Grazie concesse da Presidenti della Repubblica, i casi più discussi da Bompressi a Minetti
PoliticaIntroduzione
L’articolo 87 della Costituzione prevede, al comma undicesimo, che il Presidente della Repubblica possa, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. Si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile, o la trasforma in un'altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione).
La domanda di grazia può essere presentata dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, da un avvocato oppure dal magistrato di sorveglianza. La grazia può anche essere concessa motu proprio, ma solo il Colle può assumere l’iniziativa. Nel 2008 il presidente Giorgio Napolitano spiegò di non aver potuto concedere la grazia a Bruno Contrada perché il condannato non aveva dato prova di ravvedimento, in questo caso sottolineando che il perdono si concede per motivi umanitari e non per rovesciare sentenze.
Guardando ai dati, al 31 dicembre 2025 risultavano concessi, in totale, dall’inizio della Repubblica, 42.406 provvedimenti di clemenza cui (almeno) 3.652 per reati militari. Molti casi hanno fatto particolarmente discutere l’opinione pubblica.
Quello che devi sapere
La grazia a Felice Ippolito
Felice Ippolito è stato un geologo, ingegnere e figura chiave dell'energia nucleare in Italia. È stato graziato nel 1968 dal Presidente Giuseppe Saragat dopo una condanna per irregolarità nella gestione del Cnen. Nell’agosto 1963 scoppiò il cosiddetto scandalo Ippolito. L’ingegnere, oltre che segretario del Cnen, era amministratore dell'Enel (che doveva acquistare e distribuire l'energia nucleare) e azionista di una società che aveva eseguito consulenze per il Cnen. Accusato di peculato, nel 1964 fu condannato in prima istanza a 11 anni di reclusione, pena ridotta nel '66 a 5 anni e tre mesi. Il peculato ritenuto più grave fu allora l'acquisto di copie di un volume del Dc Emilio Colombo da distribuire gratis.
Per approfondire: Grazia del presidente della Repubblica: cos'è, come funziona e quando può essere concessa
La grazia a Rina Fort
Rina Fort, etichettata come “la belva di San Gregorio”, è stata la protagonista di uno dei casi di cronaca nera più famosi del dopoguerra, cioè la "strage di via San Gregorio" del 1946. La donna fu condannata all'ergastolo per l'omicidio della moglie e dei figli del suo amante. Nel 1975 ricevette la grazia dal Presidente Giuseppe Saragat dopo aver trascorso decenni in carcere mostrando un profondo ravvedimento. Anche l’opinione pubblica si convinse del pentimento della donna che, dopo essere stata scarcerata, si chiuse in un monastero vicino a Firenze dove continuò a scrivere lettere di contrizione.
Per approfondire: Grazia a Roggero, l'iniziativa di Nordio e perché Mattarella ha richiamato il ministro
La grazia a Luciano Lutring
Luciano Lutring è noto alle cronache degli anni '60 e '70 come "il solista del mitra” ed è stato un famoso criminale e scrittore italiano. Soprannominato anche il “ladro gentiluomo”, per la sua attitudine a fare battute durante le sue rapine per non spaventare le vittime, era considerato nemico pubblico numero uno sia in Italia sia in Francia. Dopo aver messo a segno oltre 500 colpi e aver trascorso un lungo periodo da latitante di lusso tra grandi alberghi e fuoriserie, venne arrestato oltralpe nel 1965. Dopo aver scontato la pena in Francia ed essere stato graziato a Parigi, venne estradato in Italia, dove ricevette la grazia definitiva nel 1977 dal Presidente Giovanni Leone. In carcere si dedicò alla pittura e alla scrittura, una volta uscito aprì alcune birrerie a Milano.
La grazia a Massimo Carlotto
Lo scrittore e autore di noir ha ricevuto la grazia nel 1993 dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro dopo una lunga e dibattuta vicenda giudiziaria per l'omicidio di Margherita Magello. Ex militante di Lotta Continua, venne accusato e condannato a 18 anni di carcere per l’omicidio della sua fidanzata nel 1976. Dopo sei anni di detenzione, l’allora Capo di Stato gli concesse la grazia su istanza presentata dai genitori. Carlotto si è sempre dichiarato innocente, il provvedimento del Quirinale fu particolarmente contestato dalla famiglia Magello.
