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Crisi di governo, cosa succede adesso: tempi e scenari

Crisi, i possibili scenari

3' di lettura

Martedi 20 agosto il premier Giuseppe Conte “affronterà” l’Aula di Palazzo Madama, appuntamento alle 15.00 per l’avvio “ufficiale” della crisi. A Palazzo Chigi lo staff è impegnato a limare le comunicazioni del Presidente. Ecco le diverse possibilità

Scenario 1: Conte si dimette e sale al Colle

Il premier potrebbe non attendere il voto delle risoluzioni presentate dai gruppi politici e decidere di andare direttamente al Quirinale per presentare le sue dimissioni. A quel punto Sergio Mattarella avvierebbe un rapido giro di consultazioni, iniziando con il Presidente emerito Giorgio Napolitano, i presidenti delle Camere e i rappresentanti dei gruppi parlamentari.

Scenario 2: Conte non si dimette, parola all’Aula

I gruppi potrebbero presentare  risoluzioni in Aula. Il M5s ha già dichiarato che, a Palazzo Madama, sosterrà il Presidente del Consiglio. Ma risoluzioni a favore o contro il Governo potrebbero arrivare anche da altre forze politiche. Al momento rimane in essere la mozione di sfiducia al premier Conte presentata dalla Lega.

Voto sì voto no, le posizioni dei partiti

Gli scenari che potrebbero aprirsi dopo le comunicazioni del premier in Senato sono diversi. La possibilità del voto in autunno, la rinascita dell’alleanza gialloverde -ipotesi al momento molto improbabile- e la nascita di un nuovo asse giallorosso, con il Partito Democratico e il M5s uniti da un contratto su punti stabiliti.

Salvini e il voto subito

Matteo Salvini è il principale sostenitore del ritorno alle urne. Il prima possibile, in autunno. La crescita costante nelle ultime consultazioni elettorali ( fino al 34,3% delle europee) spinge il leader del Carroccio verso le elzioni. Dello stesso parere Giorgia Meloni. La leader di Fdi, anche questo partito in crescita, non ha mai nascosto la volontà di tornare a votare il prima possibile per dar vita al tandem Fdi- Lega.

L’ipotesi di una rinnovata alleanza gialloverde

Potrebbe essere la via d’uscita per molti parlamentari leghisti. Una soluzione che, inizialmente, non aveva escluso neanche Di Maio. Un’allenza rinnovata, anche grazie ad un rimpasto di governo, che potrebbe accontentare entrambi i contraenti.

Il nuovo asse M5s- Pd

Un patto tra acerrimi nemici. Una soluzione politica, che potrebbe aiutare a superare la crisi. Un’ipotesi difficile da portare avanti, proposta dal nemico storico del movimento, Matteo Renzi. Una soluzione che divide- in primis- il Pd e che mette in difficoltà il segretario Zingaretti. Romano Prodi ha lanciato la proposta di una coalizione “Ursula”, dal nome della Presidente della Commissione Ue Van del Leyen, votata in Europa da M5s, Pd e Forza Italia. Dubbi anche  tra i pentastellati, che con Grillo danno "dell’inaffidabile" a Salvini e aprono ad un dialogo con il partito democratico (ma non con Renzi). Carlo Calenda, tra i dem, minaccia di fondare un nuovo partito nell’eventualità si desse vita alla coalizione giallorossa.

L’effetto sul taglio dei parlamentari

Rimane il nodo del taglio dei parlamentari. Se Conte si dimettesse il ddl, calendarizzato alla Camera per giovedì 22 agosto, salterebbe. Quella del taglio dei parlamentari è una battaglia storica dei 5 stelle. Matteo Salvini ha dichiarato, nei giorni scorsi, che la Lega voterà a favore della legge.  Con un governo dimissionario – regolamento alla mano- i lavori delle Camere si bloccherebbero e il disegno di legge sul taglio dei parlamentari (all’ultimo passaggio in questa legislatura) dovrebbe ricominciare l’iter con una nuova maggioranza.

 

 

 

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