Presidenziali Usa, Partito Democratico: i candidati alle primarie

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Gabriele De Palma

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Al via la campagna per le Primarie dei Democratici, per scegliere chi sfiderà Trump alle prossime Presidenziali. Ecco quali sono i candidati ufficiali più qualificati e gli indecisi che potrebbero sparigliare il mazzo 

La lunga campagna elettorale che porterà all'elezione del prossimo Presidente degli Stati Uniti è iniziata. Repubblicani, Democratici e gli altri tre schieramenti che si sono presentati ufficialmente alla corsa per la Casa Bianca (Libertari, Verdi e Indipendenti) affilano le armi e si preparano a scegliere i candidati ufficiali che si contenderanno la Presidenza il 3 novembre 2020.

Tra i Democratici la lotta si preannuncia serrata e i contendenti che si sono presentati ufficialmente sono moltissimi, più di duecento. Solo alcuni tra questi, però, hanno concrete possibilità di concorrere per diventare l'alternativa a Trump; solo quelli in grado di attrarre finanziamenti per le rispettive campagne elettorali. Il vincitore sarà scelto in occasione della Convention dei Democratici fissata per metà luglio dell’anno prossimo.
Conosciamo meglio i pretendenti alle Primarie dei Democratici che nutrono qualche speranza di vittoria. 

Joe Biden 

Joe Biden, dopo una lunga attesa ha rotto gli indugi e annunciato la propria candidatura per le primarie democratiche tramite un video su YouTube. Il vice di Obama durante entrambi i mandati alla Casa Bianca ha tutte le caratteristiche richieste generalmente a un Presidente, con ottimi crediti maturati a livello internazionale e l'apprezzamento della maggior parte dell'elettorato democratico. Curiosamente ha posizioni abbastanza conservatrici su molti temi, differenziandosi da tutti i candidati alle primarie democratiche sulla pena di morte, sulla legalizzazione della cannabis e sul reddito universale. Biden ha un solo problema da affrontare, la raccolta fondi. Non è mai stato un campione nel trovare finanziatori mentre alcuni candidati hanno già un gruzzolo ragguardevole.

Bernie Sanders

Avrebbe voluto, e secondo molti anche potuto, vincere la scorse Presidenziali, quando invece venne sconfitto all'ultimo scontro delle Primarie da Hillary Clinton, poi a sua volta battuta da Donald Trump. Sono passati quattro anni ma il settantasettenne di Brooklyn, attualmente senatore del Vermont, ci riprova. Rappresenta la parte più socialista dei dem e ha un grande vantaggio sulla concorrenza: ha già raccolto 26 milioni di dollari per la campagna elettorale da più di 500mila diversi donatori. I suoi cavalli di battaglia delle Primarie 2020 sono gli stessi che hanno trainato quelle del 2016: innalzamento della paga oraria minima a 15 dollari e istruzione gratuita; recentemente ha proposto una tassazione al 77% per i beni patrimoniali dal valore superiore al miliardo di dollari.

Elisabeth Warren

Anima capitalista del partito, resta comunque attenta alle fasce meno abbienti a favore delle quali ha proposto una legge per la prima casa a un prezzo equo finanziato da una maggiore tassazione a carico dell'"un per cento" dei super ricchi. Stesso strumento, tassazione per i più facoltosi, proposto per garantire cure sanitarie gratuite o quasi agli “Americani senza yacht”. Recentemente si è espressa anche in favore di un intervento delle authority antitrust per limitare il monopolio delle grande aziende tecnologiche.

Pete Buttigieg

Il più giovane, 37 anni, veterano della guerra in Afganistan, esponente della sinistra cristiana, si presenta come portavoce del capitalismo democratico. È sindaco di South Bend, nell'Indiana, parla correntemente otto lingue (tra cui l'italiano - il padre è di origini maltesi - il norvegese e l'arabo).  Ha fatto coming out dichiarando la propria omosessualità in un articolo pubblicato sulla South Bend Tribune nel 2015. Ha raccolto 7 milioni da 160mila donatori.

Amy Klobuchar

Senatrice di lungo corso del Minnesota è la democratica che più piace ai repubblicani. Ha annunciato la propria candidatura alle primarie durante la tormenta di neve che ha colpito gli Usa a febbraio. Fautrice di una politica dei piccoli passi, ha ottenuto buoni successi in passato promuovendo la legge che ha impedito l'uso di vernici al piombo per i giochi per l'infanzia e per le politiche in protezione delle donne dalle molestie.

