Sergio Mattarella, 7 anni al Colle da arbitro e garante

Politica

Pierfrancesco Ferrara

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Il 3 febbraio 2022 si conclude il mandato del Presidente della Repubblica. Un settennato tra i più duri della storia repubblicana, tra crisi politiche, economiche e pandemia, che ha visto ben 5 governi con maggioranze diverse. Ora il Parlamento tornerà a riunirsi in seduta comune per quella che rappresenta l'elezione più importante: il prossimo Capo dello Stato

Arbitro e garante della Costituzione. Sergio Mattarella si era presentato così alle Camere nel giorno del suo insediamento, il 3 febbraio del 2015 (Covid, clima, lavoro: tutti i discorsi di fine anno di Sergio Mattarella - L'ULTIMO MESSAGGIO) dopo essere stato eletto, il 31 gennaio, con 665 voti al quarto scrutinio. Un discorso interrotto ben 42 volte dal plauso del Parlamento. Presidente di tutti, come aveva promesso fin dall'inizio. Nei momenti diffcili, quando diventa virale il video, diffuso per errore, in cui il suo portavoce gli suggerisce di sistemare i capelli prima di riprendere la registrazione del messaggio agli italiani in pieno lockdown. Nei momenti più belli, a tifare Italia nei mesi dei grandi successi azzurri, dagli Europei di calcio a Wembley, alle trionfali Olimpiadi (COME SI ELEGGE IL CAPO DELLO STATO - I POTERI DEL PRESIDENTE - STORIA DELLE ELEZIONI AL QUIRINALE - IL PRESIDENTE E LE CRISI POLITICHE - I GRANDI LEADER - IL PAPA - I SOCIAL - LA GIUSTIZIA - LA POLITICA ESTERA - IL PALAZZO E LA RETE - LO SPOGLIO, PRECEDENTI E CURIOSITA' - UNA DONNA AL COLLE, I TENTATIVI A VUOTO)

Dalla Consulta all'insediamento

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Cattolico e attento al sociale, alla povertà, ai più deboli e ai giovani, sempre presenti nei suoi discorsi. Schivo ma con grande humor, l'uomo Mattarella ha sempre coniugato austerità, serietà e moderazione a temperanza e pragmatismo. Scelse la politica dopo il dramma familiare della barbara uccisione del fratello Piersanti per mano della Mafia. Quella politica poi abbandonata nel 2008 per proseguire l'esperienza giuridica culminata ai massimi livelli con l'elezione nel 2011 a giudice della Consulta.

Le esperienze di Governo e il Mattarellum

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Democristiano e figlio d'arte, di uno dei fondatori della balena bianca. E' stato il primo presidente siciliano a guidare il Quirinale. Parlamentare fino al 2008. Con esperienza di Governo più volte: ministro della Difesa, e vicepremier, nel governo D'Alema (sotto la sua gestione fu abolita la "naja", il servizio militare obbligatorio). Ricordato anche per la spinta alla nascita del primo sistema elettorale maggioritario (ribattezzato, appunto, "Mattarellum"), la sua è sempre stata un’imparzialità chiara, pur vissuta con incisività nelle scelte istituzionali.

Il settennato, tra garbo, semplicità e rigore

Semplicità innanzitutto. Come quel linguaggio delle azioni e la pedagogia dei gesti. Fin dalla prima giornata vissuta da Presidente: una passeggiata per recarsi a Messa, l'incontro con i cittadini, lungo la strada. "Pregate per me affinché io sia uno strumento per il bene del Paese", aveva detto a un gruppo di suore che lo salutava. Semplicità come nei giorni dell'elezione vissuti in famiglia, o per quel volo di linea preso per tornare nella sua Palermo, fino alla rinuncia alla pensione da docente universitario.

Presidente social

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Non ha mai amato la politica gridata. E non ne ha fatto mistero nel corso della sua vita. Contrario all'inutile "aumento dei decibel" per far passare le proprie ragioni. Una guida ferma e gentile, presente ma senza smanie di protagonismo. Pronto e deciso in ogni momento cruciale nella vita del Paese. Mattarella ha rappresentato fin da subito un punto fermo per le istituzioni, per i suoi concittadini: giovani, famiglie, lavoratori. Come un padre dalla presenza discreta o determinata all’occorrenza. Anche per questo, per restare in contatto con la società che andava evolvendosi negli anni, non ha mancato di tenere a battesimo l'era social del Quirinale: il Palazzo e le istituzioni in rete, tra le nuove generazioni. Con numeri (come quelli raggiunti negli ultimi discorsi di fine anno), contatti e followers mai visti prima per un'istituzione.

