Scoperti i segnali con cui il tumore altera i moto-neuroni. Lo studio

Salute e Benessere
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I risultati della ricerca, condotta da Unipd e Vimm, potrebbero aprire la strada allo sviluppo di nuovi trattamenti per migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici

Nuovi passi in avanti nella lotta contro i tumori. Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Istituto Veneto di Medicina Molecolare Vimm, in collaborazione con i colleghi dell'Università di Padova, è riuscito a individuare i segnali con cui il tumore altera i neuroni motori, responsabili del rilascio di segnali attivatori dalla spina dorsale alle fibre muscolari. Nello specifico, dall'analisi è emerso che la crescita della massa neoplastica causa la produzione di specifiche proteine (activina A, IL6, noggin), in grado di alterare la struttura e la funzionalità dei neuroni motori presenti nel midollo spinale. Come spiegato dai ricercatori sul sito dell'ateneo, questo particolare effetto sui moto-neuroni "comporta una diminuita comunicazione tra nervo e muscolo, evento che induce debolezza, affaticabilità precoce, perdita di massa muscolare e l’insorgenza della cachessia", una condizione che comporta un'incontrollata perdita di peso che non può essere contrastata con un supporto nutrizionale. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine, potrebbero aprire la strada allo sviluppo di nuovi trattamenti per migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici.

Lo studio nel dettaglio

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Nel corso dello studio, sostenuto dalla Fondazione Airc, il team di ricerca dopo aver individuato le molecole coinvolte nella cachessia neoplastica, ha avviato in laboratorio una sperimentazione di un farmaco già utilizzato in vari Paesi per il trattamento di altre patologie. "Il trattamento farmacologico ha contrastato la degenerazione dei neuroni, preservato la massa muscolare e, inoltre, ha aumentato la sopravvivenza indipendentemente dalla crescita del tumore", ha spiegato Marco Sandri del Dipartimento di Scienze Biomediche, precisando che saranno necessarie ulteriori sperimentazioni cliniche per confermare quanto emerso dai test condotti in laboratorio. "Questi risultati hanno gettato le basi per lo sviluppo di una nuova serie di farmaci che potrebbero agire sia sui neuroni sia sui muscoli, per massimizzare l'azione anti-cachettica e migliorare la qualità di vita e la sopravvivenza dei pazienti oncologici", ha concluso il ricercatore.

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