Bologna, raro tumore congelato con la crioterapia in 6 pazienti

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E’ successo presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Qui i medici hanno applicato la crioterapia, tecnica di radiologia interventistica che permette di congelare il tumore, che necrotizza, inducendo così la massa a ridursi “progressivamente fino anche a scomparire” nella lotta alla fibromatosi desmoide. Si tratta di un tumore benigno, ma aggressivo nei tessuti, che può generare grandi masse provocando forti dolori, compressione di organi interni e difficoltà motorie

La crioterapia è una tecnica di radiologia interventistica che permette di congelare il tumore, che necrotizza, inducendo così la massa a ridursi “progressivamente fino anche a scomparire”. Si tratta di una tecnica già sperimentata negli Stati Uniti e in Francia e che, come comunica il sito dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, primo centro in Italia a utilizzare la crioterapia per curare alcuni tumori, ha ottenuto ottimi risultati su 6 pazienti affetti da fibromatosi desmoide, tumore benigno ma che cresce aggressivo nei tessuti e che può generare grandi masse provocando forti dolori, compressione di organi interni e difficoltà motorie.

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Il merito va al lavoro del dottor Costantino Errani della clinica ortopedica oncologica, diretta dal professor Davide Donati, e a quello del dottor Giancarlo Facchini della radiologia diagnostica ed interventistica, diretta dal dottor Marco Miceli. “Abbiamo trattato con questa tecnica la prima persona a luglio 2020, a un anno di distanza possiamo dire che i risultati sono sorprendenti. Il paziente, un uomo di 39 anni che soffriva di un dolore debilitante nella zona di crescita del tumore, oggi sta bene e la massa è quasi scomparsa. Questo grazie ad una sola seduta di crioterapia”, ha riferito Errani.

Cos’è la fibromatosi desmoide

Attualmente la fibromatosi desmoide che, se trattata chirurgicamente comporta un’altissima possibilità di recidiva, viene curata attraverso sedute di chemioterapia con l’obiettivo di frenare la crescita del tumore. La massa però, hanno spiegato gli esperti, in questo modo resiste e con essa i disturbi che provoca. Si tratta di una forma rara di tumore benigno, in Italia diagnosticata in circa 150 pazienti all’anno e che può colpire a tutte le età, sebbene sia in prevalenza individuabile tra i 18 e i 35 anni, specie in donne in età fertile. “È un tumore raro e benigno ma purtroppo può essere fortemente invalidante, ho visto pazienti con severe difficoltà motorie, difficoltà anche a stare in piedi per brevi periodi e colpite da costanti dolori”, ha raccontato ancora Errani. “Fino ad oggi, quando la situazione è grave ed è necessario intervenire, l’opzione migliore risultava un trattamento chemioterapico a basso dosaggio, terapia che però non porta a una scomparsa della massa ma può solamente bloccare il progredire della malattia. La rimozione chirurgica del tumore è poi solitamente sconsigliata perché i rischi di una recidiva più aggressiva sono altissimi”, ha sottolineato il professore. Ma oggi, grazie anche ai primi risultati di uno studio americano e di uno studio multicentrico francese “è nata l’idea di utilizzare la crioterapia, già in uso per altre patologie, anche per questo tipo di tumore”.

In cosa consiste la crioterapia

Ma in cosa consiste, nello specifico, la crioterapia, o crioablazione? Gli esperti hanno spiegato che si tratta di una tecnica che viene eseguita sotto guida radiologica. In particolare, uno o più aghi che possono congelare un’area di circa 3 cm, “vengono inseriti all’interno della massa tumorale e il gas che viene iniettato congela il tumore, impedendogli di continuare ad alimentarsi”. Come conseguenza, la stessa massa tumorale “necrotizza e si riduce fino anche a scomparire”. La tecnica utilizzata al Rizzoli, dunque, ha permesso di trattare i primi 6 pazienti provenienti da tutta Italia, “i cui follow-up stanno andando benissimo e che hanno permesso di constatare anche un immediato miglioramento della sintomatologia”, hanno rilevato i medici.

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