Caldo e zanzare, gli esperti: "Rischio diffusione di Dengue e West Nile come nel 2025"

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Diego Fontaneto, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) presso l'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) di Verbania, e l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret), spiegano all'Adnkronos quali sono i reali rischi che ci aspettano questa estate e quali sono i metodi di prevenzione più efficaci. Ma nessun allarme, i sistema di controllo in Italia sono "capillari e continui"

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Con l'arrivo di Cerberus e l’avvio della stagione torrida, torna anche uno degli effetti collaterali più temuti dell’estate: l’aumento delle zanzare. Il legame tra caldo, acqua stagnante e diffusione di questi insetti è noto, ma quest’anno le condizioni climatiche potrebbero rendere il fenomeno ancora più evidente, accelerando i cicli di sviluppo e aumentando il numero complessivo di esemplari in circolazione e, con esso, anche il rischio che possano trasmettere malattie. Come spiega all'Adnkronos Diego Fontaneto, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) presso l'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) di Verbania, "questa estate si preannuncia particolarmente calda e le alte temperature favoriscono la proliferazione delle zanzare, che potranno completare il loro sviluppo in circa due settimane anziché tre. Questo significa più generazioni che si sovrappongono nel corso della stagione e, di conseguenza, una maggiore presenza di zanzare in circolazione con il rischio di infezioni trasmesse dagli insetti, come Dengue e West Nile, con numeri di casi in linea con quelli osservati nell'estate 2025".

Fontaneto: "Nessun allarme, ma servono controlli"

Il ricercatore invita però a una valutazione equilibrata della situazione, senza voler lanciare nessun allarmismo. "Il problema esiste e va tenuto sotto controllo", sottolinea, ma aggiunge anche che "il sistema di sorveglianza funziona" e "l'Istituto Zooprofilattico svolge ogni giorno un monitoraggio capillare e puntuale. L'attività di controllo - assicura ancora Fontaneto - è continua: ogni notte gli esperti dell'Istituto Zooprofilattico analizzano campioni di zanzare per individuare eventuali agenti patogeni di cui possono essere vettori. Alcune malattie colpiscono cavalli e animali da compagnia, altre possono interessare l'uomo. Si tratta quindi di un monitoraggio che coinvolge anche l'ambito veterinario".

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Un fatto determinante per la diffusione: la circolazione delle persone

Resta però una differenza importante tra il controllo sugli animali e quello sulle persone. Fontaneto osserva infatti che la "sorveglianza sugli animali è più semplice rispetto a quella sulla popolazione umana. Monitorare i cavalli è relativamente facile; monitorare le persone è molto più complesso". Guardando ai prossimi mesi e all’evoluzione di virus come West Nile e Dengue, secondo il ricercatore un fattore determinante sarà anche la mobilità. "Le zanzare - spiega - si spostano, ma si spostano anche le persone. È proprio la circolazione delle persone a rendere più facile l'introduzione e la diffusione di queste malattie".

Quanto alle strategie di difesa, Fontaneto ricorda che anche alcuni rimedi naturali possono offrire un aiuto. "Piante aromatiche come lavanda e citronella possono contribuire a mascherare il nostro odore, rendendoci meno attraenti per le zanzare. Naturalmente, nelle aree dove questi insetti sono particolarmente numerosi, da sole non bastano".

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Quali sono le misure di difesa più efficaci?

Tra le misure più efficaci, il ricercatore raccomanda l'utilizzo di spray repellenti e delle reti antizanzare. Inoltre, in occasione di grandi eventi all'aperto, vengono spesso programmati interventi specifici di disinfestazione. "Prima di concerti o manifestazioni si effettuano trattamenti adulticidi: gli insetticidi vengono spruzzati sulle superfici e per uno o due giorni riducono sensibilmente la presenza delle zanzare adulte. Terminato l'effetto del trattamento, però, gli insetti tendono a ricomparire". Accanto agli interventi contro gli esemplari adulti, conclude Fontaneto, "vengono utilizzati anche prodotti larvicidi per eliminare le zanzare direttamente nei ristagni d'acqua, interrompendo il ciclo di sviluppo prima che raggiungano lo stadio adulto" conclude.

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La differenza tra Dengue e West Nile

Per quanto riguarda le zanzare come veicolo per alcune malattie infettive come Dengue e West Nile, protagonoste dell'estate 2025 con decine di casi in Italia,  l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret), spiega all'Adnkronos che "nel caso della Dengue l’uomo, se infettato, può diventare a sua volta un trasmettitore della malattia attraverso la puntura di una zanzara. Diverso il caso della West Nile: l’uomo può ammalarsi, ma non può trasmettere il virus ad altri perché è un 'binario morto'.  Ad oggi, però, è impossibile prevedere che estate ci aspetta sotto questo punto di vista". In Italia "sono presenti circa 40 specie di zanzare, mentre nel mondo se ne contano migliaia". Ogni specie ha caratteristiche diverse e si adatta a specifici ambienti. "Alcune hanno bisogno della pioggia per riprodursi, altre - come le zanzare tigre - riescono a sfruttare piccole raccolte d’acqua stagnante, come quelle presenti in sottovasi, contenitori abbandonati o acque di scarico", sottolinea l’esperto. 

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Quali sono le zanzare più pericolose per gli esseri umani

Tra le specie più rilevanti e "impattanti per la salute umana ci sono la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la zanzara comune (Culex pipiens).  La prima si riproduce soprattutto in piccole raccolte d’acqua e può essere molto aggressiva durante il giorno: è in grado di individuare la presenza dell’uomo attraverso l’anidride carbonica emessa con il respiro e attaccare rapidamente - osserva l'esperto -. La zanzara comune, invece, vive soprattutto negli ambienti urbani e trova condizioni favorevoli in fogne, acque stagnanti e aree vicine agli allevamenti intensivi; è più attiva nelle ore notturne". Un ruolo importante lo hanno anche le zanzare selvatiche, "legate ad ambienti naturali come paludi, canali e zone soggette ad allagamenti. La loro presenza dipende molto dalle condizioni climatiche e dalla disponibilità di acqua", precisa Pantaleoni. Per ridurre il rischio è fondamentale la prevenzione. "Le amministrazioni locali, come Comuni e Province, devono effettuare controlli sui focolai, mappare le aree a rischio e monitorare la presenza di larve nelle acque - evideniza l’entomologo. Anche i cittadini possono contribuire eliminando i ristagni d’acqua e utilizzando strumenti di protezione come zanzariere, repellenti e altri sistemi di barriera". Attenzione anche agli orari: "La zanzara comune tende a pungere soprattutto di notte, mentre alcune zanzare selvatiche sono più attive nelle ore serali. Nel Delta del Po, ad esempio, il picco può concentrarsi tra le 21.30 e le 23", conclude Pantaleoni.

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