Bonaccini, da Firenze la sfida: “Tra cinque anni il Pd di nuovo al governo del Paese”

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Il governatore dell’Emilia-Romagna ha tracciato la sua idea del Partito democratico. “Abbiamo bisogno di un partito più popolare di oggi: bisogna cambiare classe dirigente”

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"Tra cinque anni vogliamo tornare a portare il Pd al governo del Paese. Abbiamo bisogno di un partito mai populista ma certamente più popolare di oggi”. A dichiararlo è stato il presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini a Firenze, durante una conferenza stampa con il sindaco della città Dario Nardella. E proprio agli amministratori locali Bonaccini, uno dei candidati alla segreteria dei Democratici, riserva parole importanti: “Una parte dirigente del Pd di oggi mi dà l'idea che faccia fatica a capire cosa succede alla gente, ecco perché si deve partire dai territori, dagli amministratori locali. Bisogna cambiare classe dirigente”.

Gli appuntamenti in vista del Congresso

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A questo proposito il governatore dell’Emilia-Romagna ha colto l’occasione per lanciare il suo tour, in vista del congresso. “Partiremo il 10 dicembre da Bari per un tour in giro per l'Italia, almeno in 100 città, comuni, piazze. Non solo capoluoghi”, ha dichiarato Bonaccini. La sua mozione sarà sostenuta proprio dal sindaco di Firenze: “Ci sono tanti amministratori locali dem in panchina per questo ho scelto Nardella perché sia presidente e guida della mozione di appoggio alla mia candidatura che porterà in giro le nostre idee. Nei prossimi giorni presenteremo una squadra, oltre Dario anche altri, che ci aiuterà e sarà paritaria, uomini e donne, vogliamo un partito plurale”, ha dichiarato il candidato dem. Da parte sua il sindaco di Firenze Nardella ha ringraziato Bonaccini e ha dichiarato: “Credo che sapremo costruire una squadra vincente perché vogliamo vincere. Stefano mi ha convinto nell'idea di fare un bel percorso insieme”. Uno dei punti più convincenti è stato “la coerenza. Ho sempre sempre detto in queste settimane che i nostri destini personali vengono molto dopo le idee, i valori, la costruzione di un progetto collettivo. Credo molto in questo concetto”, ha concluso Nardella.

Il partito democratico che verrà

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L’idea di Bonaccini del Partito democratico che verrà è chiara: “Abbiamo bisogno di una stagione che rimescoli un po' tutto, siamo in un tempo nuovo, dobbiamo guardare al futuro e il Pd deve utilizzare il congresso per ridefinire la sua identità e poi, di conseguenza, verranno le alleanze. Anche perché gli amici che sono con noi alle opposizioni vedrete che si stancheranno di andare divisi e perdere le elezioni nei prossimi mesi e anni”. L’invito, però, è rivolto anche all’interno: “Chiunque vinca deve pretendere che gli altri diano una mano. Ci si toglie le magliette di schieramento e si mette la maglietta del partito. Io farò così, se non toccherà a me. Dobbiamo dire che chiunque vinca staremo insieme per rafforzare il Pd. Mi auguro mai più scissioni, ne abbiamo patite anche troppe”. Per questo Bonaccini si augura “una bella campagna congressuale. Non voglio essere il candidato di alcune correnti. Il Pd va smontato e rimontato e non dobbiamo farci chiamare con il cognome di qualcun altro”. 

Le alleanze

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Più complesso, invece, il discorso sulle alleanze del futuro Partito democratico. “Il Pd non può stare da solo: basta vedere come governiamo in regioni e città. Le alleanze non si fanno a tavolino per battere avversari, ma solo se c'è programma condiviso. Mi auguro che si voglia condividere con noi una stagione di opposizione credibile: quando avremo definito l'identità e rilanciato il Pd, allora dovranno fare i conti con noi. E discuteremo a tono di quello che dovremo fare”, ha dichiarato Bonaccini. Al candidato dem, però, più che i futuri alleati, interessa rivolgersi a chi ha perso fiducia nella classe politica. “Non ci facciamo fare dall'esterno un congresso sulle alleanze. Abbiamo riflettuto poco sul fatto che uno dei dati più gravi di queste elezioni è l'astensione, e un'alleanza la dobbiamo fare con chi non ha più votato, per disaffezione, rabbia, protesta. Sono convinto che tra queste persone ci siano molti di quelli che prima ci votavano”.

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