Introduzione
Prima la manifestazione pacifica, poi (con l'arrivo del buio) l'inizio delle violenze. Sono state ore di guerriglia urbana a Torino, durante il corteo per Askatasuna. Scontri con la polizia, roghi e un pestaggio - con calci, pugni e un martello - a un poliziotto di 29 anni, finito in ospedale, che riceverà la visita della premier Giorgia Meloni. Ventinove i feriti tra le forze dell'ordine. Due le persone arrestate e ora rinchiuse in carcere; altre sono state denunciate a piede libero.
Quello che devi sapere
L'aggressione al poliziotto
Il corteo Askatasuna di sabato è stato segnato dal pestaggio di un poliziotto di 29 anni del reparto mobile di Padova. L'agente si trovava in servizio a Torino proprio per la manifestazione, a pochi metri dal campus universitario Luigi Einaudi, quando sono scoppiati gli scontri. È stato colpito a calci, pugni e colpi di martello. A salvarlo sono stati i suoi colleghi intervenuti per proteggerlo. Ora il poliziotto è ricoverato al Pronto soccorso chirurgico in un ospedale del capoluogo piemontese. Ha riportato contusioni multiple e una ferita da martello sulla coscia sinistra, già suturata.
Per approfondire: Torino, scontri al corteo per Askatasuna. Diversi feriti
La solidarietà della politica
Bipartisan la solidarietà all'agente aggredito. "Ho appena parlato con il poliziotto aggredito a martellate durante gli scontri di Torino. Gli ho espresso la mia vicinanza insieme all'affetto e alla stima che, come tutti gli italiani, nutro nei confronti delle forze dell'ordine. Figli del popolo aggrediti da figli di papà", ha scritto il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani. Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è intervenuto sulla vicenda: "Non ha ancora 30 anni. Fa il poliziotto, ha un figlio, serve il suo Paese. È stato picchiato da persone violente, cattive, ideologiche. Chi lo ha picchiato deve essere assicurato alle patrie galere per anni. E chi difende i violenti non merita alcuna comprensione. Solidarietà" all'agente ferito "e alla Polizia di Stato senza se e senza ma".
Per approfondire: Torino, le immagini del poliziotto aggredito dagli antagonisti. VIDEO
La visita di Meloni
A stretto giro, nella serata di ieri, 31 gennaio, è arrivata la condanna della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Il governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l'impunità. Ora è fondamentale che anche la magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende", ha detto la premier sui social, commentando le violenze al corteo per Askatasuna. "Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l'obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni", ha aggiunto. Meloni, nella mattinata dell'1 febbraio, si è anche recata a Torino per incontrare gli agenti e i militari coinvolti neli scontri. Farà anche visita al poliziotto aggredito con il martello, ricoverato in ospedale.
Dove è cominciata la guerriglia?
Inizialmente al corteo - 15mila in strada secondo le forze dell'ordine, 50mila per gli organizzatori - si erano uniti sindacati di base, militanti di centri sociali (non solo dall'Italia), il movimento No Tav e anche il fumettista Zerocalcare. Gli antagonisti, nella lunga giornata torinese, hanno aspettato il buio per staccarsi dalla manifestazione pacifica e per cercare di sfondare i cordoni delle forze dell'ordine. È da lì è partita la guerriglia in punti diversi del quartiere Vanchiglia, dove il centro sociale aveva sede prima dello sgombero del 18 dicembre 2025.
Lo scontro con la polizia
Sono stati gruppi di autonomi e di anarchici a lanciare bottiglie, razzi da tubi di metallo artigianali, pietre, fumogeni. È accaduto dietro il campus universitario Einaudi, ma ancora prima in corso Regina Margherita 47, dove per quasi 30 anni Askatasuna ha avuto un piccolo palazzo. La polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e cariche di alleggerimento: un faccia a faccia che ha superato l'ora e mezza. Fiamme sono state appiccate a cassonetti e anche a un blindato della polizia, spento dagli agenti stessi. In mezzo alle strade è stato lanciato tutto ciò che era a portata di mano, dalle sedie dei locali chiusi a pali stradali divelti.
Dopo la guerriglia
Frammenti di marmo divelti da un giardino, bossoli di lacrimogeni, residui di fuochi artificiali, innumerevoli frammenti di vetro, carcasse di monopattini, sassi, segnali stradali scaraventati a terra, masserizie annerite dalle fiamme. Così si è presentato il tratto di corso Regina Margherita a Torino dopo gli scontri. Sul posto, una volta tornata la calma, sono giunte alcune squadre dei vigili del fuoco e almeno due ambulanze.
