Vaccino Covid, Abrignani (Cts): “Terza dose è la risposta decisiva”

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Lo ha riferito il docente di patologia generale presso l'Università Statale di Milano e membro del Comitato Tecnico Scientifico, nel corso di un convegno milanese. “L'introduzione di una terza dose, nelle ultime settimane, ha suscitato timori e dibattiti ma rappresenta l'esito naturale in cui si sviluppa una somministrazione vaccinale. La maggior parte dei vaccini ha infatti bisogno di tre dosi, quindi ora stiamo solo ricorrendo alla vecchia regola vaccinale”, ha spiegato ancora

La copertura vaccinale “con tre dosi di vaccino anti-Covid su tutta la popolazione costituirà una risposta decisiva alla pandemia”. A dirlo, durante il Congresso Amit (Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali) in corso a Milano, è stato Sergio Abrignani, docente di patologia generale presso l'Università Statale di Milano e membro del Comitato Tecnico Scientifico (Cts). Questo, ha aggiunto, “non significa che non si faranno più richiami: anche per altri virus, come l'epatite B, dopo alcuni anni è necessario fare una nuova somministrazione, ma sarà presumibilmente destinata al lungo periodo”.

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La somministrazione della terza dose “avverrà già nelle prossime settimane per i soggetti fragili, poi da gennaio interesserà il personale sanitario e a seguire le varie fasce d'età a partire dai più anziani, in modo da mantenere 10-12 mesi di distanza dalla seconda dose”, ha spiegato ancora Abrignani. La decisione di rendere questa ulteriore somministrazione, ha poi precisato, parte solo adesso “perché prima vi era l'urgenza di completare una prima immunizzazione nel minor tempo possibile per arginare la diffusione del virus”. Infatti, ha continuato “senza vaccini abbiamo viaggiato alla triste media di 15-18mila decessi al mese. Era urgente sviluppare vaccini che funzionassero subito, nonostante si sapesse che nel corso dei mesi sarebbe diminuita la risposta immunitaria”, ha confermato il membro del Cts.

Il vaccino agli under 12

Tra le decisioni in arrivo quella, a breve, per cui “sarà possibile estendere la vaccinazione anche agli under 12”, ha spiegato ancora. “Siamo in attesa dei risultati delle prove cliniche per la registrazione che dovrebbero arrivare tra ottobre e dicembre per Pfizer e Moderna, quindi, realisticamente il prossimo anno potremo iniziare a vaccinare anche i bambini tra 0 e 11 anni in base alle decisioni politiche che verranno prese”.

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Abrignani, poi, si è soffermato sul tema legato alla terza dose di vaccino anti-Covid e alle polemiche che ne sono scaturite. “L'introduzione di una terza dose, nelle ultime settimane, ha suscitato timori e dibattiti ma rappresenta l'esito naturale in cui si sviluppa una somministrazione vaccinale. La maggior parte dei vaccini ha infatti bisogno di tre dosi, quindi ora stiamo solo ricorrendo alla vecchia regola vaccinale”, ha ribadito l’esperto. Tutti i nostri figli, ha aggiunto ancora, “sono vaccinati contro numerose patologie come difterite, pneumococco, epatite B, tetano, meningococco B, poliomelite, sempre con tre dosi”. Nulla di nuovo, dunque. “La terza dose abitualmente si esegue a distanza di 6-8 mesi dalla seconda: è il classico iter per un soggetto che non è mai venuto a contatto con un determinato microorganismo”, ha detto Abrignani.

I vaccini che non necessitano delle tre dosi

Differente, ha riportato l’esperto, è invece il caso dell'influenza, il cui virus cambia ogni anno radicalmente. Mentre gli unici vaccini che non hanno bisogno di tre dosi sono quelli a base di “virus vivi attenuati”, come quelli in uso per il vaiolo o che si scelgono ad oggi per parotite, morbillo, rosolia. “Tutti gli altri vaccini si basano su un meccanismo di tre dosi: le prime due servono ad innescare la risposta, la terza prolunga la memoria immunitaria e genera una risposta anche nei soggetti più fragili”, ha concluso.

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