Quirinale, centrodestra diviso. Meloni: “Non c’è, va ricostruito”. Salvini: “Riflessione”

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La leader di Fdi delusa dalla rielezione di Mattarella. “In questo momento non siamo alleati”, dice riferendosi a Lega e Forza Italia. “Hanno barattato l’elezione con sette anni di stipendio”, attacca. Dura anche con Salvini: “Ho scoperto dalle agenzie che avrebbe votato il bis”. E aggiunge: “Basta con questo Parlamento, non è più rappresentativo”. Lega: ragionare sul futuro della coalizione con chi è sinceramente interessato al progetto. Tajani (FI): "Normale che si alzino i toni, ma sapremo fare pace"

Il giorno dopo la rielezione di Sergio Mattarella a Capo dello Stato i partiti fanno i conti (LA DIRETTA - L'EDITORIALE DI GIUSEPPE DE BELLIS). Se c’è un’alleanza in crisi è quella del centrodestra e a dichiararlo senza mezzi termini è la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: "Il centrodestra non c’è più, va ricostruito, ne esce a pezzi”, dice. E, in una diretta Facebook, continua: “Basta con questo Parlamento, non è più rappresentativo". Gli alleati provano a gettare acqua sul fuoco. La Lega fa sapere che nei prossimi giorni Matteo Salvini convocherà il Consiglio Federale del partito per “avviare una profonda riflessione sul centrodestra e ragionare sul futuro della coalizione, con chi è sinceramente interessato, per costruire un progetto di medio-lungo termine”.

Meloni: "Il centrodestra va ricostruito"

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"Oggi il centrodestra per come lo abbiamo visto non c'è più", dice Meloni, intervistata dal Corriere della Sera, delusa dalla rielezione al Colle di Sergio Mattarella e dal comportamento degli alleati. “Va ricostruito. Non mi dimentico che nella Nazione milioni di elettori lo chiedono. Inizio dal mio partito, percepisco la solitudine di tanta gente che non ha compreso, che non voleva finisse così”. Per Meloni è stata una "enorme occasione sprecata" dal centrodestra per poter eleggere una figura di area. "Avevamo i numeri, come maggioranza relativa, almeno per dare le carte. Ma nella coalizione molti non lo hanno voluto", ricostruisce la leader. Il riferimento è in particolare alla partita sbagliata su Casellati. "Siamo stati noi a farci male”, ammette Meloni. “Anche se in quel caso FdI ha votato compatta e anche la Lega ha votato bene. In qualche modo avevano ragione gli avversari che dicevano che sulla carta eravamo maggioranza, ma non nel voto sul presidente" (IL DISCORSO DI MATTARELLA - LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO).

Meloni: “Salvini? Non l'ho capito, non credo ci sia molto da chiarire”

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Meloni non si aspettava la svolta del segretario della Lega Matteo Salvini sul Mattarella bis. “No, non l'ho capito, lo trovo incomprensibile. Ho scoperto dalle agenzie che avrebbe votato Mattarella. L'unica ipotesi alla quale tutti i leader del centrodestra avevano detto no con apparente convinzione. Ed è la seconda volta che apprendo dalle agenzie di scelte su cui sembravamo d'accordo poi totalmente disattese: prima l'ingresso di Fi e Lega nel governo Draghi e ora questa”. I due leader non si sono ancora sentiti: “No, d'altronde non credo ci sia molto da chiarire”, ha chiuso l’argomento.

Meloni: “In questo momento non siamo alleati di Lega e Fi”

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Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non sono alleati: “In questo momento, no. Mi sembra che abbiano preferito l'alleanza col centrosinistra, sia per Draghi sia per Mattarella”, ha dichiarato. “Se per fare una prova manca un terzo indizio, quello è la legge elettorale: c'è chi cercherà di cambiarla in senso proporzionale. Se ci staranno, ci sarà poco da aggiungere, perché con il proporzionale si riproduce la palude degli ultimi governi”. Secondo Meloni nel centrodestra non si è voluto tentare la partita del Quirinale “per paura. Non solo dei partiti del centrodestra, ma di tantissimi in Parlamento. Hanno barattato sette anni di presidente della Repubblica con sette mesi di legislatura, o se vogliamo di stipendio”.

