Decreto Sicurezza, via libera del Cdm. Dal fermo preventivo allo scudo penale: le misure

Politica
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Introduzione

Il Consiglio dei Ministri si è riunito nel pomeriggio di oggi, 5 febbraio, a quasi una settimana dagli scontri a Torino al corteo di Askatasuna. Dopo una lunga gestazione, culminata con una riunione di maggioranza lunedì scorso a Palazzo Chigi e un'interlocuzione con il Quirinale su alcuni rilievi emersi, il governo ha approvato un decreto legge e un disegno di legge, rispettivamente con 33 e 29 articoli.

 

"Continuiamo ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall'altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini", ha affermato tramite un post sui social la premier, Giorgia Meloni.

 

Ecco le principali misure.

Quello che devi sapere

Cosa prevede il pacchetto sicurezza

Obiettivo del governo e della maggioranza parlamentare è quella di introdurre norme che vadano a intervenire sull’ordine pubblico, sulle manifestazioni, criminalità giovanile e immigrazione. Le misure approvate coprono un ampio spettro: dal fermo preventivo per bloccare i violenti prima che arrivino in piazza alla stretta sui coltelli per i minorenni, fino allo 'scudo' - ma non solo per gli agenti, anche per tutti i cittadini - e alle zone rosse.
 

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Palazzo Chigi

Il fermo preventivo

Nel decreto sicurezza spicca la possibilità per ufficiali e agenti di polizia di trattenere nei propri uffici, per un massimo di 12 ore, persone individuate durante i controlli preventivi in vista di manifestazioni e ritenute pericolose per il pacifico svolgimento dei cortei. Secondo quanto si legge nell'articolo 7 comma 2 della scheda di sintesi del provvedimento, "tale eventualità riguarda comunque specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo, sulla base di elementi di fatto, anche desunti dal possesso di armi, strumenti atti ad offendere, dall'uso di petardi, caschi o strumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona o dalla rilevanza di precedenti penali o di segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza alle persone o sulle cose in occasione di pubbliche manifestazioni nel corso degli ultimi 5 anni".

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Pm può decidere il rilascio immediato

Il decreto definisce inoltre le modalità di annullamento del fermo preventivo a cui "è data immediatamente notizia al pubblico ministero". Spetta al pm - si legge nella scheda di accompagnamento - "ordinare il rilascio della persona accompagnata se riconosce che non ricorrano le condizioni. Al pm è data altresì immediata notizia del rilascio della persona accompagnata e dell'ora in cui è avvenuto".

Fermo preventivo, Piantedosi: "Non è liberticida"

"Preciso che l'interlocuzione con il Quirinale è stata sempre molto proficua, da ultimo ieri, ma è stata sempre molto proficua. Ci sono state giuste sottolineature ma il testo esce come era stato proposto sin dall'inizio", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, in conferenza stampa al termine del Cdm. Il titolare del Viminale ha aggiunto che il fermo di prevenzione "non è una misura liberticida". "In molti ordinamenti è presente, e c'è il rapporto con l'autorità giudiziaria, a cui viene comunicato che la persona è accompagnata in un ufficio di polizia e trattenuta fino a due ore. Se poi dovesse ravvisare che non ci sono le condizioni può disporre la liberazione: è stato sempre così nella nostra formulazione, conosciamo i limiti fissati dalla costituzione sulla limitazione della libertà personale", ha aggiunto.

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L’istituzione delle ‘zone rosse’

Nel dl viene ampliato il ricorso, da parte dei prefetti, delle 'zone rosse' in aree caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, dove non possono sostare soggetti segnalati dall'autorità giudiziaria per reati contro la persona, stupefacenti o per il porto di armi. 

Il Daspo urbano

Sempre in chiave ordine pubblico, il decreto contempla il potenziamento del daspo urbano (Dacur) con l'estensione del divieto di accesso alle aree urbane a chi risulta denunciato o condannato per reati commessi durante le proteste di piazza. Il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in luogo pubblico sarà disposto dal giudice con la condanna per una serie di delitti, che vanno dall'attentato per finalità terroristiche o di eversione, a devastazione e saccheggio, passando per le lesioni contro agenti delle forze dell'ordine, sanitari o arbitri. Il questore potrà prescrivere al condannato di comparire personalmente una o più volte, negli orari indicati, nell'ufficio o comando di polizia competente nel corso della giornata in cui si svolgono le manifestazioni su cui è disposto il divieto. Per chi viola il divieto c'è il rischio di pene da 4 mesi a un anno.

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Quando scatta il Daspo urbano

Ammontano a una dozzina le fattispecie di reato per cui scatterebbe il divieto di partecipazione a manifestazioni pubbliche: attentato di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, devastazione, saccheggio e strage al fine di attentare alla sicurezza dello Stato.

