Cos'è la slopaganda, propaganda politica fatta di video AI che conquista Trump e Vannacci

Politica

Introduzione

Roberto Vannacci ha diffuso sui suoi canali social un video generato con l'intelligenza artificiale che lo ritrae come condottiero romano mentre "ordina" la morte dei suoi avversari politici in un'arena. Non è un episodio isolato, ma l'ultimo esempio italiano di un fenomeno che ha in Donald Trump il suo apripista: la cosiddetta "slopaganda", cioè l'uso di contenuti sintetici di bassa qualità per fare comunicazione politica. Ecco che cos'è, come funziona, perché si diffonde e come le piattaforme stanno provando a limitarne il modello economico.

Quello che devi sapere

Che cosa significa "slopaganda"

Il termine nasce dalla fusione di due parole inglesi: "slop", che indica i contenuti scadenti prodotti in serie dall'intelligenza artificiale, e "propaganda". Definisce quindi i materiali sintetici (video, immagini, testi, audio) creati e diffusi con l'obiettivo di manipolare convinzioni, emozioni e attenzione del pubblico per fini politici. Non punta necessariamente a far credere una notizia falsa: spesso serve soprattutto a costruire associazioni emotive attorno a una figura o a un tema.

Chi ha coniato il termine

La parola è stata introdotta nel 2025 dal filosofo Michał Klincewicz dell'Università di Tilburg, nei Paesi Bassi, insieme al collega australiano Mark Alfano e al ricercatore indipendente Amir Ebrahimi Fard. In un loro studio i tre analizzano come l'IA generativa stia dando alla propaganda un volto nuovo e più insidioso, moltiplicando la quantità di contenuti manipolatori che possono essere prodotti e messi in circolazione.

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Che cosa sono i video "slop"

Con "slop" si intende quel flusso di contenuti a basso costo e bassa qualità che l'intelligenza artificiale generativa permette di produrre in grandi quantità e in pochissimo tempo. Nel caso dei video, si tratta spesso di clip realizzate con software di generazione automatica, prive di un vero lavoro autoriale, pensate per catturare lo sguardo di chi scorre distrattamente i social. La slopaganda è un sottoinsieme di questo materiale, distinto però da un intento politico o ideologico preciso.

Perché funziona: scala, personalizzazione, velocità

Rispetto alla propaganda tradizionale, la slopaganda si distingue per tre caratteristiche. La prima è la scala: si producono enormi volumi di contenuti a costo quasi nullo. La seconda è la personalizzazione: i messaggi possono essere ritagliati su specifici gruppi di utenti, per rafforzarne pregiudizi o reazioni emotive. La terza è la velocità: sfruttando la iperconnessione dei social, un contenuto si propaga con una rapidità che i media tradizionali non potevano raggiungere. Il messaggio funziona quando è emotivamente forte, di solito in senso negativo, e arriva a un pubblico distratto.

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Trump, il precursore

Il modello ha il suo apripista in Donald Trump. Nell'ottobre 2025 il presidente statunitense ha pubblicato un video generato con l'IA in cui compare ai comandi di un caccia, con una corona in testa, mentre riversa liquami sui manifestanti americani. In un'altra occasione ha diffuso una clip che immaginava la sua futura biblioteca presidenziale come un enorme grattacielo dorato. Alla Casa Bianca è stata attribuita anche una serie di video che celebravano i raid contro l'Iran mescolando immagini reali, spezzoni di film e sequenze tratte da videogiochi.

Il caso Vannacci

L'ultimo esempio italiano porta la firma di Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, che ha condiviso sui propri profili un video AI ambientato in un anfiteatro dell'antica Roma. Le immagini lo mostrano vestito da condottiero, seduto accanto a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Nell'arena, legati, compaiono Elly Schlein, Giuseppe Conte, Romano Prodi e Laura Boldrini, di cui il pubblico chiede l'esecuzione. Abbassando il pollice, il generale ordina la morte dei rivali "con la falce e il martello, la stessa falce e martello che non hanno mai usato". Sugli spalti, i volti inorriditi di Mario Draghi, Roberto Speranza e Beatrice Lorenzin.

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La stretta delle piattaforme sull'economia dello slop

Sul versante economico, i grandi player hanno iniziato a intervenire. Da luglio 2025 YouTube, di proprietà di Google, ha inasprito le regole di monetizzazione per colpire i contenuti prodotti in serie e privi di reale valore, richiedendo materiale "significativamente originale e autentico". Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 la piattaforma ha rimosso 16 canali con circa 35 milioni di iscritti complessivi e miliardi di visualizzazioni. Anche Meta ha seguito una linea analoga contro i contenuti non originali.

Perché slop economico e slopaganda politica non sono la stessa cosa

È un punto che aiuta a leggere il fenomeno. La stretta delle piattaforme colpisce soprattutto lo slop prodotto per fare soldi o gonfiare le visualizzazioni: canali automatizzati, video ripetitivi, "fabbriche" di contenuti costruite solo sul volume. La slopaganda condivide gli stessi strumenti tecnici, ma se ne distingue per l'intento, che è politico e non commerciale. Le regole sulla monetizzazione, quindi, non intercettano direttamente la propaganda: sono due fenomeni contigui, alimentati dalla stessa tecnologia, ma non sovrapponibili.

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I rischi per l'ecosistema informativo

Secondo i ricercatori, il pericolo maggiore non è solo la singola bugia, ma l'inquinamento complessivo dell'ambiente informativo. Diffondendo un flusso continuo di mezze verità e falsità, la slopaganda rende sempre più difficile distinguere ciò che è affidabile. L'effetto collaterale è duplice: da un lato le persone imparano a riconoscere i falsi, dall'altro finiscono per diffidare anche di immagini e informazioni autentiche. Quando diventa arduo individuare fonti attendibili, cresce la tentazione di credere solo a ciò che conforta o indigna.

Trasparenza ed etichettatura: le regole in arrivo

Sul fronte delle contromisure si muovono anche i regolatori. Le piattaforme stanno progressivamente irrigidendo gli obblighi di dichiarazione per i contenuti sintetici realistici, adottando standard di tracciabilità come il C2PA, pensati per certificare l'origine di un file. In Europa l'AI Act introduce specifici obblighi di trasparenza sui contenuti generati o manipolati dall'intelligenza artificiale. L'obiettivo è mettere l'utente nelle condizioni di sapere quando ciò che sta guardando è stato prodotto da una macchina.

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