Tumori, via libera dalla Commissione Ue a nuova terapia contro linfomi

Salute e Benessere

La decisione segue il parere positivo arrivato lo scorso giugno dal Comitato per i medicinali per uso umano dell'Ema

La Commissione europea ha concesso l'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata per un nuovo trattamento negli adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) refrattario o recidivante non idonei al trapianto autologo di cellule staminali. Si tratta dell'uso del tafasitamab in combinazione con il lenalidomide, seguito dal tafasitamab in monoterapia. Lo hanno annunciato in una nota MorphoSys e Incyte, le due aziende che condividono i diritti di sviluppo del medicinale a livello mondiale, precisando che la decisione della Commissione europea segue il parere positivo arrivato lo scorso giugno dal Comitato per i medicinali per uso umano dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema).    

Nuovo trattamento: i benefici

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"I dati dimostrano i potenziali benefici, inclusi la lunga durata della risposta, che tafasitamab potrebbe avere per i pazienti con Dlbcl idonei" al trattamento, ha spiegato Pier Luigi Zinzani responsabile del Lymphoma Group dell'Università di Bologna. "È incoraggiante constatare che per questi pazienti diventano disponibili nuovi trattamenti, soprattutto considerata la storica mancanza di opzioni terapeutiche in quest'area", ha aggiunto Zinzani. Jean-Paul Kress, amministratore delegato di MorphoSys, ha spiegato che "il Dlbcl è il tipo più comune di linfoma non Hodgkin nell'adulto, e tafasitamab risponde a un urgente bisogno medico insoddisfatto per il 30-40% delle persone che non rispondono al trattamento o recidivano dopo la terapia iniziale".

Dlbcl: numeri in Europa

Ogni anno in Europa vengono diagnosticati circa 16mila nuovi casi di Dlbcl. Si tratta di un tipo di linfoma non Hodgkin caratterizzato da masse di cellule B maligne in rapida crescita nei linfonodi, nella milza, nel fegato, nel midollo osseo o in altri organi. È una patologia particolarmente aggressiva e circa un paziente su tre non risponde alla terapia iniziale o successivamente sperimenta recidiva.

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