Scudo penale per agenti delle forze dell'ordine, cosa significa e come funziona
PoliticaIntroduzione
Il modello 45 bis è il registro introdotto dal decreto Sicurezza per i casi in cui un fatto potenzialmente configurabile come reato potrebbe essere stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa o l’adempimento di un dovere. Non c’è quindi un procedimento con persone iscritte nel registro degli indagati, ma una fase preliminare di verifica.
Questa specifica casistica è tornata sotto i riflettori dopo che, il 19 luglio, a Bologna, un 43enne di orgini marocchine è morto dopo essere stato ammanettato da degli agenti di Polizia. Sulla questione, la polemica si era accesa anche a inizio 2026, con il caso del pusher ucciso a Rogoredo, con il poliziotto Carmelo Cinturrino accusato di omicidio volontario.
Ma di cosa si tratta?
Quello che devi sapere
Il decreto sicurezza
L'istituzione del Modello 45-bis
Tra i 33 articoli c'è dunque anche il cosiddetto 'scudo'. In particolare è prevista l'istituzione del Modello 45-bis, un nuovo registro delle Procure italiane, utilizzato dai pubblici ministeri per annotare i fatti di reato commessi in evidente presenza di cause di giustificazione (come legittima difesa o uso legittimo delle armi).
L'articolo 12 del decreto introduce, infatti, un nuovo comma nel corpo dell'articolo 335 codice di procedura penale, prevedendo che il nome dell'autore di un fatto che "appare evidente" essere stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, non sia più iscritto automaticamente nei registri esistenti, ma annotato in un modello ad hoc, all'interno del quale è oggetto non di iscrizione, ma di una "annotazione preliminare".
Dunque il pubblico ministero procede all'annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito l'episodio. E, in caso non sia necessario procedere al compimento di ulteriori accertamenti, il pubblico ministero dovrà assumere le proprie determinazioni in ordine alla richiesta di archiviazione, senza ritardo e comunque entro 30 giorni dall'annotazione preliminare.
I casi di Bologna e Teramo
Uno dei primi casi di applicazione della nuova norma è stato quello di Bologna, per chiarire le circostanze e le cause della morte di Abderahhim Fakir, avvenuta domenica 19 luglio durante un intervento della Polizia. La Procura ha iscritto un procedimento nell'apposito registro 'modello' 45 bis, "nei confronti di quanti hanno preso parte alle diverse fasi del prolungato intervento". Ma c'è anche un precedente a inizio luglio, a Teramo, che riguarda un carabiniere alla guida del suv di servizio che si è scontrato con uno scooter su cui viaggiava un uomo scappato a un posto di controllo. Il militare non è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio stradale, ma il sostituto procuratore di Teramo, Elisabetta Labanti, alla vigilia dell'autopsia, ha deciso di applicare la nuova procedura.
Nordio: “Nuova norma non è uno scudo penale perché non dà impunità”
"Decide il pubblico ministero se iscrivere nel registro degli indagati oppure no. Su questo il magistrato è sovrano ma deve tener conto che questa nuova norma è molto esplicita: le cause di giustificazione sono note a tutti", aveva da subito precisato sul punto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. "Abbiamo deciso per il registro altrimenti il pm avrebbe potuto continuare i suoi accertamenti anche nei confronti di quella persona a vita natural durante", ha aggiunto. In sostanza, la nuova norma "non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l'impunità non c'è per nessuno, quindi è una parola impropria. Abbiamo introdotto un principio che nasce da un equivoco di 50 anni fa. Quando 50 anni fa era stato introdotto l'istituto dell'avviso di reato poi diventato avviso di garanzia. L'istituto che era nato a garanzia dell'eventuale indagato si è trasformato in un'onta, in una condanna anticipata, sia da un punto di vista mediatico, sia professionale sia politico", ha precisato ancora Nordio, sottolineando poi che la norma non riguarda solo gli agenti ma tutti i cittadini.
Il commento dei giuristi
Il giurista Salvatore Curreri, docente di diritto Costituzionale all'Università di Enna, aveva commentato le osservazioni formulate dal Quirinale sul decreto. E sul cosiddetto scudo penale aveva spiegato che "poteva prestarsi a profili d'incostituzionalità laddove fosse passata l'idea di un trattamento privilegiato, quasi d'impunità a favore delle forze dell'ordine". "Premesso che l'iscrizione nel registro degli indagati non è una infamia ma un atto previsto a garanzia del diritto di difesa dell'inquisito - che non è ancora né imputato, né condannato - in nome del rispetto del principio d'eguaglianza un simile “scudo” può applicarsi a tutti coloro - e quindi non solo agli agenti di pubblica sicurezza - che possono giustificare gli eventuali reati commessi nell'esercizio del diritto di difesa". Difesa "che non è mai sempre e comunque legittima ma va esercitata in modo proporzionale al bene offeso”, aveva aggiunto. Anche l'ex presidente della Consulta, Antonio Baldassarre, aveva giudicato la decisione contenuta nell'atto in linea con il dettato costituzionale.
Lo scontro politico sullo scudo
Il provvedimento ha portato anche allo scontro politico tra maggioranza e opposizione, con la premier Giorgia Meloni che ha da subito risposto agli attacchi: “Non esiste alcuno scudo penale. Chi indossa una divisa e rappresenta le istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore”.
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