 

Nell'elenco trovano spazio inoltre violenza o minaccia ad un corpo politico amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti anche se aggravato; devastazione e saccheggio, strage, incendio, danneggiamento seguito da incendio contro edifici pubblici, infrastrutture di trasporto, edifici privati, monumenti, impianti industriali, cantieri, aziende agricole; attentato alla sicurezza dei trasporti; omicidio (anche tentato) volontario e preterintenzionale;

 

Le fattispecie includono inoltre lesioni personali commesse con aggravanti o con armi o sostanze corrosive, oppure persona travisata o da più persone riunite, o contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell'esercizio delle proprie funzioni, o contro sanitari, arbitri o di altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica di manifestazioni sportive.

Per reati con "causa di giustificazione" registro separato

Nel decreto trova spazio, come detto, anche uno scudo penale. "Per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia, - si legge - il pubblico ministero, quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione - ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità - procede all'annotazione preliminare, in separato modello, da introdursi con apposito decreto del ministro della giustizia del nome della persona cui è attribuito il fatto, disciplinando l'attività di indagine. Sono assicurate le garanzie difensive oggi conseguenti all'iscrizione nel predetto registro".  "Decide il pubblico ministero se iscrivere nel registro degli indagati oppure no. Su questo il magistrato è sovrano ma deve tener conto che questa nuova norma è molto esplicita: le cause di giustificazione sono note a tutti", ha detto al termine del Cdm il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. "Abbiamo deciso per il registro altrimenti "il pm avrebbe potuto continuare i suoi accertamenti anche nei confronti di quella persona a vita natural durante", ha aggiunto.

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Manifestazioni non autoritorizzate, sanzioni più dure

Per quanto riguarda i cortei organizzati senza preavviso al Questore vengono previste sanzioni pecuniarie più pesanti. La stretta si estende inoltre alle manifestazioni che non rispettano l'itinerario previsto creando un pericolo alla sicurezza o intralcio ai servizi di soccorso pubblico, così come anche il turbamento del pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico. "Abbiamo adottato una serie di spunti normativi sull'obbligo di preavviso della manifestazione, la cui inottemperanza è assoggettata a misure di carattere pecuniario molto importanti: se non è una cauzione, di fatto già anticipa il concetto di responsabilizzare chi presenta preavvisi di manifestazione", ha detto Piantedosi.

La “tolleranza zero” sui coltelli

Un capitolo è poi dedicato all'annunciata ‘tolleranza zero’ sui coltelli. Nel decreto compare il "divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza oltre i 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo". Il possessore è punito con la "reclusione da 1 a 3 anni". Si prevede anche il "divieto di porto, se non per giustificato motivo, di strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri", in questo caso punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

 

Per entrambi i reati, il prefetto può applicare sanzioni amministrative accessorie: la sospensione fino a un anno della patente di guida e della licenza di porto d'armi o il divieto di conseguirli, nonché la comunicazione all'autorità giudiziaria competente e al questore. Se i fatti sono commessi da un minorenne, è prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro a carico di chi ne esercita la responsabilità genitoriale. "Il tema dei coltelli è stato visto anche come una delle motivazioni per cui si può prevedere l'arresto facoltativo in flagranza per lo straniero e quindi il divieto di ingresso in Italia o l'espulsione", ha detto il ministro dell'Interno Piantedosi.

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Divieto vendita coltelli ai minorenni, sanzioni fino a 12mila euro

La stretta si estende inoltre alla vendita di coltelli ai minorenni. Nel decreto sicurezza viene previsto il divieto in particolare di strumenti da punta e taglio con sanzioni da 500 a 3mila euro, aumentate fino a 12mila in caso di reiterazione, con la revoca della licenza. Il compito di vigilare e sanzionare è affidato all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Per l'esercente viene introdotto l'obbligo di tenere un registro elettronico dove inserire quotidianamente le singole operazioni di vendita, pena sanzioni amministrative da 2mila a 10mila euro. Queste misure entreranno in vigore 60 giorni dopo rispetto al decreto legge.

Fabbricazione di esplosivi tra i reati ostativi all'ingresso in Italia

Misure più severe sono previste poi per l'ingresso in Italia di persone condannate per la fabbricazione di esplosivi. Viene stabilito il divieto di ingresso per chi ha commesso il reato di alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti, e di porto d'armi per cui non è ammessa licenza e di particolari strumenti da punta e taglio. La norma modifica il Testo Unico Immigrazione, inserendo queste fattispecie di reato, per cui è previsto l'arresto facoltativo in flagranza, tra quelle ostative all'ingresso in Italia.

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Centri migranti, deroghe al Viminale fino al 2028

Stando all'articolo 30 della bozza del decreto sicurezza, il ministero dell'interno potrà avere fino al 31 dicembre 2028 "ampie facoltà di deroga della normativa vigente, anche avvalendosi della vigilanza collaborativa dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac)" per potenziare la rete dei centri per migranti. Il Viminale sarà autorizzato a operare in deroga per "la localizzazione, la costruzione, l'acquisizione, il completamento, l'adeguamento, la ristrutturazione delle strutture e infrastrutture destinate all'assistenza, all'accoglienza e al trattenimento dei cittadini stranieri".  Nello stesso articolo si aggiunge all'attuale modalità di notifica di atti e provvedimenti destinati ai richiedenti al domicilio privato, anche quella a mezzo posta elettronica certificata, qualora il richiedente ne sia in possesso oppure sia assistito da un legale rappresentante nella fase amministrativa della procedura. 

