Chi è Antonio Mura, possibile nuovo capo di gabinetto del ministro Nordio

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Introduzione

Potrebbe essere Antonio Mura il nuovo capo di gabinetto del ministero della Giustizia. Secondo quanto trapelato nelle ultime ore, sarà lui a prendere il posto di Giusi Bartolozzi, che si è dimessa due giorni fa dopo la vittoria del No al referendum costituzionale: è stata una delle figure più controverse nelle settimane precedenti al voto, finita al centro della polemica per aver definito la magistratura un "plotone di esecuzione". Mura, il suo probabile successore, è stato finora capo dell'ufficio legislativo dello stesso ministero della Giustizia.

Quello che devi sapere

Chi è Antonio Mura, papabile nuovo capo di gabinetto di Nordio

Magistrato in pensione, classe 1954, ex procuratore generale a Venezia e nella Capitale, è considerato in via Arenula una figura “dallo standing ministeriale alto”. Mura non è nuovo a incarichi di alto rango: ha già ricoperto il ruolo di capo del dipartimento per gli affari di Giustizia per tre anni, dal 2014 al 2017, insieme ad Andrea Orlando (Pd). Nel 2022 è stato procuratore generale della Repubblica alla Corte d’appello di Roma. 

 

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Dalla Cassazione al Csm

Mura ha lavorato anche in Corte di Cassazione, dove ha svolto il ruolo di pubblico ministero. Nella sua carriera è stato anche membro del Csm, tra il 1994 e il 1998, come esponente di Magistratura indipendente, di cui è stato anche presidente.

 

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Mura è già tra i più quotati per il prossimo toto-ministri

Il fatto che sia Mura il più papabile per sostituire Bartolozzi non sorprende: per qualcuno sarà anche un nome tra i più gettonati nel toto-ministri dei prossimi anni, anche se più idoneo all’interno di un governo tecnico, in quanto – almeno al momento - lontano da colori politici precisi. 

Il ministero della Giustizia sotto osservazione di Giorgia Meloni

Come sottolinea Il Fatto Quotidiano, Mura è molto vicino ad Alfredo Mantovano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, a sua volta in rapporti molto stretti con Giorgia Meloni. Si evidenzia quindi come la decisione di farlo diventare capo di gabinetto sia anche un segnale di come la premier stia cercando di controllare più da vicino il ministero della Giustizia. 

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Il processo per frode fiscale a Silvio Berlusconi

Nato a Sassari, Mura è entrato in magistratura nel 1981 e ha iniziato a lavorare in Toscana, a Livorno e a Firenze. Tra i processi dal più ampio rilievo mediatico che lo hanno visto in tribunale c'è anche quello del 2013 contro Silvio Berlusconi, terminato con una condanna per frode fiscale. 

I processi a cui ha preso parte Antonio Mura

Oltre a quello contro Berlusconi, Mura ha lavorato a diversi altri casi importanti. Tra questi anche quello dell'omicidio di Maurizio Gucci e quello per la morte della giornalista Ilaria Alpi e dell'operatore Milan Hrovatin.

 

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Il caso Bartolozzi e le sue dimissioni

Mura dovrebbe quindi subentrare a Bartolozzi, che ha lasciato l’incarico lo scorso 24 marzo, lo stesso giorno in cui si è dimesso anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, sull’onda lunga dell’esito negativo del referendum costituzionale. Nelle settimane precedenti al voto, Bartolozzi aveva infiammato le opposizioni partecipando a una trasmissione dell’emittente siciliana Telecolor, dove aveva chiesto di votare sì ai quesiti perché così “ci togliamo di mezzo i magistrati che sono plotoni di esecuzione”.

 

La frase era arrivata al termine di un botta e risposta con la senatrice Ilaria Cucchi, che aveva chiesto alla capo di gabinetto perché il governo avesse “tutto questo interesse per il processo penale", quando le maggiori criticità sono nel civile. "Il penale uccide le persone, rovina la reputazione, uccide le famiglie, poi può essere che dopo 15 anni una parte si sente dire che il fatto non sussiste. Ma nel frattempo il penale tocca la vita delle persone". Proseguendo nella discussione era poi arrivata la frase incriminata sulla magistratura. Inizialmente sembrava che il caso sarebbe stato gestito internamente al Ministero di via Arenula, ma l’eco mediatico e le richieste di dimissioni delle opposizioni non lo hanno permesso: secondo i partiti di minoranza le sue parole svelavano il vero intento del governo nel voler approvare la riforma. Bartolozzi aveva provato ad aggiustare il tiro: “Avevo ribadito l’importanza della riforma come strumento in grado di restituire alla magistratura una credibilità che, per la degenerazione delle correnti, risulta offuscata. In questo contesto spiegavo che la particolare attenzione data dal governo al processo penale deriva dalla drammaticità degli effetti che esso porta nella vita delle persone, delle famiglie, delle aziende, specie quando a trovarsi al centro dell’azione giudiziaria è qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male. Effetti che nessuna assoluzione è in grado di cancellare. Il riferimento al plotone di esecuzione alludeva quindi allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi”. La polemica non si è pero mai sopita e alla fine sono arrivate le dimissioni. 

 

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