Covid, Arcuri assicura: “Presto potremo fare 200 mila tamponi al giorno”

Salute e Benessere

Lo ha detto il commissario all'emergenza Covid, nel corso di un'intervista rilasciata al "Corriere della Sera". "Stiamo chiudendo l’offerta pubblica per i test rapidi antigenici e ne compreremo dieci milioni, non più cinque", ha spiegato ancora

“Facciamo ormai stabilmente oltre 100 mila tamponi molecolari al giorno e ci stiamo attrezzando per chiudere il gap fra domanda e offerta. Daremo alle regioni molto presto la possibilità di arrivare a 200 mila tamponi al giorno. Stiamo chiudendo l’offerta pubblica per i test rapidi antigenici e ne compreremo 10 milioni, non più cinque. Li distribuiremo alle Asl, ma anche nelle scuole, nei porti, negli aeroporti, e ai medici di base”. E’ questa la rassicurazione che ha fornito il commissario all'emergenza Covid, Domenico Arcuri, in un'intervista concessa al "Corriere della Sera", sottolineando, dunque, che in Italia “raddoppieremo i tamponi in due mesi”.

Il commissario sull'emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, risponde ad alcune domande dei giornisti, davanti al dipartimento di Portezione Civile, Roma 24 marzo 2020. 
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Domenico Arcuri - ©Ansa

L’importanza di medici di base e pediatri

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Secondo Arcuri, un ruolo centrale e fondamentale dovrà essere quello dei medici di base e pediatri a cui verrà chiesto "un coinvolgimento pieno". A loro dovranno essere forniti gli strumenti per "una ritrovata centralità della medicina di territorio. I medici di base devono poter fare i test nelle case e curare lì, il più possibile i malati, visto che ormai i protocolli sono standardizzati", ha ribadito ancora il commissario, "non serve più portare le persone in ospedale solo perchè hanno 38 di febbre", ha detto. Il ruolo dei medici di base diventa ancora più importante, ha spiegato Arcuri, pensando che, ad esempio, "il drive in è un'iniziativa delle regioni: in alcune funziona, in altre no".

Le differenze con la prima ondata

Arcuri poi, nel corso dell’intervista, si è soffermato a commentare anche altri temi, tra cui quello legato alle differenze tra la prima ondata di contagi e quella che si sta vivendo in questi giorni. Sostanzialmente, differisce “l’origine”. Durante l’ondata di febbraio/marzo, “il virus circolava negli ospedali e nelle residenze per anziani. Oggi l’80% dei contagi avviene in casa. I ragazzi lo prendono fuori e lo portano in famiglia”. E’ cambiata poi anche l’età dei pazienti e la risposta all’emergenza. “L’età media dei contagiati era di 70 anni, oggi di 40. Eravamo secondi al mondo per contagiati, l’epicentro dell’Europa. Oggi siamo 16esimi e dietro diversi Paesi europei. Ma non possiamo abbassare la guardia. Dobbiamo mettere in pratica tutto quello che abbiamo imparato, vale per le istituzioni così come per i cittadini”, ha sottolineato ancora. Il confronto è anche legato ai numeri. “Il 21 marzo c’erano 6.557 contagiati con 26.336 tamponi: una quota di positivi del 24,9%. Giovedì scorso abbiamo avuto 8.804 contagi con 162.932 tamponi. Una quota di positivi del 5,4%. Avessimo avuto le stesse incidenze di marzo, i contagiati sarebbero stati quarantamila”, ha spiegato Arcuri.

L’appello agli italiani

Gli italiani hanno abbassato la guardia? Secondo Arcuri “no”, ma, ha detto, “abbiamo visto le spiagge e gli assembramenti serali nelle piazze in estate”. Quindi un appello rivolto a tutti. “È fondamentale che gli italiani mantengano la disciplina dimostrata in primavera e mi pare siano già tornati a praticarla. Magari anche applicando qualche sanzione, anche contenuta. Non possiamo far finta che la recrudescenza non ci sia”, ha aggiunto il commissario.

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