I primi arresti
Sono almeno due le persone arrestate a Torino e portate in carcere per gli scontri: uno è un giovane residente nel capoluogo piemontese. Si ha poi notizia di giovani donne rilasciate e denunciate a piede libero. Le persone fermate ieri, 31 gennaio, sono state portate in questura per gli accertamenti: erano state in tutto una decina.
Il bilancio dei feriti
Sono 29 gli appartenenti alle forze dell'ordine che sono stati portati in diversi ospedali torinesi dopo essere rimasti feriti negli scontri. Uno è ancora in osservazione al Cto, altri due sono alle Molinette. Altri feriti, non conteggiati, sono andati al Giovanni Bosco e si tratta soprattutto di manifestanti.
Mattarella telefona a Piantedosi
Il titolare del Viminale Matteo Piantedosi ha definito gli antagonisti "un pericolo per la democrazia". E davanti alle imagini di un poliziotto circondato e picchiato con spranghe e martelli, è intervenuto anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha telefonato a Piantedosi per esprimere solidarietà all'agente aggredito.
La reazione della maggioranza
Dalla Lega a Forza Italia la maggioranza accusa la sinistra di legittimare certi comportamenti violenti. "Delinquenti quelli di Askatasuna: peggio di loro c'è solo chi li difende, coccola, giustifica o protegge", tuona il vicepremier Matteo Salvini, che esprime "solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell'ordine". E aggiunge: "Avanti tutta con arresti, sgomberi e nuovo pacchetto sicurezza". La maggioranza, infatti, torna a spingere sul pacchetto sicurezza: "Ecco perché servono le nuove norme sulla sicurezza che il governo sta preparando", assicura Tajani. Piantedosi ha annunciato che il pacchetto sarà discusso la settimana prossima e si lavorerà per "proporre nuove norme". Secondo quanto si apprende, riprende forza il fermo di polizia preventivo di 12 ore per i soggetti noti pericolosi. Una misura che sarebbe ritenuta "fondamentale" dagli adetti ai lavori per consentire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni.
Per approfondire: Sulle prime pagine dell'1 febbraio le violenze al corteo per Askatasuna
La condanna del Pd
Duro anche il commento della segretaria del Pd Elly Schlein. "Quelle che giungono da Torino sono immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile", ha detto la leader dem, esprimento solidarietà alla polizia. "La nostra condanna della violenza è, come sempre, la più ferma e auspichiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto", ha aggiunto. Poi è arrivato il commento anche di Avs: "Quella di oggi è stata una manifestazione di massa, con quasi 50mila persone in piazza a difesa degli spazi sociali e di Askatasuna nonostante il clima di tensione montato ad arte per settimane. Non avrebbe mai dovuto finire con una guerriglia urbana senza controllo che non serve a nessuno, danneggia chi prova a resistere a repressione e militarizzazione e fa male a tutta la città. Quella del poliziotto a terra colpito ripetutamente è un'immagine che non avremmo mai voluto vedere e che ci disgusta, così come l'aggressione ai giornalisti della Rai". Questi fatti "non devono cancellare la risposta unica della cittadinanza e una grande giornata di partecipazione, con un corteo enorme che ha resistito a un contesto anomalo di militarizzazione di un intero quartiere e a un governo che progetta di distruggere tutti i luoghi di alterità che esistono e resistono in Italia, luoghi che possono diventare bene comune, trasformarsi ed essere parte di nuovi percorsi come stava avvenendo a Torino, ma che non si possono cancellare dalle nostre mappe culturali, solidali e sociali".
Per approfondire: Scontri di Torino, le reazioni del mondo politico. VIDEO
La visita del sindaco
Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha fatto visita intorno alle 22 di ieri, 31 gennaio, al poliziotto aggredito e ferito durante gli scontri. Lo Russo è andato al Pronto soccorso dell'ospedale in cui è ricoverato l'agente per portare la sua solidarietà e quella della città di Torino. "Esprimo una ferma e inequivocabile condanna per i gravi disordini, causati da frange violente organizzate e a volto coperto infiltrate nella manifestazione, che si sono staccate dal corteo dando luogo ad azioni di violenza e devastazione. Si tratta di comportamenti criminali che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone e provocato gravissimi danni alla città", ha detto Lo Russo. "Esprimo piena e totale solidarietà alle forze dell'ordine, che hanno dimostrato grande professionalità e senso di responsabilità. Esprimo inoltre sincera solidarietà e vicinanza agli operatori dell'informazione e agli appartenenti alle forze dell'ordine rimasti feriti nello svolgimento del loro lavoro", ha aggiunto.