbe non piacere a tutti, più cupa e in un certo senso più pesante, ma che quantomeno è dotata di una propria autonomia e originalità rispetto alla concorrenza.

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Se proprio si volesse muovere una colpa a Zack Snyder, consiste nell’essersi lasciato un po’ prendere la mano con il minutaggio. Forse tre ore, tre ore e mezza sarebbero state sufficienti, e anche l’ipotesi ventilata da alcuni di trasformare il prodotto in un film in due parti o addirittura in una miniserie avrebbe consentito di rendere più agevole la fruizione.


Ma Zack Snyder’s Justice League, al netto dei difetti, è un film che esce rinnovato, decisamente rafforzato da questo lungo processo di ripensamento, e che merita una visione per il modo in cui riesce a raccontare con potenza una trama tutto sommato essenziale e a renderla epica.


D’altronde, anche i delatori di Snyder devono riconoscere al cineasta uno sguardo registico acuto e una capacità di messa in scena rara. E Zack Snyder’s Justice League è la summa, il condensato della sua visione filmica, molto più personale anche di un film scritto di proprio pugno – l’unico ad ora nella sua carriera, anche se a breve si aggiungerà al novero lo zombie movie Army of the Dead – come Sucker Punch, del 2011.


Per tutti questi motivi, la Snyder’s Cut è a ragione uno degli eventi cinematografici del 2021. Ancora più che per la sua qualità complessiva, per il modo in cui ha messo in scena i conflitti interni alla produzione cinematografica, trasformandoli paradossalmente in uno spettacolo ancora più appassionante del film stesso, e per quello che rappresenta per l’industria e per il suo futuro.

 

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