Meloni: “Noi conservatori ma non di poltrone”

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Meloni, riferendosi al suo partito, spiega che “noi non siamo solo destra, siamo conservatori, e non di poltrone, come altri... FdI ha già allargato il suo campo d'azione. E i ‘centristi’ non sono una cosa a sé. In tutte le grandi democrazie c'è un partito conservatore e uno progressista, in cui ci sono esponenti che vanno da un estremo all'altro dello schieramento. Quello che negli altri Paesi non esiste è un 'centro' trasformista, che può formarsi col proporzionale, spregiudicato e pronto a stare ovunque dove si governa. Questo non può esserci nel nuovo centrodestra che ricostruiremo”. Quanto al governo in molte regioni e città del centrodestra l'esponente di FdI ricorda che “sul territorio le dinamiche sono diverse, sono modelli che funzionano. Vedremo nelle prossime ore che succederà, ma ricostruiremo quello che oggi si è rotto, in modo migliore. È una promessa, e io sono una che, come si è visto, mantiene la parola data”.

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In mattinata, in una diretta su Facebook, Meloni ha continuato: “All'ultimo vertice del centrodestra eravamo tutti contrari alla rielezione di Mattarella. Tanto che ho fatto una battuta: ‘Non possiamo votare no a Mattarella’, poi non so che è successo". “Il centrodestra ne esce a pezzi”, ha aggiunto. E ha spiegato: “A noi mancavano 55 voti ma si potevano trovare: avevo chiesto al centrodestra di presentare un nostro candidato alla terza chiama per dimostrare di avere i nostri voti, ma ci hanno detto che non era possibile, non c'erano le condizioni". E ancora: “Toti ci ha detto: ‘Noi Casellati la votiamo una volta sola, poi votiamo Casini’. Ma non è una mediazione votare un senatore eletto con il Pd, non è un candidato del centrodestra. Ma ancora prima, su Casellati sono mancati 70 voti del centrodestra sul candidato del centrodestra. Quindi siamo diventati deboli". Meloni ha attaccato ancora: “Voi avete votato Draghi e prima Monti a presidente del Consiglio e dite a me che ci voleva un politico al Quirinale? Chi voleva un politico al Quirinale, perché ha sostenuto il nuovo governo invece di chiedere come noi le elezioni? Non fatemi la morale, se avessimo votato avremmo un politico di centrodestra al Colle".

Meloni: “Questo Parlamento, non è più rappresentativo”

Meloni ha aggiunto: "Il centrodestra da rifondare è quello a cui lavoro io da oggi. Per non essere più trattati dall'alto in basso da una sinistra sempre più presuntuosa: polverizzato in Parlamento ma maggioranza nel Paese. Nulla è perduto, non vi abbattete, ma lavoriamo, non bisogna piegarci". La presidente di Fdi ha detto ancora: “Sull'elezione diretta del presidente della Repubblica voglio sfidare il Palazzo. Il prossimo capo dello Stato va eletto dagli italiani. Inizierò a raccogliere le firme anche online sulla proposta di legge di iniziativa parlamentare per l'elezione diretta. Poi mi diranno che siamo impresentabili, che siamo come Le Pen, che non governeremo mai, ma la democrazia torna e sta per tornare”. E ha concluso: “Basta con questo Parlamento. FdI chiede che gli italiani ne possano scegliere un altro perché quello che emerge" dalla conferma di Mattarella al Quirinale "è che con questo Parlamento non puoi decidere niente di buono: non è più rappresentativo".

Forza Italia, Tajani: “Sapremo fare la pace”

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Nella discussione sulla crisi del centrodestra entra anche il vice di Forza Italia Antonio Tajani. “Sono giornate in cui i toni salgono, ma poi vedrete che le cose si ricompongono", dichiara in un’intervista a La Stampa. "È ovvio che ci sono posizioni diverse", dice l'azzurro facendo notare che Fratelli d'Italia è anche fuori dal governo. "Nel giorno dei grandi eventi ci sono sempre toni accesi, ma ci ritroveremo", assicura. La rottura c'è stata anche con la Lega che a un certo punto ha sostenuto la candidatura di Belloni o Cartabia: "Quando Salvini ha proposto loro, abbiamo comunicato al segretario della Lega che avremmo trattato per conto nostro". La coalizione va rivista. "Ci sarà un percorso comune che ci permetta di rendere il centrodestra più forte e attrattivo al centro, sui valori europei", spiega il coordinatore di Forza Italia. "L'anima europeista e popolare deve essere protagonista", aggiunge. Nella corsa per il Colle, Tajani rivela che "Berlusconi è tornato centrale". A sbloccare l'impasse “è stata una telefonata di Enrico Letta a Berlusconi", spiega. Il presidente di Forza Italia, "se non ci fossero stati atteggiamenti ostruzionistici da parte della sinistra, avrebbe pure vinto", sostiene Tajani. Il vice degli azzurri smentisce un'eventuale operazione centrista con Italia Viva. "Il centro siamo noi, ma sempre nel centrodestra. Non si aprono strade diverse", afferma. Più tardi ha chiarito ancora sull'ipotesi Elisabetta Belloni: "Eccellente servitore dello Stato, ma abbiamo sempre detto mai un tecnico al Colle, solo un politico". 

