Grazia a Roggero, l'iniziativa di Nordio e perché Mattarella ha richiamato il ministro

Cronaca
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l'istruttoria finalizzata alla concessione della grazia a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio di due rapinatori. Nel pomeriggio del 16 luglio, il ministro è stato richiamato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: in un incontro al Quirinale, come spiega una nota del Colle, Mattarella ha ricordato al ministro i limiti del suo ruolo e ha sottolineato che la grazia è prerogativa del capo dello Stato.

La mossa di Nordio, arrivata dopo la mobilitazione politica (parlamentari del centrodestra, Regione Piemonte, raccolte di firme), rappresenta il primo passaggio formale del procedimento di grazia. Ma l'istruttoria è solo l'inizio: la decisione finale, come ribadito dal Colle, spetta al presidente della Repubblica e la grazia (come spieghiamo in questa scheda) resta uno strumento raro e altamente selettivo. Nella prassi del Quirinale, poi, un elemento pesa più di altri: il riconoscimento della responsabilità. Roggero, dal 2021, si è sempre proclamato innocente.

Quello che devi sapere

La condanna definitiva e l'ordine di carcerazione

La Cassazione ha respinto il ricorso di Mario Roggero, rendendo irrevocabile la condanna a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di Andrea Spinelli e Giuseppe Mazzarino e il ferimento di Alessandro Modica, durante la rapina alla gioielleria di Grinzane Cavour del 28 aprile 2021. Gli Ermellini hanno confermato la ricostruzione dei giudici di merito: il gioielliere sparò quando i rapinatori erano ormai in fuga e il pericolo non era più attuale. Una valutazione che esclude la legittima difesa. Dopo un video in cui annunciava "gli ultimi minuti con la famiglia", Roggero ha rinviato l'ingresso in carcere su suggerimento dei familiari, scegliendo una notte in hotel. Si consegnerà non appena arriverà l'ordine di carcerazione.

L’istruttoria avviata da Nordio e il richiamo di Mattarella

Nelle scorse ore, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l'istruttoria finalizzata alla concessione della grazia. Nel pomeriggio del 16 luglio, poi, è arrivato il richiamo del Quirinale. In una nota, il Colle ha fatto sapere che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto Nordio per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che - come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006 - la Costituzione riserva esclusivamente al capo dello Stato.

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Quirinale: non è questione di merito sul caso Roggero, ma di metodo

Fonti del Quirinale hanno precisato che non è una questione di merito sulla grazia al gioielliere, anche perché – hanno sottolineato – ancora non è stata resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione sul caso Roggero e quindi il discorso sulla concessione o meno della grazia è prematuro. Ma si tratta - hanno spiegato – di una questione strettamente di metodo, che tocca i poteri del presidente della Repubblica così come disegnati dalla Costituzione. Come recita la sentenza n. 200 del 2006, richiamata nel comunicato del Quirinale, è infatti riconosciuta "espressamente la possibilità che la grazia sia concessa anche in assenza di domanda", ma "in ogni caso l'iniziativa potrà essere assunta direttamente al presidente della Repubblica, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere". Secondo l'Ansa, inoltre, Mattarella durante il colloquio avrebbe ripetuto al ministro Nordio le parole di Luigi Einaudi: “È dovere del presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”.

Che cos'è la grazia: la norma costituzionale

A prevedere la grazia è l'articolo 87, comma 11, della Costituzione, che attribuisce al presidente della Repubblica il potere di "concedere grazia e commutare pene". Si tratta di un atto di clemenza individuale che condona in tutto o in parte una pena, oppure la trasforma in un'altra specie prevista dalla legge. A differenza di amnistia e indulto, che riguardano categorie di reati o di condannati, la grazia si applica a un singolo. Presuppone una sentenza irrevocabile e non cancella il reato. Chi viene graziato non torna innocente: la condanna resta iscritta nel casellario giudiziale, viene meno soltanto l'obbligo di scontare la pena, in tutto o in parte. 

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Chi può chiederla e come si avvia il procedimento

Il procedimento è disciplinato dall'articolo 681 del codice di procedura penale. La domanda può essere presentata dal condannato stesso oppure da persone a lui vicine indicate dalla legge: i parenti più stretti, il convivente, il tutore o curatore, il difensore. Se il condannato è detenuto, anche il presidente del consiglio di disciplina del penitenziario può avanzare la richiesta per meriti particolari. L'istanza è rivolta al Capo dello Stato ma va depositata presso il ministro della Giustizia; per i detenuti è possibile presentarla direttamente al magistrato di sorveglianza. Nel caso di Roggero, l'iniziativa dovrebbe partire da lui o dai suoi legali: le raccolte di firme politiche non hanno valore procedurale autonomo. 

Il ruolo del ministro della Giustizia e l'istruttoria

Aperta l'istruttoria, il ministero della Giustizia acquisisce gli atti processuali, i pareri della magistratura di sorveglianza, informazioni sulla condotta del condannato e sulla sua situazione personale e familiare. Al termine, il fascicolo viene trasmesso al Quirinale con il parere del ministro. È il passaggio che la mobilitazione parlamentare puntava a ottenere: il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari aveva annunciato una raccolta di firme "per sollecitare il ministro della Giustizia ad avviare un'istruttoria per richiedere la grazia a Mario Roggero". L'avvio dell'istruttoria, però, non anticipa l'esito: è il presupposto perché la pratica arrivi sul tavolo del presidente, non un'indicazione sulla decisione finale.

