Introduzione
Il termine torna al centro del dibattito politico, anche a sinistra. Negli Stati Uniti, Alexandria Ocasio-Cortez ha preso le distanze dal cosiddetto "Woke 1.0", mentre in Italia Giuseppe Conte ha criticato alcuni eccessi della cultura woke, indicando nelle disuguaglianze il principale terreno di battaglia progressista. Matteo Renzi ha invece parlato di una "ubriacatura woke"
Quello che devi sapere
Cosa significa "woke"?
Il termine woke ha una storia lunga e articolata. La parola deriva dall'inglese awake, cioè "sveglio", e richiama l'idea di essere vigili e consapevoli di ciò che accade intorno a sé. Le sue prime attestazioni in ambito sociale risalgono alla comunità afroamericana statunitense della prima metà del Novecento, dove veniva utilizzata come invito a mantenere alta l'attenzione di fronte alle discriminazioni e ai rischi legati al razzismo. In questo contesto si diffuse anche l'espressione stay woke, una sorta di esortazione a "tenere gli occhi aperti".
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Dalla comunità nera a quella bianca
Essere woke significava quindi riconoscere le ingiustizie subite dalla popolazione nera e non abbassare la guardia di fronte a episodi di discriminazione. Progressivamente, però, il termine smise di essere riferito esclusivamente agli afroamericani. Cominciò a essere utilizzato anche per descrivere persone bianche che prendevano posizione contro il razzismo e sostenevano la necessità di contrastare le disparità sociali.
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Verso un significato più ampio
Il significato si è ulteriormente ampliato nel corso del nuovo millennio. Woke ha iniziato a comprendere una sensibilità più generale nei confronti delle minoranze e delle categorie considerate vulnerabili, includendo questioni legate alla parità di genere, ai diritti delle persone LGBTQIA+, alla disabilità e alle disuguaglianze economiche e sociali. In alcuni contesti, il termine è stato associato anche all'attivismo ambientalista e alla lotta contro il cambiamento climatico. È in questa accezione più ampia che, nel dibattito italiano, viene talvolta accostato al concetto di "politicamente corretto", anche se i due termini non sono perfettamente sovrapponibili.
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Un termine tornato in auge
Un nuovo impulso alla diffusione dell'espressione è arrivato negli Stati Uniti negli ultimi anni. Nel 2020, l'uccisione di George Floyd, un uomo afroamericano morto durante un intervento della polizia a Minneapolis, ha provocato proteste in tutto il Paese e in numerose città del mondo. Lo slogan stay woke è tornato così a circolare con forza, inserendosi nelle mobilitazioni legate al movimento Black Lives Matter, nato per denunciare il razzismo e la violenza contro le persone nere. La stessa idea di consapevolezza è stata associata anche ad altre campagne sociali. Nel movimento #MeToo, per esempio, l'attenzione si è concentrata sulle molestie e sulle violenze sessuali contro le donne, contribuendo a portare questi temi al centro del dibattito pubblico internazionale.
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Perché ha un'accezione negativa?
Parallelamente, però, woke ha assunto anche un significato negativo. Da espressione legata originariamente alla consapevolezza e alla denuncia delle discriminazioni, è diventata un termine utilizzato da una parte del mondo conservatore per criticare le posizioni progressiste. In questo uso, viene associato alla cosiddetta "cultura woke" e a un'attenzione ritenuta eccessiva verso identità, linguaggio, inclusione e politicamente corretto. Per questo, oggi la parola ha un significato fortemente dipendente dal contesto: può indicare un atteggiamento di sensibilità verso le disuguaglianze oppure essere utilizzata, in senso polemico, per contestare l'attivismo progressista.
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Le prime prese di distanza
Perché ora la sinistra sta "prendendo le distanze" dal termine woke? La presa di posizione più "rumorosa" è stata senza dubbio quella di Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York e una delle figure più note dell’ala progressista dei dem americani. Eletta per la prima volta alla Camera nel 2018, si è affermata per le sue posizioni vicine al socialismo democratico. Negli ultimi giorni ha però preso le distanze - appunto - dalla fase più radicale del progressismo americano. Intervistata da ABC, ha definito il cosiddetto "Woke 1" - associato soprattutto al periodo della pandemia e a battaglie come il defund the police - come "crazy", pur precisando che molte discussioni di quegli anni erano state utili.
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Un riposizionamento strategico
Il motivo principale sembra essere politico e strategico. Nel 2020 una parte della sinistra americana sostenne posizioni oggi molto controverse, tra cui defund the police, la riduzione del ruolo delle forze dell'ordine, la decarcerazione e alcune proposte molto radicali sull'immigrazione. AOC era stata una delle figure più note associate a quel clima politico. Oggi, invece, i dem americani stanno cercando di recuperare consenso tra elettori moderati e della classe lavoratrice, spostando l'attenzione su temi come costo della vita, salari, sanità, casa e disuguaglianze economiche, soprattutto in vista delle prossime elezioni.
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Conte (M5s) e la "cultura woke"
In Italia, anche il leader del M5s Giuseppe Conte ha preso le distanze dall'idea che la cultura woke possa rappresentare il principale riferimento politico della sinistra. Nel suo intervento a Repubblica, l'ex premier si è chiesto se "la cultura woke" possa "costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista. Ne dubito". Conte non nega però che il fenomeno abbia avuto anche conseguenze positive. Riconosce che il movimento ha "allargato il concetto di giustizia", contribuendo a promuovere un linguaggio più rispettoso e creando nuovi spazi di riconoscimento nei luoghi di lavoro, nelle università e nei media.
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"Religione morale autorefenziale"
La sua critica riguarda soprattutto quelli che considera gli sviluppi più estremi della cultura woke. Conte parla infatti di "una sorta di religione morale autoreferenziale" e mette in guardia dagli "alcuni eccessi" arrivati dagli Stati Uniti, che a suo giudizio possono trasformarsi in "conformismo ideologico" e, nei casi più problematici, arrivare alla "repressione della libertà di opinione". Da qui la sua conclusione: "Non è con il woke che la sinistra può fare giustizia". Per Conte, il terreno prioritario dell'azione progressista deve essere invece quello delle diseguaglianze, economiche e sociali.
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Renzi (Iv) e "l'ubricatura woke"
Anche Matteo Renzi, leader di Italia viva, ha criticato "l'ubriacatura woke" che "fa male alla sinistra, e lo riconosce persino Ocasio-Cortez". L'ex premier ha inoltre rivendicato di aver criticato da tempo quella deriva: "Chi di noi in questi anni ha tentato di affermare le ragioni del buon senso è stato insultato e considerato fuori linea". E ha concluso con quello che è probabilmente il passaggio più significativo della sua posizione: "Adesso che finalmente il tempo è galantuomo lo dico di nuovo ad alta voce: alla sinistra serve meno ideologia e più politica".
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