In base ai dati di monitoraggio raccolti dall'organizzazione, i due Paesi sono stati avvertiti lo scorso anno della possibilità di essere inclusi nella blacklist ma non hanno collaborato alle indagini. In entrambi i casi sono stati segnalati membri dell’esercito, delle forze di sicurezza e dei servizi penitenziari
Ogni anno le Nazioni Unite pubblicano un elenco composto da Stati, organizzazioni e gruppi non statali che, sulla base dei dati e delle testimonianze raccolte, sono sospettati di essere coinvolti in violenze sessuali sistematiche. Dopo un anno di indagini condotte dalla Relatrice Speciale per le violenze sessuali, Pramila Patten, le forze di sicurezza israeliane e russe sono state ufficialmente inserite nella “lista nera”. I due Paesi, entrambi in guerra da più di tre anni, sono stati avvertiti lo scorso anno di una loro possibile inclusione nella lista e per questo sono stati invitati a collaborare alle indagini prima della presentazione del rapporto finale dall’organizzazione ai membri del Consiglio di sicurezza. In entrambi i casi, i Paesi hanno declinato l'invito.
Su Israele: “Gli autori delle violenze sessuali sono membri dell’esercito, delle forze di sicurezza e dei servizi penitenziari”
Il rapporto spiega che, nonostante gli avvertimenti, agli ispettori delle Nazioni Unite sia stato opposto "un persistente rifiuto di accesso" da parte delle autorità dei due Paesi. Per quanto riguarda Israele, "nel 2025, le caratteristiche delle violenze sessuali contro palestinesi detenuti in Israele e nei territori palestinesi occupati hanno continuato a essere registrate". L’Onu parla di diversi casi di violenze sessuali risalenti al 2023, “anche sotto forma di tortura”, contro 14 uomini, 7 donne, 9 ragazzi e una ragazza nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Queste violazioni comprendono stupro con oggetti, stupri di gruppo, violenze fisiche contro i genitali, nudità forzata e perquisizioni corporali "senza apparente motivo di sicurezza". Gli autori di queste violenze sono indicati dalle Nazioni Unite come membri dell’esercito, delle forze di sicurezza e dei servizi penitenziari israeliani. Israele aveva anticipato la propria inclusione nella lista, denunciando giovedì mattina una decisione "vergognosa e assurda" di Antonio Guterres che metterebbe Israele e Hamas, già presente nella lista, sullo stesso piano. "Abbiamo chiuso con questo segretario generale", ha sottolinea l’ambasciatore israeliano presso l’Onu Danny Danon in un videomessaggio pubblicato su X, annunciando di fatto il "congelamento" delle relazioni di Israele con l’ufficio di Antonio Guterres fino alla fine del suo mandato, il 31 dicembre 2026. L'ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, sui social ha criticato aspramente la presunta inclusione di Israele, non annunciata dalle Nazioni Unite, definendola una "decisione politica" e "scollegata dai fatti e dalla realtà". L’ufficio del Segretario generale ha fatto sapere che le sue porte “restano aperte”.
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Il ministro israeliano Ben Gvir su blacklist delle Nazioni Unite: "Persa ogni bussola morale"
Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir si è scagliato contro l'Onu per la sua decisione di inserire le forze di sicurezza israeliane nella lista nera dei responsabili di violenza sessuale, affermando che "hanno perso ogni bussola morale". Per Ben Gvir, finito nell'occhio del ciclone per i maltrattamenti inflitti ai militanti della Flottilla, "è vergognoso" il rapporto stilato dall'organizzazione, definita "superflua organizzazione" che "ha perso ogni bussola morale". "Mentre Hamas, l'ISIS e i talebani commettono crimini di guerra, omicidi, stupri e sequestri, l'Onu sceglie di mettere nella stessa lista i terroristi e coloro che li combattono", ha denunciato Ben Gvir. Nella lista nera sono state inserite, tra le altre, autorità israeliane, l’unità antiterrorismo Yamam e l’Unità Operazioni Speciali del Servizio Penitenziario israeliano.
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Sulla Russia: “Almeno 310 casi di violenze sessuali contro civili e prigionieri di guerra”
Per quanto riguarda la Russia, basandosi sui dati della Missione di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina, il rapporto sottolinea il verificarsi di violenze sessuali nei territori ucraini occupati e in Russia da parte delle forze armate e dei servizi penitenziari, in particolare contro prigionieri di guerra che hanno testimoniato dopo essere stati liberati. Il documento parla di 310 casi di violenze sessuali legate al conflitto, tra cui stupri, mutilazioni genitali e scosse elettriche, commessi in larga maggioranza contro uomini. L'Ucraina, pur non essendo inclusa nella lista, è comunque oggetto di critiche. Il rapporto segnala 31 casi di violenza sessuale commessi dalle forze di sicurezza ucraine, in particolare contro prigionieri di guerra. Tuttavia, la maggior parte di questi episodi si è verificata prima del 2025, precisa il rapporto, sottolineando che il governo ha rafforzato la legislazione e consente alle Nazioni Unite di condurre indagini.