La presidente del Consiglio, ospite di Quarta Repubblica su Rete4, ha toccato diversi temi, dal conflitto in Medio Oriente (“basi militari italiane nel Golfo ora il mio primo problema”) al referendum sulla Giustizia (“i toni della campagna sono andati oltre, mi fido dell’intelligenza dei cittadini”)
Dal conflitto in Medio Oriente al referendum sulla Giustizia, sono diversi i temi toccati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di Quarta Repubblica, su Rete4. Sulla guerra in Iran ha detto: "Lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che possa terminare e possa tornare la diplomazia”. Sul voto invece dice: a differenza di Renzi, "io non lego il mio destino all'esito del referendum, perché la riforma della giustizia per me è una cosa super importante, dopodiché è una delle 400, 500, 600, 1000 cose che abbiamo fatto in questi 4 anni. Quindi è giusto che il giudizio si chieda sul complesso dell’iniziativa".
Meloni: “Rafforzare Aspides ma Hormuz sarebbe coinvolgimento”
"Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”, ha detto la presidente del Consiglio.
Meloni: "Le basi militari italiane nel Golfo ora il mio primo problema”
Le basi militari italiane nell'area del Golfo "sono oggi ovviamente il primo problema principale del quale mi occupo. Sono il mio principale problema, chiaramente”, ha detto Meloni. “C'è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell'area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se - ha aggiunto - i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali. Perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell'area abbiamo decine di migliaia di italiani".
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Referendum, Meloni: “Toni campagna andati oltre, perché temono il merito”
La premier ha parlato a lungo del referendum sulla Giustizia: "Non credo di sbagliare a parlare del merito della riforma perché mi sono sempre fidata dell'intelligenza dei cittadini, e penso che la prima cosa che i cittadini vedono in questa campagna elettorale è che i toni sono oggettivamente oltre. E quando i toni sono così accesi o gli scenari che si paventano sono così drammatici, spesso è perché non si può dire la verità. Cioè, quando non si sta nel merito è perché il merito viene temuto". "E ci sta - aggiunge - perché molte delle persone che noi abbiamo visto dire queste cose incredibili su quello che accadrà se passa la riforma della giustizia, in passato sostenevano esattamente quello che c'è scritto dentro la riforma della giustizia".
“Pd voleva separare le carriere, ora parla di fascismo e deriva illiberale”
"Il Partito Democratico che sosteneva la separazione delle carriere, che dovrebbe dire? Il Movimento 5 Stelle che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire? Nicola Gratteri che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire? E via discorrendo”, ha detto la presidente del Consiglio. "Non lo so perché abbiano cambiato idea. Allora sì, la sinistra sicuramente" perché a proporre la riforma c'è un governo di destra, "di Gratteri non so dire perché non credo che la tesi di Gratteri sia: 'C'è un governo di destra, mi sta antipatico'. Certo che la sinistra non può dire: 'È stato un governo di centrodestra che ha fatto la riforma che proponevamo tutti perché sono stati più bravi di noi'. E quindi che devono dire? Attentato alla Costituzione, Il fascismo, la deriva illiberale, perché è l'unico argomento che rimane, ed è l'unico argomento che rimane per mobilitare il proprio elettorato su una riforma che è di assoluto buon senso. Ma noi possiamo continuare così in questa nazione? Possiamo continuare che anche quando siamo d'accordo sul fatto che c'è qualcosa che non funziona e che si può sistemare se lo propone un altro dobbiamo per forza dire di no?".
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“Riforma consente di far carriera ai magistrati bravi e senza correnti”
"Io voglio una riforma che consenta a magistrati bravi che fanno il loro lavoro di poter avanzare di carriera anche se non sono inseriti nel meccanismo spartitorio delle correnti ideologizzate. È esattamente anche per questo che sto facendo la riforma, perché in Italia abbiamo migliaia e migliaia di giudici che fanno ottimamente il loro lavoro e che spesso sono stati mortificati perché non avevano le amicizie giuste”, dice Meloni. "Serve anche per questo. Infatti non è una riforma fatta contro i magistrati, è una riforma fatta per tutti i magistrati, che è una cosa diversa. Non una riforma fatta contro i giudici, ma una riforma fatta per tutti i magistrati, perché è una riforma che introduce la meritocrazia, la responsabilità e che quindi consente anche una giustizia più efficiente. Perché dove c'è responsabilità, dove rispondi anche quando sbagli, quando sei negligente o quando non fai il tuo lavoro, quando sei lassista, hai una risposta in termini di efficienza".
Meloni: “Le correnti in magistratura sono uno strumento di potere”
"Le correnti servono, come servono i partiti politici, a nominare i propri responsabili e poi difendere i propri interessi. Nel momento in cui tu non hai più la facoltà di nominare i tuoi responsabili e non puoi più garantire che chi si aggrega alla corrente avanzerà più facilmente di carriera o comunque avrà un occhio di riguardo, quando ci sono le valutazioni per quello che riguarda il piano disciplinare, perché la gente si dovrebbe aggregare alle correnti? La corrente è fondamentalmente uno strumento di potere”, ha concluso Meloni.