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Caso Cucchi, i genitori: “Da Ilaria la forza per cercare la verità”. Oggi la sentenza

3' di lettura

"Ci auguriamo una svolta, i dati sono tutti a favore di una sentenza positiva, però ci sono dei segnali...", dicono Giovanni Cucchi e Rita Calore

"Ilaria ci ha dato la forza per andare avanti e cercare la verità". Sono queste le parole di Giovanni Cucchi e Rita Calore, genitori di Stefano Cucchi, all'apertura dell'ultima udienza, che si svolge nell'aula bunker di Rebibbia, al processo in cui sono imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale, per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell'ottobre 2009 per droga e deceduto una settimana dopo in ospedale. I giudici della prima Corte d'assise di Roma sono entrati in camera di consiglio per deliberare. La sentenza è prevista nel pomeriggio.

"Ci auguriamo una svolta"

"Quello che abbiamo giurato davanti a quel corpo massacrato è che non ci saremmo mai fermati e così faremo, andremo sempre avanti. Oggi ci auguriamo una svolta, i dati sono tutti a favore di una sentenza positiva, però ci sono dei segnali...". "Siamo molto agitati - hanno aggiunto i genitori di Stefano - il fatto di avere come parte civile dei ministeri in altri processi è molto positivo perché vuol dire che dopo 10 anni finalmente lo Stato è vicino a noi e non siamo più soli".

Ilaria Cucchi: "Spero che Stefano possa riposare in pace"

"Sono momenti di estrema tensione perché sono passati 10 anni - ha detto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano -. Ormai mi sembra tutto chiaro ed è evidente che Stefano sia morto per le conseguenze di un pestaggio. Spero che possa avere giustizia e possa riposare in pace". 

Le richieste del pm

Il pm Giovanni Musarò ha chiesto la condanna a 18 anni di reclusione ciascuno per i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, accusati di omicidio preterintenzionale. Per il carabiniere Francesco Tedesco, l'imputato-accusatore che con le sue dichiarazioni ha fatto luce sul presunto pestaggio subito da Stefano Cucchi in caserma la notte dell’arresto, il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione dall'accusa di omicidio preterintenzionale e tre anni e mezzo di reclusione per l'accusa di falso. Otto anni di reclusione per falso sono stati richiesti per il maresciallo Roberto Mandolini; mentre per l'ulteriore imputazione di calunnia, contestata al carabiniere Vincenzo Nicolardi e ai colleghi Tedesco e Mandolini, il pm ha sollecitato una sentenza di non procedibilità per prescrizione del reato.

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