La grazia a Graziano Mesina
Graziano Mesina è stato uno dei più noti banditi sardi, autore di sequestri di persona, omicidi e altri reati. Ha trascorso la vita entrando e uscendo dal carcere sin dall’adolescenza per un totale di circa quarant’anni. Nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli concesse la grazia e il provvedimento fece molto discutere data la gravità dei reati di cui si era macchiato il cosiddetto “Grazianeddu”. Dopo alcuni anni dalla scarcerazione, nel 2013 Mesina, con una banda di sodali, progettò un nuovo sequestro di persona e fu nuovamente arrestato. Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia nel 2019, l’anno successivo, quando i carabinieri si recarono alla sua abitazione per riportarlo in carcere, non si fece trovare e si rese nuovamente latitante, alla veneranda età di 78 anni. Fu catturato nel 2021 ed è morto nel 2025.
La grazia a Ovidio Bompressi
Ovidio Bomrpressi è un ex militante di Lotta Continua che venne condannato per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. Ricevette la grazia totale nel 2006 dal Presidente Giorgio Napolitano per motivi umanitari legati alle sue gravi condizioni di salute. In realtà, la grazia era già stata ricevuta dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, ma l’allora ministro della Giustizia, Roberto Castelli, si rifiutò di controfirmarla. Ciò causò un ricorso del capo dello Stato davanti alla Corte Costituzionale che, nel 2006, affermò che il capo dello Stato ha il potere di concedere la grazia motu proprio e il guardasigilli ha l'obbligo di avviare l'iter burocratico e controfirmare il documento presidenziale come atto dovuto. Così si arrivò al provvedimento di clemenza emenato dal successivo presidente della Repubblica, cioè Giorgio Napolitano.
La grazia ad Alessandro Sallusti
Alessandro Sallusti, giornalista e all'epoca direttore de Il Giornale, è stato condannato nel 2012 a 14 mesi di recusione per diffamazione a mezzo stampa. Per evitare il carcere, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha concesso la grazia parziale commutando la pena detentiva in una sanzione pecuniaria: ha dovuto versare una penale di 15.532 euro per tornare in libertà.
La grazia a Sabrina De Sousa
Sabrina De Sousa è una ex agente della CIA di origini portoghesi, coinvolta nel rapimento nel 2003 di Abu Omar, imam egiziano residente a Milano. Nel 2009 è stata condannata a 7 anni di carcere, poi ridotti a 4, per il rapimento. Insieme a lei furono condannati altri agenti americani e due agenti italiani. Arrestata ed estradata in Italia solo nel 2017, otto giorni dopo il presidente Mattarella le ha concesso la grazia di un anno della pena in modo che, restandole da scontare meno di tre anni, potesse accedere alle pene alternative al carcere. Il provvedimento ha suscitato accese polemiche in Italia, con alcuni che ipotizzarono fosse stato emanato su pressioni degli Stati Uniti.
La grazia a Umberto Bossi
Umberto Bossi è stato lo storico leader della Lega e ha ricevuto la grazia parziale nel 2019 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Senatur era stato condannato a un anno per vilipendio dopo che aveva definito "terrone" Giorgio Napolitano, allora in carica come presidente della Repubblica, e gli aveva fatto il gesto delle corna durante un comizio ad Albino, in provincia di Bergamo. Nel 2019 Napolitano ha dato il via libera al provvedimento: "Nessun motivo di risentimento". E l'ex leader del Carroccio aveva risposto: "Sono molto contento. Ringrazio sia il Presidente della Repubblica Mattarella sia il Presidente Napolitano".
La grazia a Nicole Minetti
Tra gli ultimi casi di provvedimenti di clemenza individuale che hanno fatto discutere c’è quello di Nicole Minetti che ha ricevuto la grazia il 18 febbraio 2026 “per motivi umanitari”. La notizia è stata resa nota però solo ad aprile e un’inchiesta giornalistica ha messo in dubbio la correttezza delle informazioni ricevute dal Colle per decidere sull’eliminazione della pena all’ex consigliera regionale. Il Quirinale ha quindi chiesto ulteriori accertamenti e, dopo il parere positivo della procura Generale, a giugno 2026 ha confermato il provvedimento di clemenza a Nicole Minetti.
Per approfondire: Tutte le notizie sul caso della grazia a Nicole Minetti