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Blocco navale, quando è ammesso dal diritto internazionale marittimo e come funziona

Mondo
©Ansa

Introduzione

Spesso si sente parlare di blocco navale. La questione è tornata negli ultimi giorni, quando il presidente Usa Donald Trump ha lanciato un’operazione di intercettazione di tutte le navi dirette o provenienti dai porti nell’Iran, nell’ambito della crisi della Stretto di Hormuz legata alla guerra lanciata da Usa e Israele contro Teheran. In Italia ne aveva parlato più volte anche la premier Giorgia Meloni nel 2022, identificandolo invece come “l’unico modo per fermare l’immigrazione clandestina”. Ma cosa si intende davvero per blocco navale e qual è la sua disciplina giuridica? 

Quello che devi sapere

Il blocco navale nel diritto internazionale

Il blocco navale è un istituto previsto dal diritto internazionale. In sintesi si tratta di un’azione di tipo militare, in cui vengono bloccati i porti o le coste di un Paese, da parte delle forze armate di uno o più altri Stati.

 

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Il Manuale di Sanremo del 1994

Tra i testi giuridici che fanno riferimento al blocco navale ci sono vari trattati di diritto marittimo. Come la Dichiarazione di Parigi del 1856, la Dichiarazione di Londra del 1909 (anche se non è mai entrata del tutto in vigore) e, guardando a tempi più recenti, il Manuale di Sanremo del 1994. È proprio in quest’ultimo testo che ne viene delineata una disciplina articolata.

 

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La disciplina giuridica del Manuale di Sanremo, i "Metodi di guerra"

Il Manuale disciplina il blocco navale nella sezione dedicata ai “Metodi di guerra”, stabilendo che deve essere “dichiarato e notificato a tutti i belligeranti e agli Stati neutrali”. La notifica deve specificare la data di inizio, la durata, il luogo e l'estensione del blocco e il tempo entro cui le navi degli Stati neutrali possono lasciare l'area del blocco. 

Le navi mercantili nel blocco navale

E ancora, si precisa che “il blocco deve essere effettivo” e può essere “imposto o mantenuto mediante una combinazione di metodi o mezzi di guerra legittimi”. Le navi mercantili che lo violano “possono essere catturate” e, se resistono, possono essere “attaccate”.

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I limiti al blocco navale

In ogni caso, un blocco navale non può mai “sbarrare l’accesso a porti e coste di Stati neutrali” ed è vietato se “ha come unico obiettivo affamare la popolazione civile o impedire l'accesso di altri beni essenziali alla sua sopravvivenza” oppure se “il danno causato alla popolazione civile sia, o si presume che possa essere, eccessivo rispetto al vantaggio militare concreto e diretto derivato dal blocco”. 

Il blocco navale può essere solo un atto di guerra

È importante quindi sottolineare di nuovo che il blocco navale è un istituto giuridico previsto solamente in caso di guerra. Quando i leader politici ne parlano in altri contesti, come ad esempio aveva fatto Giorgia Meloni in relazione all’immigrazione, l’espressione è impropria

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Il blocco navale e la libertà di navigazione

Nessuno Stato può poi, in tempo di pace o durante una guerra non formalmente riconosciuta, imporre alcun tipo di blocco navale, perché il diritto internazionale marittimo si basa innanzitutto sul principio di libertà di navigazione in alto mare e su quello del diritto di passaggio innocente nel mare territoriale altrui. Se non si è in mezzo a un conflitto va dunque qualificato come un uso illegittimo della forza o come atto ostile internazionale. In tempo di pace potrebbe essere giustificato solamente se costituisce autodifesa a un attacco altrui. 

Alcuni esempi di blocco navale

Senza tornare troppo indietro nel tempo, tra i blocchi navali recenti si può citare quello di Cuba, nell’ambito della crisi dei missili del 1962: gli Usa cercavano di impedire che sull’isola arrivassero missili sovietici. Dal 2007 in poi Israele ha imposto un blocco navale davanti alle coste della Striscia di Gaza. Questo però è sempre stato molto controverso, perché di fatto non c’era, o non c’è sempre stata, una guerra in corso. Intorno al 2015 c’è stato un blocco navale davanti alle coste dello Yemen, guidato dall’Arabia Saudita, per combattere le milizie ribelli degli Houthi. E poi ancora durante la guerra in Ucraina, quando la Russia ha bloccato diverse rotte marittime, pur non qualificando mai le sue operazioni come un blocco navale vero e proprio. 

 

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