Stranieri detenuti o in cpr obbligati a cooperare nell'identificazione

Un capitolo del provvedimento è dedicato all'identificazione degli stranieri detenuti e di quelli internati nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr). Viene previsto l'obbligo "di cooperare all'accertamento dell'identità e di esibire o produrre elementi" in loro possesso relativi all'età, all'identità, alla cittadinanza e ai Paesi di soggiorno o transito. Il mancato rispetto incide sulla valutazione di pericolosità "prevista per l'espulsione". Il ministro dell'Interno ha inoltre annunciato l'esame - per settimana prossima - di un disegno di legge sull'immigrazione. "E ci sarà anche quello che giornalisticamente è chiamato blocco navale, ossia l'interdizione delle acque territoriali, con la possibilità, laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri, di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare procedure asilo", ha detto Piantedosi.

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Fondo da 50 milioni per sicurezza stazioni

Per quanto riguarda la sicurezza nelle stazioni, nel testo compare l'istituzione di un fondo da 50 milioni frutto di un accordo tra Viminale, Ministero dei Trasporti e Gruppo FS. Le risorse sono indirizzate al potenziamento dei sistemi tecnologici di controllo e di videosorveglianza negli scali ferroviari e nelle zone adiacenti. 

Droga, ok a confisca auto per produrre o trafficare stupefacenti

Piantedosi ha annunciato l'introduzione di una norma che autorizza la confisca di veicoli utilizzati per la produzione e il traffico di sostanze stupefacenti. "Vengono estese, sempre come misure accessorie, la confisca dell'autoveicolo, o di altri beni registrati o non registrati, che vengono utilizzati per la commissione di particolari reati che abbiano agevolato i reati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti", ha detto.

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Ddl sicurezza, misure contro il disagio giovanile

Nel pacchetto sicurezza fa parte, come detto, anche un disegno di legge che vede la partecipazione di vari dicasteri. Secondo fonti vicine al ministero della Famiglia, tra le misure in campo rientrano forme di supporto ai genitori nella prevenzione del disagio giovanile. La norma, promossa dalla ministra Roccella insieme ai titolari dello Sport Abodi e dell'Istruzione Valditara, prevede l'istituzione di una "rete territoriale dell'alleanza educativa per le famiglie". La rete farà perno sui centri per la famiglia e sarà promossa in coprogettazione tra famiglie, figure individuate dalle istituzioni scolastiche e da rappresentanti delle attività sportive praticate sul territorio. Queste realtà potranno promuovere iniziative e progetti per il cui finanziamento verranno stanziati apposite risorse nel prossimo riparto del fondo famiglia.

Nordio: "Vogliamo evitare il ritorno delle Br"

"Cerchiamo, con un'attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano", ha affermato il ministro Nordio che ha poi citato l'azione delle Brigate Rosse negli Anni di Piombo. Per il Guardasigili quel fenomeno è nato "proprio per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell'ordine che era stata trascurata".

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Cauzione, Salvini: "Lega la porterà in Parlamento"

Tra i nodi rimasti aperti nella maggioranza c'è la proposta leghista di introdurre la cauzione o, in alterntiva, la fideiussione per gli organizzatori di manifestazioni pubbliche. "Lo ritengo giusto ma non penso che la misura possa rientrare nel decreto sicurezza", aveva detto, nei giorni scorsi, il vicepremier Matteo Salvini. Il leader del Carroccio ha poi ribadito che il tema verrà riproposto in fase di conversione del decreto legge. "La Lega la porterà in Parlamento e sono convinto che la maggioranza si troverà", ha detto.

Le posizioni della politica

Il pacchetto sicurezza è stato al centro - lunedì scorso - di una riunione di maggioranza a Palazzo Chigi a cui hanno partecipato la premier Meloni, i vice Tajani e Salvini, i ministri di Interno, Giustizia e Difesa, e i vertici delle forze dell'ordine. Giorgia Meloni ha lanciato un appello alle opposizioni con la proposta di presentare "una risoluzione unitaria" da votare in Parlamento. Le risposte del centrosinistra sono state però fredde, dal Movimento Cinque Stelle al Pd che hanno bollato l'appello della premier come strumentalizzazione. "Il provvedimento in itinere del governo, per quanto anticipato, vuole rispondere pienamente alle norme costituzionali", ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, precisando la sua posizione rispetto al dl riportata da alcuni quotidiani.

 

Vedi ancheSicurezza, Meloni: "Opposizione voti risoluzione unitaria". VIDEO

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