Introduzione
Il caso del pusher ucciso a Rogoredo, con il poliziotto Carmelo Cinturrino accusato di omicidio volontario, ha riacceso le polemiche politiche su una norma contenuta nel cosiddetto decreto sicurezza: quello che è stato ribattezzato “scudo penale” per gli agenti delle forze dell’ordine, nonostante i partiti di maggioranza continuino a ribadire che "non esiste alcuno scudo penale”. Anzi: il governo sarà "implacabile" con chi sbaglia, soprattutto se indossa una divisa. Il provvedimento, dopo quasi 20 giorni dal via libera del Cdm non ha ancora avuto la bollinatura dalla Ragioneria dello Stato. Ma di cosa si tratta?
Quello che devi sapere
Il decreto sicurezza
Per reati con "causa di giustificazione" registro separato
Nel decreto trova spazio anche una sorta di scudo penale. "Per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia, - si legge - il pubblico ministero, quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione - ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità - procede all'annotazione preliminare, in separato modello, da introdursi con apposito decreto del ministro della giustizia del nome della persona cui è attribuito il fatto, disciplinando l'attività di indagine. Sono assicurate le garanzie difensive oggi conseguenti all'iscrizione nel predetto registro".
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Nordio: “Nuova norma non è uno scudo penale perché non dà impunità”
"Decide il pubblico ministero se iscrivere nel registro degli indagati oppure no. Su questo il magistrato è sovrano ma deve tener conto che questa nuova norma è molto esplicita: le cause di giustificazione sono note a tutti", ha detto al termine del Cdm il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. "Abbiamo deciso per il registro altrimenti "il pm avrebbe potuto continuare i suoi accertamenti anche nei confronti di quella persona a vita natural durante", ha aggiunto. In sostanza, aggiunge, la nuova norma "non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l'impunità non c'è per nessuno, quindi è una parola impropria. Abbiamo introdotto un principio che nasce da un equivoco di 50 anni fa. Quando 50 anni fa era stato introdotto l'istituto dell'avviso di reato poi diventato avviso di garanzia. L'istituto che era nato a garanzia dell'eventuale indagato si è trasformato in un'onta, in una condanna anticipata, sia da un punto di vista mediatico, sia professionale sia politico", ha concluso Nordio, precisando che la norma non riguarda solo gli agenti ma tutti i cittadini.
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Come funziona per gli agenti
Il provvedimento dunque prevede la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di “cause di giustificazione” in caso di reati. Gli agenti non verrebbero iscritti automaticamente tra gli indagati quando agiscono nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi. La proposta di legge di Fratelli d’Italia è che, quando viene commesso un reato ed è ravvisabile una causa di giustificazione, il pm entro 7 giorni deve svolgere accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessaria, all’iscrizione. Gli esempi includono legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità.
Il commento dei giuristi
Il giurista Salvatore Curreri, docente di diritto Costituzionale all'Università di Enna, ha commentato le osservazioni formulate dal Quirinale sul decreto. Sul cosiddetto scudo penale spiega che "poteva prestarsi a profili d'incostituzionalità laddove fosse passata l'idea di un trattamento privilegiato, quasi d'impunità a favore delle forze dell'ordine". E argomenta: "Premesso che l'iscrizione nel registro degli indagati non è una infamia ma un atto previsto a garanzia del diritto di difesa dell'inquisito - che non è ancora né imputato, né condannato - in nome del rispetto del principio d'eguaglianza un simile “scudo” può applicarsi a tutti coloro - e quindi non solo agli agenti di pubblica sicurezza - che possono giustificare gli eventuali reati commessi nell'esercizio del diritto di difesa". Difesa "che non è mai sempre e comunque legittima ma va esercitata in modo proporzionale al bene offeso”. Anche l'ex presidente della Consulta, Antonio Baldassarre, giudica la decisione contenuta nell'atto in linea con il dettato costituzionale.
