Health, GLP-1: l’ormone che sta cambiando la medicina

Salute e Benessere
Raffaella Cesaroni

Raffaella Cesaroni

Per anni è stato associato principalmente al controllo della glicemia, oggi il GLP-1 è al centro di una rivoluzione scientifica che coinvolge obesità, diabete, cuore, reni, fegato, infiammazione e cervello. Nel corso della puntata di Health anche un altro tema sempre più attuale: gli effetti del cambiamento climatico e del caldo estremo sulla salute degli occhi

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Quando si sente parlare di GLP-1, l’associazione più immediata è con i farmaci utilizzati per il trattamento dell’obesità e del diabete. Ma prima ancora dei farmaci esiste un ormone naturale, il Glucagon-Like Peptide-1, prodotto dall’intestino dopo i pasti e coinvolto in alcuni dei meccanismi più importanti che regolano il metabolismo. Negli ultimi anni la ricerca ha ampliato in modo significativo le conoscenze sul suo ruolo biologico. Se inizialmente l’attenzione era concentrata soprattutto sulla glicemia e sul controllo dell’appetito, oggi il GLP-1 viene studiato per i suoi effetti su numerosi organi e apparati. Le evidenze scientifiche più recenti hanno infatti evidenziato benefici cardiovascolari e renali e suggerito possibili effetti protettivi legati ai processi infiammatori e ad alcune funzioni neurologiche.

Ad approfondire il tema nel corso della puntata è stato Paolo Fiorina, Professore di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano, che ha spiegato come il GLP-1 rappresenti oggi uno degli ambiti più promettenti della medicina metabolica.

 

Dall’intestino agli altri organi: come agisce il GLP-1

Il GLP-1 viene rilasciato dall’intestino in risposta all’assunzione di cibo. Tra le sue funzioni principali vi sono la stimolazione della secrezione di insulina, la riduzione della produzione di glucagone e il rallentamento dello svuotamento gastrico, meccanismi che favoriscono il controllo della glicemia e aumentano il senso di sazietà.

La scoperta di recettori per il GLP-1 in diversi tessuti dell’organismo ha contribuito a spiegare perché i suoi effetti sembrino estendersi ben oltre il metabolismo. Oggi il mondo scientifico guarda a questo ormone come a un potenziale protagonista di una visione più ampia della salute, nella quale obesità e diabete vengono considerate condizioni strettamente collegate alla salute cardiovascolare, renale e metabolica generale.

Nel corso dell’approfondimento è stato inoltre evidenziato come il GLP-1 sia diventato un simbolo di un nuovo approccio alla medicina: non più focalizzato soltanto sul trattamento di una singola malattia, ma orientato alla protezione integrata di più organi e sistemi.

 

Obesità e infiammazione

L’obesità viene oggi riconosciuta come una malattia cronica complessa, associata a uno stato infiammatorio persistente e a un aumentato rischio di diabete, patologie cardiovascolari, malattia renale cronica e steatosi epatica. In questo contesto il GLP-1 rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui la ricerca sta cercando di comprendere meglio il legame tra metabolismo, infiammazione e salute degli organi. Diversi studi hanno infatti osservato effetti favorevoli che sembrano andare oltre il semplice controllo del peso corporeo, aprendo nuove prospettive di ricerca e cura.

Occhi e cambiamento climatico

La seconda parte della puntata è stata dedicata a un tema meno noto ma sempre più rilevante: l’impatto del cambiamento climatico sulla salute degli occhi. Quando si parla di emergenza climatica si pensa immediatamente alle conseguenze sull’ambiente e sul sistema cardiovascolare o respiratorio. Più raramente si considera che temperature elevate, aria secca, inquinamento, vento e maggiore esposizione ai raggi ultravioletti possano influenzare anche la superficie oculare.

La letteratura scientifica ha evidenziato come fattori ambientali e climatici possano contribuire all’insorgenza o all’aggravamento dell’occhio secco, una condizione che interessa milioni di persone e che può compromettere significativamente la qualità della vita.

Ad affrontare questi temi sono stati Alessandra Balestrazzi, Presidente dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO), e il Professor Stefano Barabino, responsabile del Centro Superficie Oculare e Occhio Secco dell’Ospedale Sacco-Università di Milano.

 

Occhio secco, aria condizionata e sbalzi termici

Tra gli aspetti analizzati c’è stato il ruolo degli sbalzi termici tipici dell’estate. Passare ripetutamente da temperature molto elevate all’esterno ad ambienti fortemente climatizzati può infatti alterare il film lacrimale, cioè lo strato che protegge e mantiene lubrificata la superficie dell’occhio.

Bruciore, rossore, sensazione di sabbia negli occhi, fastidio alla luce e vista momentaneamente appannata possono essere segnali di una sofferenza della superficie oculare che non dovrebbe essere sottovalutata.

Particolarmente vulnerabili risultano anziani, donne dopo la menopausa, portatori di lenti a contatto e persone già affette da occhio secco. Anche chi lavora molte ore all’aperto, come agricoltori, bagnini, operatori dei cantieri e forze dell’ordine, è esposto a un rischio maggiore per effetto dell’esposizione prolungata a sole, vento e raggi UV.

 

Eclissi di sole: attenzione ai danni retinici

Nel corso della trasmissione si è parlato anche dei rischi associati all’osservazione diretta delle eclissi solari. Gli specialisti hanno ricordato che guardare il Sole senza adeguate protezioni può provocare danni alla retina, talvolta permanenti. Si tratta di un rischio particolarmente insidioso perché la retina non possiede recettori del dolore e il danno può verificarsi senza che la persona avverta sintomi immediati.

Per osservare un’eclissi in sicurezza è necessario utilizzare esclusivamente filtri e occhiali certificati per l’osservazione solare. Non offrono invece una protezione adeguata i comuni occhiali da sole, i vetri affumicati, le pellicole fotografiche o altri sistemi improvvisati.

 

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