Pusher ucciso a Rogoredo, poliziotto: "Chiedo scusa a tutti quelli che indossano divisa"
CronacaCarmelo Cinturrino è accusato di aver ucciso Abderrahim Mansouri il 26 gennaio nel boschetto dello spaccio di Rogoredo. Al suo avvocato ha detto: "Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato". Il legale a Sky TG24: "Ha risposto a tutte le domande"
"Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia". Carmelo Cinturrino, l'assistente capo della Polizia fermato per l'omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri, si è rivolto così al suo l'avvocato, l'avvocato Piero Porciani. Lo ha detto lo stesso legale entrando nel carcere di San Vittore dove si è tenuto l'interrogatorio davanti al gip per la convalida del fermo. Subito dopo il legale, parlando con Sky TG24, ha detto che il suo assistito "ha risposto a tutte le domande, ha detto tutto ciò che è accaduto e si scusa con tutti, soprattutto con chi ha avuto fiducia in lui". "Cinturrino ha la bella faccia tosta di chiedere scusa alla Polizia di Stato, di dire che è un traditore, di chiedere scusa a tutti i colleghi, di dire che ha tradito la loro fiducia, ma non si è neanche mai degnato di chiedere scusa ai familiari di Abderrahim Mansouri e questo la dice lunga sulla sua personalità, la dice veramente lunga", ha affermato l'avvocata Debora Piazza, che con il collega Marco Romagnoli assiste la famiglia del 28enne ucciso.
Cosa ha detto Cinturrino durante l'interrogatorio
"Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa”, ha detto Carmelo Cinturrino durante l'interrogatorio davanti al gip Domenico Santoro nel carcere di San Vittore. Come ha riferito il suo difensore, l'avvocato Piero Porciani, il poliziotto ha "ammesso le sue responsabilità e chiede scusa a quelli che si sono fidati di lui. Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori". Come ha riferito il legale, Cinturrino ha risposto a tutte le domande del gip e del procuratore Marcello Viola. Ha ripetuto di aver esploso il colpo per "paura" e dopo ha aggiunto di essersi sentito "perso" perché "sa bene - ha precisato il legale al termine dell'interrogatorio - cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa". Da qui l'ordine al suo collega di andare al commissariato Mecenate a prendere la replica della pistola. "Un'arma giocattolo che non doveva essere tracciata - ha sottolineato il difensore - e che ha trovato ancora prima del Covid in zona Lambro e ha tenuto". Cinturrino avrebbe affermato che tutti gli agenti, eccetto la donna, che il 26 gennaio si trovavano in via Impastato, lo "hanno visto prendere qualcosa dalla macchina e mettere un oggetto vicino al corpo di Mansouri", che però "dice di non aver toccato - ha continuato l'avvocato - come dice di aver chiamato i soccorsi subito". A chi ha chiesto se è vero che girava con un martello, Porciani ha replicato: “Era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono" nel boschetto di Rogoredo. "Qualche volta aveva anche una paletta", ha precisato. Nelle prossime ore il giudice deciderà sulla richiesta di convalida del fermo e sulla misura del carcere per l'assistente capo accusato di omicidio volontario.
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In mattinata l'avvocato Porciani aveva spiegato che il suo assistito è "triste, pentito di quello che ha fatto" e ha aggiunto che sia lui che la madre "sono andati a pregare in Chiesa", anche per la vittima. Il difensore ha inoltre ribadito che Cinturrino "ha sparato perché aveva paura; quello che ha fatto dopo lo sappiamo tutti, è stato un errore", ha aggiunto ribadendo che l'assistente capo "non ha mai preso un centesimo da nessuno". Per quanto riguarda la messinscena della pistola, l'avvocato Porciani ha spiegato che "era in quello zaino da qualche tempo e che il suo collega", quando ha ricevuto l'ordine di andare a prenderlo in commissariato, "non poteva non sapere". "Che Cinturrino venga cacciato sono d'accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga", ha concluso a proposito delle parole del Capo della Polizia, prefetto Vittorio Pisani.
Agente conferma ai pm: "Cinturrino chiedeva soldi e droga"
Intanto uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso nel caso della morte di Abderrahim Mansouri ha confermato a verbale, interrogato il 19 febbraio, le "richieste di soldi e droga" da parte dell'assistente capo Carmelo Cinturrino in carcere da ieri per omicidio volontario: "Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici". L'agente l'ha descritto come violento e "poco raccomandabile": pestava pure con "accanimento" con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga. E sul rapporto con Mansouri detto Zack: "So che lui lo voleva prendere".
Compagna del poliziotto fermato: "Se ha sbagliato pagherà"
"Quando l'indagine indicherà la verità vedremo. Se ha sbagliato pagherà quello che deve”, ha detto la fidanzata di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia fermato per l'omicidio di Abderrahim, all'ANSA. La donna, custode in un palazzo al quartiere Corvetto, ha detto di essere "amareggiata" per le perquisizioni di ieri ma che gli investigatori "dovevano fare il loro lavoro. Tutto questo di certo non mi rende felice".
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La Russa: "Severità per agente, ma pena giusta per banditi"
Intanto sul caso è intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa: "Io chiedo una grande severità verso i delinquenti, una doppia severità quando a commettere un reato così grave, se mai fosse vero, è un poliziotto. Però attenzione, chiedo una pena doppia per un poliziotto a patto che si dia la pena giusta al bandito. Non vorrei invece che qui si parla tanto di stato di polizia e a esser perseguiti anche giustamente, sono i poliziotti e non invece i banditi. Perseguiamo i banditi fino al fondo, se un poliziotto sbaglia in maniera grave, ancora più severi. Ma senza dimenticare che la legge deve colpire pesantemente chi viola sistematicamente la legge".
Raccolta fondi, Sap: "Restituiremo somme a chi ha contribuito"
Il Sindacato autonomo di polizia ha invece fatto sapere che restituirà l'intera somma devoluta alle circa mille persone che hanno contribuito alla raccolta fondi per sostenere la tutela legale di Carmelo Cinturrino. La raccolta era stata lanciata dal Sap alcuni giorni dopo quanto accaduto a Milano lo scorso 26 gennaio. "Quanto emerso negli ultimi giorni denota la gravità dei fatti e dei comportamenti tenuti nel boschetto di Rogoredo dagli operatori di polizia e in primis da Carmelo Cinturrino. Da un collega delle forze dell'ordine ci si aspetta rigore, professionalità e serietà, quanto accaduto e di una gravità inaudita”, ha spiegato il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni. "Rispetto alle informazioni raccolte inizialmente lo scenario è completamente diverso. Non solo ne prendiamo atto, ma ci spiace perché il nostro agire in buona fede ha raccolto la sensibilità di tantissime persone che si sono attivate immediatamente. La raccolta fondi era finalizzata a sostenere un collega che ritenevamo in difficoltà per motivi di servizio, purtroppo ci siamo sbagliati. Alla luce degli attuali fatti, non possiamo che rivedere la nostra posizione e sarà nostra cura restituire l'intero contributo a chi ha sostenuto l'iniziativa".