Andrew Yang

Imprenditore quarantanovenne, ha cercato di rivitalizzare aree urbane depresse di Detroit e New Orlieans. Fortemente sostenuto dal basso, sostiene la comunicazione anche con campagne che utilizzano meme generati dai suoi fan, la cosiddetta YangGang. Come punto forte del suo programma c'è il reddito universale di cittadinanza, contromisura necessaria, a suo avviso, per contrastare l'imminente disoccupazione portata da robot e intelligenza artificiale. Ha raccolto 1,6 milioni di dollari.

Kirsten Gillibrand

Senatrice dello stato di New York, 52 anni, una delle più attive promotrici della campagna #metoo in difesa delle donne che hanno subito molestie sessuali. Segue la linea centrista del partito, ha tenuto posizioni rigide nei confronti dell'immigrazione, votando invece a favore delle unioni omosessuali. In occasione delle elezioni del 2018 ha rinunciato alle donazioni delle aziende. Da quando è senatrice è una delle più attente alla trasparenza governativa. Sostenitrice della riforma della sanità voluta da Obama e favorevole a una riforma che preveda l'assunzione da parte del governo federale di tutti i disoccupati.

Michael Bennet

Senatore del Colorado, classe 1964, figlio di un diplomatico dell’ambasciata Usa in India, da sempre in politica. Rappresenta i Democratici per il Colorado dal 2009, eletto due volte raddoppiando i consensi nel secondo turno elettorale (quando sconfisse anche Hillary Clinton) grazie alle politiche a vantaggio di agricoltura e allevamento. Ha posizioni moderate sulle armi - difende il secondo emendamento ma chiede restrizioni alla vendita - e sull’assistenza sanitaria - che vuole più modulare rispetto alla riforma Obama. Molto liberal sui diritti della comunità LBGT e sull’immigrazione e sensibile ai temi del Green New Deal. 

Michael Bloomberg

Imprenditore di successo e politico di lungo corso. Già sindaco di New York dal 2001 al 2013, eletto lui di estrazione democratica - nelle fila dei Repubblicani per due mandati e tra gli Indipendenti nelle Elezioni del 2009, quando ottenne una storico terzo mandato sconfiggendo il candidato Democratico. Dopo essersi chiamato fuori dalla corsa alla Casa Bianca nel marzo 2019, ci ha ripensato nel novembre dello stesso anno, dopo aver constatato l’assenza di candidati vincenti tra i Democratici. Progressista pragmatico, convinto sostenitore dell’aborto, del matrimonio tra omosessuali, avversario della diffusione delle armi. Attento alle tematiche ambientali e alla salute e favorevole a politiche molto aperte nei confronti dell’immigrazione. Resta su posizioni più moderate in politica estera. 

Deval Patrick

Primo Governatore afroamericano del Massachusetts, dove ha ricoperto due mandati dal 2007 al 2015. Ha iniziato la propria carriera politica negli anni ‘90, quando fu nominato dal Presidente Clinton assistente del Procuratore generale per i diritti civili. Favorevole a una legge che restringa la libera vendita e circolazione delle armi, ha subito più di una critica per aver dato la concessione per la costruzione di tre Casinò nel suo Stato (giustificata con l’impatto positivo su occupazione ed economia locale). Ha investito larga parte del budget a disposizione per promuovere l’istruzione. Progressista per quel che riguarda la politiche sull’immigrazione e sull’energia. 

Tom Steyer

Venture capitalist, filantropo, ambientalista, nato e cresciuto a Manhattan, Tom Steyer ha annunciato la propria candidatura alle Presidenziali 2020 nel luglio 2019. La sua carriera politica è iniziata negli anni ‘80, quando sostenne il candidato democratico Mondale. Ed è proseguita nel nuovo millennio finanziando le campagne di Bill Bradley, John Kerry, Hillary Clinton e Barack Obama. Ambientalista convinto ha contribuito alla nascita di alcuni think tank per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi climatica. Contrario alla sanità pubblica del Medicare for all e alla libera vendita di armi d’assalto è invece favorevole a una riforma fiscale che aumenti le tasse per i ceti più abbienti. 