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La decisione finale spetta al Quirinale

Che l'ultima parola sia del presidente della Repubblica è stato chiarito, come ricordato dal Quirinale, dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 200 del 2006, nata dal conflitto sul caso di Ovidio Bompressi: il presidente Carlo Azeglio Ciampi era favorevole alla grazia, il ministro della Giustizia Roberto Castelli contrario e rifiutava la firma. La Consulta stabilì che la sottoscrizione del ministro è un atto dovuto, pur restando in capo a lui la fase istruttoria e la trasmissione del fascicolo con il proprio parere. Il capo dello Stato può quindi decidere anche in contrasto con l'orientamento espresso dal ministero.

Grazia parziale: la commutazione della pena

Il provvedimento non è necessariamente integrale. Il presidente può condonare una parte della pena o trasformarla in un'altra specie prevista dalla legge. È l'ipotesi statisticamente più frequente nella prassi recente: nel secondo mandato di Mattarella, su 36 provvedimenti, 22 hanno riguardato pene detentive temporanee e 9 sono state grazie parziali, cioè riduzioni di pena. Più che cancellare la sanzione, lo strumento tende oggi a ridurla o rimodularla. Per Roggero, un accorciamento della pena appare uno scenario meno improbabile della cancellazione completa.

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I numeri: quante grazie ha concesso Mattarella

Secondo le rielaborazioni di Pagella Politica sui dati del Quirinale aggiornati al 31 dicembre 2025, Mattarella ha esaminato 4.230 pratiche di grazia dall'inizio del suo mandato, concedendola in 71 casi: circa il due per cento. I rigetti sono stati 2.478, le archiviazioni 1.611. Solo nel secondo mandato le pratiche esaminate sono 1.705, i provvedimenti concessi 36. È una linea di continuità con Giorgio Napolitano, che in quasi dieci anni al Colle si fermò a 23 grazie. Negli anni Settanta e Ottanta se ne concedevano anche centinaia all'anno.

La mobilitazione politica: parlamentari e raccolte firme

L'intero corpo dei parlamentari di centrodestra e la Regione Piemonte hanno avviato raccolte di firme per sollecitare un atto del Capo dello Stato. La spinta è arrivata da Matteo Salvini, che a Bari ha rilanciato: "Non è possibile avere un padre, un marito e un nonno che invece di stare con i nipotini da stanotte sta in galera, dove devono stare i delinquenti veri, non quelli che si difendono a fronte di una aggressione". Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto su X che "ciò che è accaduto a Mario Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare". Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale: "Il Piemonte non lo lascia da solo". Prima ancora erano arrivate le posizioni di Roberto Vannacci e una sottoscrizione su Change.org lanciata da Emanuele Filiberto di Savoia.

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Che cosa pesa nella valutazione: i criteri della prassi

La Costituzione non fissa condizioni tassative e il codice di procedura penale non elenca requisiti obbligatori. Nella prassi, però, l'istruttoria ministeriale e la valutazione del Quirinale guardano ad alcuni elementi ricorrenti: le condizioni di salute del condannato o dei familiari, l'età, la porzione di pena già scontata, la condotta in carcere, il risarcimento alle parti civili e il percorso di revisione critica del reato. Il caso di Nicole Minetti, graziata a febbraio per le "gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore", mostra quale sia il registro prevalente: quello umanitario. Sul fronte economico, Roggero deve 780mila euro di provvisionali ai familiari delle vittime e finora ne ha versati 300mila, vendendo alcuni immobili.

L'ostacolo: Roggero si è sempre proclamato innocente

È qui che la strada è apparsa da subito complicata. Fin dal pomeriggio del 28 aprile 2021 il gioielliere ha sostenuto di essersi difeso e di aver difeso la sua famiglia, respingendo ogni addebito. Anche dopo la sentenza della Cassazione, nel video pubblicato su Instagram, non c'è alcun riconoscimento della condanna: "La Cassazione ha confermato i 14 anni e 9 mesi, quindi, per me, un ergastolo. Ora vi passo il testimone per portare avanti un progetto di legge che possa cambiare le cose". La revisione critica del reato non è un requisito giuridico, ma è uno degli elementi che l'istruttoria valuta e che la prassi degli ultimi due presidenti ha pesato con costanza. Una richiesta costruita sull'idea che la sentenza sia sbagliata si muove su un terreno diverso da quello, umanitario e individuale, su cui la grazia viene normalmente concessa. Non è escluso che possano valere altri argomenti (l'età, 72 anni, o le condizioni personali) ma il profilo che emerge è quello di un condannato che contesta il verdetto, non di uno che ne chiede il temperamento.

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La strada alternativa: il ricorso alla Corte europea

Accanto alla grazia resta aperto un altro binario. "Massimo rispetto per questa sentenza ma anche grande delusione", hanno dichiarato i difensori Stefano Marcolini e Sergio Rovani, annunciando che "ora attendiamo le motivazioni e valuteremo il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo". È una via che non sospende l'esecuzione della pena e ha tempi lunghi, ma che, a differenza della clemenza presidenziale, si muove sul piano giurisdizionale: contesta la decisione anziché chiederne l'attenuazione. Sul fronte opposto, gli avvocati dei familiari delle vittime, Marino Careglio e Flavio Campagna, hanno sottolineato che la vicenda "dimostra l'importanza di avere nel nostro Paese una magistratura autonoma e indipendente da ogni altro potere".

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