Linfomi non Hodgkin, dalla ricerca una nuova proposta terapeutica

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Un approccio basato sulla combinazione tra terapia cellulare e anticorpi monoclonali che può rappresentare “una nuova e promettente strategia per la cura dei linfomi a cellule B, prospettandosi come una valida alternativa all’utilizzo dei CAR-T”. E’ quella proposta da un team di studiosi dell’Università di Padova e legata al trattamento di questi tumori maligni che originano dai linfociti B e T, nel tessuto linfatico di linfonodi, milza, timo e nel midollo osseo

Una nuova strategia per il trattamento dei linfomi non Hodgkin (LNH), tumori maligni che originano dai linfociti B e T, nel tessuto linfatico di linfonodi, milza, timo e midollo osseo. E’ quella che ha proposto il team di ricercatori coordinato dal professor Antonio Rosato, del dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche dell’Università di Padova e da Roberta Sommaggio, dell’Istituto Oncologico Veneto.

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Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Journal for ImmunoTherapy of Cancer”, ha avanzato dunque una nuova strategia per il trattamento di linfomi a cellule B, “utilizzando una terapia di combinazione basata su cellule CIK e anticorpi monoclonali anti-CD20”, come si legge in un comunicato diffuso sul sito dell’ateneo veneto. Attualmente, hanno rilevato gli esperti, sono state identificate più di 40 forme diverse di LNH, ciascuna distinta da un particolare andamento clinico-prognostico e, di conseguenza, da uno specifico approccio terapeutico. I linfomi non Hodgkin sono tumori che, nel nostro Paese, rappresentano la quinta forma di cancro più comune negli uomini e la sesta nelle donne. Alcuni studi sul tema, sottolineano gli esperti, hanno già dimostrato in queste neoplasie un significativo vantaggio terapeutico della combinazione di chemioterapia convenzionale e anticorpi monoclonali, rilevando una sopravvivenza libera da malattia a 10 anni dalla diagnosi in quasi il 60-70% dei casi. Però, quando i tumori aggressivi non rispondono alla terapia standard o si dimostrano recidivi, la prognosi può risultare scarsa.

Nuovi approcci alternativi di immunoterapia

Da qui la base di partenza di questo studio, nato “dalla necessità di trovare approcci alternativi di immunoterapia per il trattamento di pazienti adulti con linfoma B diffuso a grandi cellule che non rispondono alla terapia CAR-T”, ha spiegato Rosato. Come confermato dallo stesso professore, il trattamento “è basato sull’osservazione che le cellule CIK, in grado di agire contro il tumore facendo in modo che gli anticorpi fungono come da GPS per indirizzare la cellula killer al bersaglio” e con l’obiettivo che riconoscano “con precisione assoluta le cellule tumorali in un meccanismo di tipo chiave-serratura”. Lo studio, in sostanza, si pone come alternativa alle terapie con cellule CAR-T, cellule T del sangue del paziente modificate geneticamente in laboratorio per fare in modo che colpiscano le cellule tumorali, che prevedono però manipolazioni genetiche che possono avere lo svantaggio di incrementare i costi di produzione, i controlli di qualità e la logistica di somministrazione. Da qui la necessità di approcci alternativi di immunoterapia che risultino più sostenibili per la sanità pubblica.

Il ruolo delle cellule Cik

Nel raccontare la specificità di questo lavoro di ricerca, Sommaggio ha sottolineato come la proposta terapeutica rappresenti “una interessante alternativa di terapia cellulare adottiva ACT per la cura di malattie neoplastiche che ancora non presentano valide opzioni terapeutiche”, basata proprio su “cellule Killer Indotte da Citochine, le CIK appunto, che possono essere facilmente ottenute da un donatore sano o dal paziente stesso ed espanse in laboratorio, ed esercitano una potente attività citotossica nei confronti di tumori sia ematologici che solidi, ma non di tessuti normali e precursori ematopoietici e hanno il vantaggio di non richiedere manipolazioni genetiche, con costi di produzione pertanto contenuti. Secondo i ricercatori, in conclusione, i dati relativi a questo studio “indicano che questo approccio di combinazione tra terapia cellulare e anticorpi monoclonali possa costituire una nuova e promettente strategia per la cura dei linfomi a cellule B, prospettandosi come una valida alternativa all’utilizzo dei CAR-T e aprendo al contempo la possibilità di implementazione ed applicazione ad altre tipologie tumorali”.

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