Riconoscimento facciale, il governo approva il decreto. Introdotte più tutele, cosa cambia
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Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ieri al decreto che recepisce l'AI Act europeo, finito nelle ultime settimane al centro delle polemiche politiche: il dibattito si è concentrato in particolare sulle norme relative al riconoscimento facciale con strumenti di intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia in luoghi pubblici. Un tema che aveva causato tensioni non solo tra maggioranza e opposizioni, ma anche tra i partiti che sostengono il governo Meloni. Alla fine, dopo il ‘richiamo’ arrivato dall’Unione europea, il provvedimento è stato approvato con alcune modifiche.
Quello che devi sapere
Che cosa cambia nel decreto
In generale, la versione aggiornata del decreto mantiene inalterato l'impianto sul riconoscimento facciale, ma prevede adesso una rete di garanzie più fitte che rafforzano le tutele per i cittadini: è arrivato infatti il doppio vaglio tra pubblico ministero e giudice, non ci sarà nessun archivio biometrico permanente, viene rafforzato il ruolo del Garante per la privacy e sono imposti limiti più stringenti all'impiego dell'intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia.
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Il compromesso sul testo
Le modifiche rispetto alla prima versione del testo rappresentano di fatto un compromesso tra le necessità di sicurezza, i diritti fondamentali protetti dalla legge e dall’AI Act e il principio di "proporzionalità": un confronto che ha accompagnato l’intero iter parlamentare, facendo emergere diverse sensibilità tra i partiti del centrodestra e imponendo una sintesi arrivata solamente al tavolo del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi.
Il monito dell’Ue e la posizione del governo
La necessità di modifiche era sembrata evidente quando la scorsa settimana un portavoce della Commissione europea aveva dichiarato: "Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull'IA (l’AI Act, ndr)". L’esecutivo europeo aveva spiegato che "non vogliamo che con l'IA ci sia un controllo pubblico su dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili, quindi questo è un chiaro divieto". Dopo il monito, da Palazzo Chigi si era fatto sapere che "l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall'AI Act, come fatto finora".
Il doppio livello di controllo
Dunque, l’esecutivo è intervenuto e dal Consiglio dei ministri è emerso un testo con garanzie rafforzate. Il cambiamento più significativo riguarda proprio il tema centrale nel confronto politico, e cioè le regole sull'autorizzazione all'uso del riconoscimento facciale: il governo non arretra sulla linea della sicurezza, ma ne rafforza le garanzie introducendo un doppio livello di controllo affidato a pubblico ministero e giudice. "Non c'è nulla di automatico affidato all'intelligenza artificiale", ha rivendicato il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto.
L’IA "al servizio" delle indagini
Lo stesso viceministro Sisto ha sottolineato che è sempre previsto il vaglio dell'autorità giudiziaria, "in modo diversificato tra pm e giudice", anche in funzione delle diverse esigenze di urgenza. "La macchina non decide nulla", ha ribadito più volte: l'IA è "al servizio" delle indagini.
Niente scraping di immagini online
Tra le altre modifiche arrivate, è stata scongiurata la possibilità di alimentare banche dati biometriche con lo scraping indiscriminato di immagini raccolte sul web. Inoltre, come detto, viene rafforzato il presidio del Garante per la privacy ed è stato ristretto ulteriormente il perimetro d'uso del riconoscimento facciale dopo un reato: i sistemi potranno servire soltanto a confermare l'identità di una persona già indiziata, non a cercare un sospetto all'interno di enormi archivi di immagini.
La videosorveglianza negli spazi pubblici
Anche la videosorveglianza viene ricondotta entro confini più netti: per quanto riguarda le piazze, gli stadi, i cortei o gli eventi con particolari esigenze di ordine pubblico sarà possibile conservare le immagini, ma senza alcuna elaborazione biometrica preventiva. Soltanto dopo il verificarsi di un reato potrà essere attivato il riconoscimento facciale sulle immagini già raccolte, destinate comunque a essere cancellate dopo sette giorni.
I dati per sviluppare l’IA
Infine, l’ultimo capitolo delle modifiche è rivolto al futuro. Per sviluppare i sistemi di intelligenza artificiale sarà possibile utilizzare dati sintetici o dati reali anonimizzati e pseudonimizzati. E ci sarà una cornice più chiara per la ricerca e la sperimentazione, distribuendo responsabilità e obblighi tra amministrazioni, università e imprese.
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