Covid, Galli: “È necessario agire ora per evitare un nuovo lockdown”

Salute e Benessere

All’appello del direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano si uniscono anche Marino Faccini e Marco Rizzi

Mettere in atto ora delle misure energiche e sostenibili per evitare un nuovo lockdown generalizzato: è questo l’appello di Massimo Galli, il direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Alla sua richiesta si uniscono anche Marino Faccini, direttore UOC Medicina Preventiva nelle Comunità – Malattie Infettive dell’ATS Milano e Marco Rizzi, Direttore Malattie Infettive ASST Papa Giovanni XXIII Bergamo, Presidente SIMIT Lombardia. “Un nuovo lockdown avrebbe dei costi sociali elevati e metterebbe tutti in gande difficoltà, ha spiegato Galli.

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“Chiediamo alle autorità di adottare i provvedimenti necessari, purché siamo coerenti con il risultato atteso: in questa delicata fase, occorrono interventi mirati e selettivi; immediati provvedimenti rigorosi circoscritti agli ambiti territoriali più critici possono evitare di dovere adottare in un prossimo futuro generalizzati provvedimenti restrittivi di difficile sostenibilità”, spiegano Galli, Faccini e Rizzi. Per i tre esperti, nelle aree metropolitane tutti coloro che possono lavorare o studiare da casa dovrebbero essere messi nelle condizioni di farlo da subito. “Tagliamo le gambe al virus; nelle aree in cui non fosse possibile gestire in modo adeguato i trasporti si attui subito la didattica a distanza per le attività superiori e le università; si valuti inoltre rapidamente ove necessario il blocco delle attività ludiche e ricreative, in aggiunta agli stop già decisi e alla massiccia attivazione dello smart working”, aggiungono i firmatari dell’appello.

 

L’invito all’azione

Rivolgendosi ai cittadini, Galli, Faccini e Rizzi li invitano a sacrificare parte della loro vita sociale e a evitare ogni incontro non indispensabile, sia in casa che all’esterno. Gli esperti ricordano che oggi, martedì 20 ottobre, si compiono otto mesi dalla segnalazione del primo caso di Covid in Lombardia. “Se nel periodo buio dei primi mesi ci si poteva arrendere al fatto di essere stati colti di sorpresa, ora il ritardo di una efficace risposta non può più essere giustificato”, sottolineano. Poiché il virus è rimasto sostanzialmente immutato e da diversi giorni i servizi di prevenzione territoriale non sono più in grado di svolgere un tempestivo “contact tracing”, gli esperti sostengono che “non è più il momento delle discussioni estenuanti, delle trattative al ribasso e degli sterili distinguo. Sappiamo che cosa è necessario fare per ridurre la velocità della corsa dei contagi verso un punto di non ritorno, soprattutto nelle aree in cui l’accelerazione è più forte”.

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