G7, summit Ue e Nato: l’agenda estera che attende il nuovo premier

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Conte non ha ancora giurato ma, se il governo si insedierà, ad attenderlo ci sarà il debutto internazionale, con 3 vertici delicati concentrati dal 9 giugno al 12 luglio. Dai migranti alla Russia, sul tavolo temi su cui Salvini e Di Maio sono lontani dai predecessori

Il premier incaricato Giuseppe Conte (CHI È) non ha ancora giurato ma, se l'accordo di governo andrà in porto, sa già che ad attenderlo c’è un’agenda estera fitta e ricca di dossier spinosi per l'Italia. Un’eredità da fare sua in meno di quindici giorni. Il debutto internazionale del nuovo presidente del Consiglio, infatti, è in programma subito, con una tripletta di vertici delicatissimi concentrati in circa un mese: il primo banco di prova è il G7 del Canada l'8 e il 9 giugno, poi c’è il Consiglio europeo dopo 20 giorni e, a seguire, il summit Nato a Bruxelles l'11 e 12 luglio.

Conciliare aspettative di Lega e M5S con quelle del Colle

Nei tre appuntamenti internazionali si incroceranno temi - come i dazi, le sanzioni alla Russia, la situazione in Siria e, naturalmente, il rapporto con l'Europa - sui quali le posizioni di Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono spesso molto lontane rispetto a quelle dei predecessori. Alcune cancellerie europee non hanno nascosto la loro preoccupazione per il rischio di un brusco cambio di rotta da parte di Roma. Ma ora il dubbio (e la curiosità) di tutti è su come Conte concilierà le aspettative (non sempre sovrapponibili) dei due partiti che lo sostengono con le garanzie di continuità richieste dal Colle. E su quale margine di autonomia avrà.

Quindici giorni per prepararsi al G7

La prima prova è forse la più difficile, non fosse altro per ragioni pratiche. Il dossier per il G7 è stato preparato dall'ufficio diplomatico di Paolo Gentiloni (è probabile che non si farà neppure in tempo a sostituire il consigliere diplomatico) e ne segue, ovviamente, la linea. Che andrà aggiornata in meno di quindici giorni. Conte, per la prima volta nella sua vita, siederà accanto a Donald Trump, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Theresa May, Shinzo Abe e il padrone di casa Justin Trudeau. E dovrà raccontare a Usa, Germania, Francia, Gran Bretagna, Giappone e Canada la sua visione del mondo. O meglio: quella dei 5 Stelle, della Lega e del governo gialloverde che hanno formato.

I temi caldi: Russia e dazi

Tra i temi caldi, il rapporto con la Russia: i Grandi hanno deciso di escluderla dal G7 dopo l'invasione della Crimea, mentre Di Maio e Salvini si sono detti più volte a favore della fine delle sanzioni. Ci sono, poi, i dazi. L'ultimatum Usa sull’alluminio e l’acciaio scade il primo giugno e le eventuali risposte europee partirebbero dal 20. In mezzo c'è il G7. L'Europa, finora, si è mossa compatta e proprio i tre leader europei che saranno in Canada hanno firmato un appello congiunto sul tema meno di un mese fa. In quell'occasione l'assenza dell'Italia è apparsa come un segno di debolezza in piene trattative per il governo. Ora, invece, potrebbe diventare una scelta. “Trump fa bene a difendere le imprese, altrettanto dovrebbe fare l'Italia”, ha detto in più di un'occasione Salvini. Questi temi, insieme alla Siria (unico punto di “rottura” tra il leader della Lega, contrarissimo all'intervento Usa, e Trump), Conte li incontrerà nuovamente al vertice Nato. Ma con un po' di margine in più per studiare i dossier.

Migranti e conti al centro del Consiglio europeo

L’appuntamento più delicato resta l'esordio di un premier che guida un governo definito da molti “euroscettico”, o almeno “eurocritico”, a Bruxelles. Il Consiglio europeo è fissato per il 28 giugno. Bruxelles non ha nascosto i timori per il cambio di rotta italiano. Due le battaglie principali: i migranti (con la riforma di Dublino che si è arenata proprio per i dubbi dell'Italia) e i conti (tema principe di entrambi i partiti di governo). La paura è che Roma abbandoni la strada della diplomazia e punti a far saltare il tavolo. Alcuni osservatori hanno sottolineato che un conto è la propaganda, altro è governare, ma le dichiarazioni di Salvini e Di Maio hanno lasciato timori - anche sui mercati - sul futuro dell’Ue.

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