Una giovane Emma Bonino arrestata nel 1975: la battaglia per il diritto all'aborto. FOTO
Fu liberata dopo pochi giorni ma riuscì a ottenere più attenzione sulla necessità di riconoscere l'interruzione volontaria di gravidanza: un obiettivo che in Italia verrà raggiunto solo nel 1978
L'ARRESTO
- Era giugno del 1975 quando Emma Bonino fu arrestata. Uno dei momenti storici nelle sue battaglie per i diritti civili e, in quel caso, per la legalizzazione dell'aborto.
IL VOTO
- Bonino si era recata al seggio di Bra per votare alle elezioni regionali e, dopo aver imbucato la sua scheda, si era consegnata dicendo che su di lei pendeva un mandato di cattura.
IL CISA
- Bonino aveva ventisette anni e si era avvicinata al Cisa, il Centro informazioni sterilizzazione aborto. "Ero venuta in contatto con Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia e con loro portavamo le donne al Cisa per abortire in sicurezza con il dottor Giorgio Conciani", aveva raccontato Bonino a Il Corriere della Sera.
IL CASO
- Nel 1975 un servizio del settimanale Il Borghese fece scoppiare il caso della clinica degli aborti che, col supporto del Partito Radicale, e con la direzione di Conciani, per circa un anno, tra il 1974 e il 1975, fino al sequestro e agli arresti faceva 50 aborti al giorno: furono tutti arrestati e la clinica fu sequestrata", ha raccontato all'ANSA Vincenzo Donvito, all'epoca giovane attivista ma poi divenuto dirigente nella segreteria nazionale del Partito Radicale.
IN CLANDESTINITÀ
- "Quando Bonino diventò ricercata dalla giustizia entrò in clandestinità, la nascondemmo in un appartamentino in via de' Neri davanti al 23. Non eravamo criminali, facevamo politica e aspettavamo il momento migliore per l'arresto, per avere risalto", racconta ancora Donvito.
GLI ALTRI ARRESTI
- Prima di Bonino, a gennaio del 1975, erano quindi già stati arrestati Giorgio Conciani, Gianfranco Spadaccia e Adele Faccio.
LE MOTIVAZIONI DI BONINO ALL'ARRESTO
- Come riporta Il Post, il giorno dell'arresto Bonino raccontò a una stazione radio indipendente perché aveva deciso di costituirsi: "Per il momento non hanno più bisogno di me. C’era da rimettere in piedi la rete di assistenza del CISA, entrata in crisi dopo l’arresto della Faccio, e questo è stato fatto. Abbiamo messo in funzione cinque centri in Italia, poi abbiamo preso accordi con cliniche jugoslave, svizzere e inglesi per portarvi ad abortire gruppi di donne".
LE PAROLE DI BONINO
- "È perfino strano che in questi quattro mesi di latitanza, nonostante che nelle ultime settimane abbia preso ben poche precauzioni, non mi abbiano arrestato. Ho fatto centinaia di telefonate dal centro CISA di Milano, in via di Porta Vigentina, il telefono è sotto controllo, eppure non si è presentato nessuno ad esibirmi il mandato di arresto. Sembrava quasi che le autorità se ne fossero dimenticate. Proprio per costringerle ad applicare questa legge anticostituzionale, ho deciso di costituirmi", aveva spiegato Bonino poco prima dell'arresto.
LE MANIFESTAZIONI
- Molte le persone scese in piazza per chiedere la liberazione di Emma Bonino ed esprimere solidarietà per la sua battaglia a favore del riconoscimento di un diritto che avverrà tre anni dopo, nel 1978.
LA LIBERAZIONE
- Bonino fu liberata dopo pochi giorni: venne rimessa in libertà provvisoria in attesa di giudizio. Fu però eletta alla Camera (tra le fila del Partito Radicale) mentre il procedimento era ancora in corso e ottenne così l'immunità.