Vince il Paese, perdono i partiti

Politica
Giuseppe De Bellis

Giuseppe De Bellis

Sergio Mattarella rieletto presidente della Repubblica non è mai stata la prima scelta dei partiti. È una soluzione, la migliore nel momento e nel contesto in cui siamo, ma non provino a spacciarla come il loro successo. L'editoriale del direttore di SkyTG24

Ha vinto il Paese, non la politica. Sergio Mattarella rieletto presidente della Repubblica non è mai stata la prima scelta dei partiti che adesso salutano con applausi e gratitudine il Capo dello Stato che ha accettato la richiesta di avere un secondo mandato al Quirinale. È una soluzione, la migliore nel momento e nel contesto in cui siamo, ma non provino a spacciarla come il loro successo.

È felice invece il Paese: in ogni sondaggio degli ultimi mesi, quando Mattarella era incluso nella lista dei possibili presidenti, balzava immediatamente in testa, con Mario Draghi subito dopo. Oggi sono nuovamente uno al Colle, l’altro a Palazzo Chigi. Ed è appunto il motivo per cui ha vinto il Paese: la continuità, la stabilità sia nelle istituzioni, sia nella leadership dell’esecutivo sono il meglio che potesse capitare a noi cittadini in questo momento. Il problema, quindi, non è il che cosa, ma il come. E nel come c’è tutta la debolezza dei leader di partito che hanno provato a gestire questo passaggio, finendo per dover andare a chiedere di restare a un presidente che aveva più volte detto in maniera chiara di voler andare via.

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Fino a giovedì le procedure parlamentari, le schermaglie, le trattative erano giusti e normali. Il clima di collaborazione, diciamo comunque di non ostilità, il dialogo aperto tra centrosinistra e centrodestra erano elementi positivi. Ma da giovedì, quando bastava eleggere un presidente solo a maggioranza semplice, il non aver trovato un nome condiviso è stato una debacle. Una manifestazione di difficoltà nella gestione delle relazioni tra partiti (nonostante i quattro quinti siano insieme nella maggioranza di governo) e dei partiti al loro interno. Quando qualcuno dice o scrive che il presidente l’hanno fatto i franchi tiratori non si allontana dal vero. E i franchi tiratori sono un problema dei leader di partito.

Ora sembrano tutti contenti, tranne Giorgia Meloni, che non vota Mattarella e resta all’opposizione. La realtà, però, è diversa: il centrodestra si è contato con la presidente del Senato Casellati e si è fatto male, poi si è lacerato del tutto; la coalizione Pd-Cinquestelle ha tenuto ufficialmente solo perché non ha portato in aula un solo nome, ma la prima ondata di consensi parlamentari all’ipotesi del Mattarella Bis è stata una trappola tesa a Conte e Letta dai rispettivi nemici interni nei loro partiti; la composita galassia centrista, che va da Italia Viva a Coraggio Italia per passare da Azione, faceva il tifo per una soluzione diversa: chi Casini, chi Draghi, chi Cartabia. 

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Insomma, il tutti contenti è una finta perché ciascuno prova a intestarsi la paternità del Mattarella Bis, ma in verità ne escono tutti malconci. Il che, però, non diminuisce il fatto che invece il Paese può stare tranquillo: Mattarella gode di un consenso trasversale e di una fiducia super consistente da parte dei cittadini, è rispettato all’estero e la stabilità che garantisce insieme con Mario Draghi è una tutela sulle fibrillazioni potenziali dei mercati internazionali. Prevengo l’obiezione: ci dovrebbe interessare quello che pensa la finanza? Se teniamo ai nostri risparmi e ai nostri conti pubblici, sì. Dunque, sul fronte dell’immediato futuro dell’Italia nel contesto globale, non ci poteva essere risultato migliore di questo. Ovviamente tantissimo passerà da ciò che il governo farà nelle prossime settimane. Non è un mistero che il premier Mario Draghi desiderasse trasferirsi al Quirinale, ma la conferma di Mattarella mitiga la sua delusione e la può trasformare in un’opportunità: quella di fare le riforme che il Paese aspetta, quelle difficili, quelle che lo faranno passare da altre strettoie con i partiti che lo sostengono. Quindi la riforma delle pensioni, del fisco, del catasto, il resto di quella della giustizia, nonché la decisione sul reddito di cittadinanza. Prima c’è anche l’attuazione del Pnrr, con tutte le strettoie che comporta e i paletti da rispettare. Al governo il dovere di fare, ai partiti la responsabilità di sostenere scelte che potrebbero essere difficili da accettare anche sul fronte elettorale, in un momento in cui di fatto comincia la campagna elettorale per le politiche del 2023. Ce la faranno? Di certo Draghi deve farlo, il problema ce lo avranno i partiti, proprio perché ne escono malconci.

Resta un’ultima cosa, sullo sfondo. Siamo stati per settimane a discutere sul rispetto delle istituzioni, delle prassi costituzionali, eccetera. Trovarci di fatto con il secondo presidente consecutivo costretto a restare al Quirinale rende plastico lo sfregio della Carta. È una responsabilità della politica e in un Paese normale, ora alla politica toccherebbe avere il coraggio di cambiarla. Anche se, guardando ciò che è accaduto in questi giorni, ci sarebbe da tremare. 

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