Coisp: "Non chiediamo privilegi ma vaglio più attento"
"Il termine 'scudo penale' è stato utilizzato in modo improprio e fuorviante. Il provvedimento normativo in discussione non configura uno 'scudo penale' inteso come esclusione dell'avvio di procedimenti giudiziari, né mira a sottrarre alcuno al giudizio penale, principio cardine del nostro ordinamento - ha precisato anche Domenico Pianese, segretario del sindacato di Polizia Coisp - Non ci riteniamo in alcun modo al di sopra della Costituzione né chiediamo privilegi che ci pongano al di fuori della legge. La proposta è invece quella di introdurre una tutela penale che consenta di evitare l'iscrizione automatica nel registro degli indagati con il cosiddetto ‘atto dovuto’ per chi opera nell'esercizio del proprio dovere e nel rispetto delle leggi". "Questo - sottolinea Pianese - non significa eludere il controllo giudiziario, ma garantire un vaglio più attento che verosimilmente potrebbe essere affidato a un organo superiore, come il procuratore generale presso la Corte d'appello, per evitare l'avvio di procedimenti non necessari. Un ulteriore aspetto riguarda la necessità di tutelare gli operatori delle forze dell'ordine anche sotto il profilo economico, prevedendo una copertura totale delle spese legali per procedimenti legati a fatti di servizio, così da non gravare ulteriormente su chi svolge il proprio compito in condizioni spesso difficili".
Anfp: "Poliziotti non vogliono immunità ma maggiore tutela"
Sulla stessa linea anche Enzo Letizia, segretario dell'Associazione nazionale funzionari di polizia: "Non ci sarà nessuna immunità per i poliziotti e le altre forze dell'ordine; noi non la chiediamo, ma servono regole di maggior tutela per chi è più esposto: non si possono equiparare gli agenti ai delinquenti". "Non si può - secondo Letizia - parlare di scudo penale per le forze di polizia. Noi non siamo al di sopra della legge, siamo sottoposti alla legge. Se il nostro operato non fosse sottoposto al vaglio dell'autorità giudiziaria non saremmo più in uno Stato di diritto". "Ha invece senso - prosegue il segretario dell'Anfp - evitare che il personale in divisa venga sottoposto fin da subito a procedimento penale, con i conseguenti costi economici, quando poi è il magistrato stesso a dire che non ci sono estremi di natura penale nel comportamento di quell'agente, che sta operando in nome e per conto dello Stato, nell'interesse pubblico". "Essere sottoposto ad indagine penale - ricorda Letizia - significa dover prendere un consulente legale. Si crea così un clima che incide sulla motivazione del personale, che ha già uno stipendio non certo ricco. Non si tratterebbe dunque - aggiunge - di immunità, ma in situazioni diverse bisogna agire in modo diverso, non si può equiparare un poliziotto ad un delinquente".
Scontro Meloni-Schlein sullo scudo
La leader del Pd Elly Schlein ha attaccato il provvedimento: “Mi aspetto che il governo ci ripensi su quella parte del nuovo decreto sicurezza che inserisce un'impunità preventiva che nemmeno le forze dell'ordine chiedono”. Categorica la senatrice di Avs Ilaria Cucchi: "Per fortuna non è stato ancora approvato lo scudo penale, perché con quella norma forse la verità su Rogoredo non l'avremmo saputa mai". Mentre per il M5s l'arresto dell'agente dimostra la "pericolosità" di uno “scudo”. La premier Giorgia Meloni ha risposto agli attacchi dell’opposizione: “A differenza di quello che leggo, non esiste alcuno scudo penale. Chi indossa una divisa e rappresenta le istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore”. Dal governo rimandano al mittente le accuse. "Non c'è nessuna impunità" - assicura il Guardasigilli Carlo Nordio spiegando che la norma contenuta nel decreto sicurezza "riguarda non solo forze dell'ordine ma tutti".
L’iter del decreto
La misura - spiegano fonti vicine al dossier - in ogni caso non si sarebbe applicata a un caso come quello di Rogoredo. Intanto il decreto sicurezza è ancora fermo alla Ragioneria dello Stato in attesa di bollinatura. Il problema, da quanto si apprende, riguarda la copertura sugli aumenti degli organici delle forze di polizia. Un nodo che diventa, inevitabilmente, anche un problema politico. In ogni caso il Guardasigilli ha escluso che "ci siano difficoltà. A volte - ha detto - passano giorni perché la bollinatura è una procedura complessa, per me anche superata dai tempi".