Le crisi politiche e le consultazioni

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La sua è sempre stata un’imparzialità vera pur vissuta con incisività nelle scelte istituzionali come, e non solo, in occasione del referendum costituzionale che portò, nel dicembre 2016, alle dimissioni di Renzi da premier e quel pressing nel chiedere il voto anticipato cui si oppose per evitare al Paese un ritorno alle urne senza una legge elettorale uguale per Camera e Senato. Il suo settennato è forse stato tra i più complicati della storia repubblicana. Fragilità del sistema politico, l’avvento e, a volte il sopravvento, dei social sui partiti in crisi identitaria, grandi cambiamenti internazionali, nuove relazioni diplomatiche, i momenti difficili vissuti dall’ordinamento giudiziario, e, appunto, le crisi di governo. Dopo le dimissioni di Renzi e il governo Gentiloni, nel 2018, con le elezioni politiche si arriva al momento più difficile: gli 88 giorni che portarono alla formazione del governo giallo verde, il Conte I con, in mezzo, il caso Savona, bocciato all’Economia dal Presidente, e la richiesta di impeachment, in realtà poi mai formalizzata dai pentastellati. La fermezza di Mattarella chiude il cerchio. Fino all'anno successivo. Quando Salvini fa saltare il banco e dai gialloverdi si passa, nel pieno dell'estate, al Conte II a guida giallorossa.

Punto di riferimento durante la pandemia

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Durante il secondo governo Conte arrivano però i terribili mesi della pandemia. L'Esecutivo regge nel periodo più buio. Ma si logora davanti alle enormi difficoltà. E a Mattarella non resta che giocare l'ultima carta istituzionale, la più prestigiosa: Mario Draghi. Sempre in prima linea durante i mesi più bui e non solo. Tra i luoghi simbolo del Paese, pronto a incoraggiare e a raccomandare prudenza. A prendere il Paese per mano e guidarlo verso la ripresa, indicando la strada della cautela e della reponsabilità, invitando a non perdere l'occasione conquistata in Europa del Next Genereation Eu e di quei fondi indispensabili al rilancio dell'Italia.

Mattarella e i grandi leader internazionali

Nei suoi 7 anni al Colle vive i grandi cambiamenti internazionali, tiene a battesimo nuove relazioni diplomatiche, ricuce rapporti logorati. Ma c'è anche fermezza e pragmatismo. Come quella usata per difendere la reputazione dell’Italia: nella piccata replica alla governatrice della Bce Lagarde, che con una sua affermazione affrettata aveva gelato l’Italia frenando ogni ipotesi di riduzione dello spread in piena crisi pandemica ed economica, dice: “Quanto fatto dall’Italia sarà utile a tutti nel contrasto al coronavirus ci si attende solidarietà non ostacoli". All’indirizzo del premier britannico Boris Johnson e delle sue gaffes nei nostri confronti, manda a dire che gli italiani sono non solo liberi ma anche seri.

La Politica estera e il Vaticano

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In prima linea, riallaccia i rapporti con la Francia, dopo le incomprensioni con il primo governo Conte. Guarda a Est, a quell’Europa a noi vicina. Spinge i leader europei verso una politca comune di Difesa, chiede di proseguire sul percorso di integrazione, insieme all'amica Germania del presidente Steinmeier. Fa sentire la voce dell'Italia con la Russia di Putin e l'America di Trump, chiede il sostegno Usa di Obama in Libia. Politica estera cruciale nei tanti viaggi e nei rapporti con le cancellerie. Ma soprattutto c'è la forte vicinanza con Papa Francesco. Dal quale torna per la visita i commiato. Tanti gli incontri tra i due durante il mandato presidenziale. Sempre in piena e totale sintonia.

I difficili anni della Giustizia

In mezzo le tante crisi politiche si trova a dover gestire altre delicate vicende legate alla Giustizia: le guerre interne tra magistrati e le commistioni con la politica emersi dalle inchieste "toghe sporche". Da Presidente del Csm, l'organo di autogoverno delle toghe, chiede imparzialità, di rigore e sobrietà per un ruolo che è e deve essere un servizio ricorda sempre, innazitutto al Paese. 

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