Tulsi Gabbard

La più esotica tra le candidate a queste primarie. Nata nelle Samoa Americane e cresciuta nelle Hawaii, Tulsi Gabbard è una veterana della guerra in Iraq. È stata la prima indù a sedersi al Congresso a Washington. In politica estera promuove il non interventismo, mentre per l'economia ha posizioni populiste. Pizzicata in passato a rilasciare dichiarazione di intolleranza nei confronti della comunità LGBT, ha poi fatto pubblica ammenda e modificato la propria posizione in merito.

Ritirati

 

Kamala Harris

Presenza forte sui social network, la senatrice della California nata a Oakland 54 anni fa è la portavoce del Green New Deal, il piano per affrontare le questioni più urgenti del riscaldamento globale. Ha recentemente proposto un disegno di legge, il LIFT Act, che prevede un sussidio di 500 dollari al mese alle famiglie che lavorano. Favorevole alla legalizzazione della marijuana per finalità ricreative e a un più rigido controllo della vendita di armi. Ha raccolto 12 milioni di dollari da 140mila donatori.

Beto O'Rourke

Uno sconfitto di grande successo. Il quarantaseienne O'Rourke è reduce dalla sfida per diventare governatore del Texas – stato tradizionalmente repubblicano – che ha perso per un pugno di voti nei confronti di Ted Cruz. Il successo registrato durante la campagna elettorale da governatore presso i texani gli ha regalato la ribalta e lo ha reso candidato ideale per le Primarie. I finanziatori non gli mancano, quasi 10 i milioni raccolti da 280mila donatori. La campagna è incentrata sulle politiche per l'immigrazione, da riformare secondo il motto 'rispetto e dignità'.

Cory Booker

Già sindaco di Newark, in New Jersey, rappresenta l'anima liberal e sta basando la propria campagna sull'unità sociale. Promotore dei baby bonds, fondi finanziati dallo stato per assicurare educazione e sussistenza ai meno abbienti fin dalla nascita. Ha avuto in passato problemi per aver favorito l'industria farmaceutica e le scuole private e per fugare i dubbi ha annunciato che per la campagna elettorale non accetterà finanziamenti da aziende o da lobbisti rappresentanti dell'industria. Finora ha raccolto 5 milioni di dollari.

Julian Castro

L'unico tra i candidati alle Primarie democratiche a rappresentare la comunità latinoamericana. Non sorprende che il programma miri soprattutto a risolvere il problema immigrazione, sorprende semmai la soluzione proposta: oltre alla messa in regola degli immigrati clandestini, la depenalizzazione dell'ingresso irregolare nei confini statunitensi, che diventerebbe così un reato civile e non penale. Ha annunciato la propria candidatura promettendo di estendere, se eletto, l'istruzione pubblica abbassandola ai 4 anni di età.

John Hickenlooper

Centrista e grande mediatore, si è conquistato molto credito risollevando l'occupazione in Colorado, dove è stato Governatore fino al gennaio 2019 (dopo essere già stato sindaco di Denver). Sessantasette anni e il pregio di saper gestire conflitti tra gli interessi delle parti coinvolte, punta tutto proprio sulla sua immagine di conciliatore e la sua capacità di giungere a soluzioni effettive e calibrate, motivo per cui non dispiace nemmeno ai Repubblicani.

Eric Swalwell

Trentotto anni, un notevole fiuto per i media (tanto da candidarsi ufficialmente in occasione della trasmissione di satira The Late Show condotto da Stephen Colbert), sta facendo campagna elettorale con un unico punto programmatico: il divieto di vendere armi automatiche e il buyback (riacquisto) da parte del governo di quelle attualmente in circolazione tra i privati. Il più inviso alla National Rifle Association, la lobby dei produttori di armi, tra i candidati democratici.

Jay Inslee

Attualmente governatore dello stato di Washington, dove è nato a Seattle 68 anni fa. Proprio da Seattle, e precisamente nell'impianto cittadino di energia solare, ha lanciato la propria candidatura per le Primarie dei democratici. Punta tutto sulle energie rinnovabili e sulle misure necessarie a mitigare il riscaldamento globale. Più verde del Green New Deal.

In politica dall'inizio degli anni '90 è  molto conosciuto in casa ma poco fuori dai confini del suo Stato. Per ora non ha i favori dei pronostici ma ha le carte in regola per essere un'incognita da monitorare.

 

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