Health, un robot umanoide per i pazienti con SLA
Salute e BenessereAll'IRCCS Maugeri di Milano è in corso la sperimentazione di ALTER-EGO, il robot umanoide sviluppato dall'Istituto Italiano di Tecnologia e dall'Università di Pisa per affiancare operatori sanitari e pazienti con SLA. Un progetto che punta a migliorare assistenza, autonomia e continuità delle cure, dall'ospedale al domicilio
La tecnologia entra sempre più spesso nei luoghi della cura. Ma può un robot contribuire concretamente all'assistenza di persone affette da una malattia complessa come la Sclerosi Laterale Amiotrofica? La risposta si cerca oggi all'IRCCS Maugeri di Milano, dove è in corso la sperimentazione clinica di ALTER-EGO, un robot umanoide sviluppato dall'Istituto Italiano di Tecnologia e dall'Università di Pisa nell'ambito del progetto Fit4MedRob. L'obiettivo è valutare l'integrazione della robotica assistiva nei percorsi di cura delle persone con patologie neurodegenerative, in particolare dei pazienti con SLA, sia in ospedale sia a domicilio.
ALTER-EGO e i pazienti con SLA
La SLA è una malattia che comporta una progressiva perdita dell'autonomia e che richiede un'assistenza continua e multidisciplinare. Nel tempo diventano più difficili attività considerate semplici, mentre aumenta il carico assistenziale per familiari e caregiver. Garantire continuità delle cure e supporto costante rappresenta una delle principali sfide per il sistema sanitario. ALTER-EGO è stato progettato proprio per inserirsi in questo contesto. Alto circa 120 centimetri, capace di muoversi autonomamente o di essere controllato a distanza, il robot può accompagnare i pazienti nelle attività quotidiane, fornire informazioni, svolgere semplici attività di monitoraggio e supportare il lavoro degli operatori sanitari. Grazie alla modalità di telepresenza, medici e professionisti possono inoltre interagire a distanza attraverso il robot, che diventa una sorta di avatar del team clinico.
I bisogni dei pazienti con SLA
La dottoressa Rachele Piras, neurologa dell'IRCCS Maugeri Milano, spiega che il progetto nasce da un bisogno molto concreto: "La fase del rientro a casa dopo il ricovero è uno dei momenti più delicati per i pazienti con SLA e per le loro famiglie. L'idea è utilizzare la tecnologia come strumento di continuità assistenziale, capace di mantenere il collegamento tra ospedale e territorio e di supportare il lavoro del team multidisciplinare". Uno degli aspetti più interessanti della sperimentazione è che il robot non è stato progettato esclusivamente dagli ingegneri. Medici, infermieri, terapisti, pazienti e caregiver sono stati coinvolti fin dalle prime fasi dello sviluppo attraverso focus group, osservazioni sul campo e studi di usabilità. Questo approccio ha consentito di identificare le attività considerate realmente utili nella pratica assistenziale quotidiana.
I compiti di ALTER-EGO
Le applicazioni individuate spaziano dalla teleassistenza al supporto nelle attività della vita quotidiana, dall'accoglienza e orientamento dei pazienti fino al monitoraggio e alla sicurezza. Tra gli scenari più promettenti emergono l'assistenza domiciliare a distanza, il supporto ai caregiver e la possibilità di mantenere più facilmente il contatto con il personale sanitario e con i familiari. Il ricercatore Manuel Catalano, responsabile dell'Unità NuBots dell'Istituto Italiano di Tecnologia, sottolinea come la vera innovazione sia il lavoro condiviso tra discipline diverse: "Abbiamo costruito ALTER-EGO ascoltando i bisogni di clinici, operatori sanitari, pazienti e caregiver. L'obiettivo non è sostituire le persone, ma offrire uno strumento collaborativo capace di alleggerire alcune attività ripetitive e lasciare più tempo alle competenze professionali e alla relazione umana".
I risultati della sperimentazione
I primi risultati della sperimentazione mostrano una buona accettazione del robot da parte degli utilizzatori e confermano il potenziale della robotica assistiva come supporto ai percorsi di cura. Un elemento importante in un contesto in cui l'aumento delle malattie croniche e neurodegenerative richiede modelli assistenziali sempre più sostenibili ed efficaci. Il futuro, secondo i ricercatori, potrebbe spingersi ancora più avanti. Sono infatti allo studio soluzioni che consentano ai pazienti di controllare direttamente il robot attraverso i movimenti residui, trasformandolo progressivamente da supporto al personale sanitario a vero e proprio ausilio personale. La sfida, però, resta la stessa: utilizzare l'innovazione per migliorare la qualità della vita senza perdere la dimensione più importante della medicina. Perché anche nell'era dei robot, la cura continua a passare dalle persone.