Tajani: "Senza area Ppe centrodestra non è alleanza di governo"

Tajani ha poi replicato, a "Mezz'ora in più", alla leader di Fratelli d’Italia: "Meloni ha un'opinione, noi un'altra. Ma senza l'anima popolare il centrodestra non sarà un'alleanza di governo: serve un rapporto forte con l'Europa e con gli Usa per proteggere gli interessi degli italiani. Credo serva rafforzare l'area che fa riferimento al Ppe". Il coordinatore di Forza Italia ha poi chiarito come il centrodestra non sia “un monolite”. “Nel non c'è una delegazione di centrodestra, ce n'è una della Lega, una di Forza Italia. Noi vogliamo andare avanti nel sostenere il governo Draghi per grande senso di responsabilità, chiediamo che si lavori con più forza. Noi non abbiamo proposto alcun cambiamento di alcun ministro, se lo chiede la Lega non ci riguarda", ha sottolineato Tajani.

Ronzulli: "Il centrodestra esiste e resiste da più di 25 anni"

Intervenuta anche Licia Ronzulli, vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, che a Sky TG24 ha detto: “Il centrodestra esiste e resiste da più di 25 anni, anche in passato ci sono state delle divergenze, ma in politica nulla è definitivo. La coalizione c'è e governa benissimo in moltissime città e tante regioni, pur essendo diversificata molte volte nelle scelte politiche dei singoli partiti".

Carfagna: “Coalizione non è finita, populismo sì”

"Non so se questa coalizione sia finita", dichiara la ministra per il Sud Mara Carfagna (Forza Italia) che però ammette le difficoltà del centrodestra dopo la prova del Quirinale. "È finita l'illusione di governarla dettando la linea politica sui social e confrontandosi più con i follower che con dirigenti e parlamentari". Il riferimento è ai leader di Lega e Fratelli d'Italia. "In questi giorni abbiamo vissuto l'esito della gara per la leadership fra Salvini e Meloni, una competizione che disintegra il centrodestra", afferma. Con questa elezione “l'era del populismo è finita", dice la ministra. Per il centrodestra non essere riusciti a esprimere un presidente di area "è stata una prova di maturità fallita". E cita gli errori: "La decisione di contarsi sulla presidente Casellati senza aver costruito intorno a lei sufficiente consenso e il non aver fatto un tavolo di maggioranza allargato a Fratelli d'Italia". Carfagna dice che "spiace che un partito come Fdi resti fuori dalla coalizione che sostiene Mattarella". Un altro problema si è presentato con la candidatura di Elisabetta Belloni. "Qualcuno voleva usarla per accreditarsi come kingmaker: inqualificabile dare il nome di uno dei più stimati alti funzionari pubblici in pasto ai media".

Mulè: “Centrodestra non ha colto opportunità, si interroghi”

La delusione sulla coalizione di centrodestra arriva anche dal sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia Giorgio Mulè. "La prima delusione risiede nella consapevolezza che per la prima volta nella storia c'erano i numeri per eleggere un candidato affine all'area di centrodestra, ma non abbiamo saputo cogliere questa opportunità non avendo la capacità di convincere altre forze politiche a convergere sulle proposte da noi avanzate”. Secondo Mulè, il centrodestra non è stato pronto a muoversi in maniera matura senza dividersi, anche dopo il “asso di lato fatto dal presidente Berlusconi per altissimo senso di responsabilità. Su questo ci dobbiamo interrogare”. Il centrodestra dovrà interrogarsi sulla necessità di “programmare e di ragionare per tempo su quelli che sono appuntamenti fondamentali politici e istituzionali, nell'alveo di una coalizione che non può perdere di vista i propri valori e la propria storia", conclude Mulè.

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