Legge elettorale, governo “va avanti” ma resta ipotesi voto anticipato. Cosa sappiamo
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“Andiamo avanti”, è il messaggio che la premier Giorgia Meloni vuole mandare al pubblico: la sconfitta sulle preferenze (per un solo voto) durante l’esame della legge elettorale "è solo un incidente parlamentare". Ma le riflessioni a Palazzo Chigi procedono, esaminando cause e responsabilità della spaccatura alla Camera, e tutti i possibili scenari. Le decisioni, lascia intendere la presidente del Consiglio, si prendono a mente fredda. E si aspetta di vedere come andrà il voto finale sulla legge elettorale (GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA). Non si fermano però le voci di voto anticipato, mentre si continua a dare la caccia ai franchi tiratori: nella maggioranza se ne stimano 40-50.
Quello che devi sapere
Giorgia Meloni lancia un messaggio agli alleati
Meloni ha voluto dar prova di coerenza quando, il 15 luglio, un giorno dopo il ko sull’emendamento FdI-Udc-Nm sulle preferenze, ha chiesto al suo partito di votare a favore di un altro emendamento sulle preferenze, quello dei vannacciani di Futuro Nazionale. Non è l'unica interpretazione. Dopo settimane di attacchi incrociati, può sembrare un primo abboccamento con la forza di Vannacci, una cui eventuale entrata nel centrodestra è osteggiata fortemente dal mondo berlusconiano. Più che altro, però, viene spiegato come un messaggio agli alleati. E se Lega e FI si risentono, si taglia corto fra i deputati della premier: "Ci potevano pensare prima di votare contro le preferenze, sono loro che devono fare una riflessione...".
Per approfondire: Chi sono i franchi tiratori e perché si chiamano così
L’accusa a Tajani e Salvini
L'accusa ai partiti di Antonio Tajani e di Matteo Salvini è di aver disatteso gli impegni, quando avrebbero potuto semplicemente lasciare libertà di coscienza ai deputati e così l'incidente avrebbe avuto un impatto meno esplosivo. Tra i meloniani si solleva il problema di "due vicepremier dimezzati che non controllano i partiti".
Per approfondire: Legge elettorale, Meloni dopo ko su preferenze: ha vinto la palude, serve una riflessione
Meloni a caccia dei franchi tiratori
Intanto, come detto, Meloni vorrebbe conoscere i nomi di tutti i deputati che il 14 luglio hanno votato ‘no’ sulle preferenze. I primi sospetti si sono concentrati soprattutto sugli azzurri vicini a Marina Berlusconi. Ricorre il nome di Marta Fascina. "Non voglio commentare, è inutile", dice l'ultima compagna di Silvio Berlusconi. La presidente di Fininvest, però, pare non sia stata consultata prima della decisione di FI di passare dal 'No' al 'Sì' all'emendamento sulle preferenze, e avrebbe preferito tenersi fuori dalle discussioni sulla legge elettorale. "Gli amici di FdI si guardassero al loro interno - commenta un parlamentare di FI a patto di restare anonimo -, molti di noi hanno messaggi di deputati del loro gruppo che non avrebbero mai votato le preferenze". Ma la stessa premier, si racconta tra i meloniani, guarderebbe in casa Lega cercando i responsabili della figuraccia consumatasi per un solo voto di scarto.
C’è anche Giorgetti tra i nomi cerchiati in rosso
Nei tabulati si cerchiano di rosso tre nomi: il ministro Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario Federico Freni, in Aula eppure "in missione", e la viceministra Vannia Gava, anche lei presente ma fra quelli che non hanno partecipato al voto. “Grave” il segnale di Giorgetti, fa notare un big di FdI. E nel partito di Meloni si calcola che sarebbero stati 4 i voti recuperati se Fabio Rampelli non avesse dovuto presiedere la seduta al posto di Lorenzo Fontana.
Mattarella potrebbe accertare l'impossibilità di un nuovo esecutivo
Cosa succederà dunque? Dopo i tormenti delle prime ore, i segnali che arrivano da Palazzo Chigi spingono a escludere decisioni drastiche che potrebbero portare a elezioni anticipate a ottobre. Nel centrodestra, tra l’altro, c'è la convinzione che in caso di crisi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accerterebbe immediatamente che non è possibile la formazione di un esecutivo diverso. Ora l'orizzonte diventa la prossima Manovra, capolinea prima del voto.
Voto anticipato ad aprile 2027?
Ora l'orizzonte diventa la prossima Manovra, capolinea prima del voto. C’è chi parla di febbraio o marzo 2027. C’è chi parla di aprile: il 4 di quel mese molti parlamentari alla prima legislatura matureranno la loro pensione e non sarebbero intenzionati ad andare a casa prima. Molto dipenderà da come verrà chiuso il capitolo legge elettorale. Prima alla Camera e poi al Senato, dove puntare nuovamente sulle preferenze comporterebbe una nuova sfida con gli alleati - questa volta a voto palese - e un ritorno a Montecitorio.
Per approfondire: Ipotesi elezioni anticipate, quando maturano le pensioni dei parlamentari?