Verso il vertice Trump-Xi, perché i dazi degli Usa contro la Cina non stanno funzionando

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Introduzione

Mancano pochi giorni a uno degli eventi geopolitici più attesi, l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il segretario generale del Partito comunista cinese Xi Jinping. L’inquilino della Casa Bianca è atteso a Pechino il 14 e 15 maggio, e in vista del summit tra i due leader sono arrivati dati sull’andamento dell’economia cinese che hanno messo in dubbio l’efficacia dei dazi imposti dal presidente americano, oltre a non mostrare particolari contraccolpi per via della guerra in Iran. 

Quello che devi sapere

Volano le esportazioni cinesi

Intanto, i dati: ad aprile le esportazioni cinesi sono cresciute a un ritmo superiore alle attese. L'Amministrazione generale delle dogane ha comunicato, nel dettaglio, che le esportazioni sono aumentate del 14,1% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. La crescita ha superato le previsioni di Bloomberg dell'8,4% e ha registrato un significativo aumento rispetto all'incremento del 2,5% registrato a marzo. 

 

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I problemi dell’economia cinese

Questo aumento del commercio ha rappresentato un'ancora di salvezza fondamentale per Pechino negli ultimi anni: l’economia del Paese infatti sta affrontando un rallentamento della crescita interna, con una spesa stagnante e una crisi del debito nel settore immobiliare che grava sull’attività economica.  Comunque c’è stato anche un segno positivo per la spesa interna, con le importazioni che sono cresciute del 25,3% su base annua il mese scorso. Il dato ha superato la previsione di Bloomberg del 20,0%, ma è stato inferiore al balzo del 27,8% registrato a marzo. 

 

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“I dazi statunitensi non funzionano”

In ogni caso, le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono aumentate dell'11,3% su base annua ad aprile, tornando a crescere dopo un forte calo del 26,5% registrato a marzo. I numeri comunicati da Pechino, secondo il Financial Times, “mostrano come i dazi statunitensi abbiano avuto poco effetto nel rallentare la ‘macchina da esportazioni’ della Cina”. Hao Zhou, capo economista di Guotai Junan International Holdings, ha detto al quotidiano britannico che “il rimbalzo nell’export dopo la caduta del mese precedente sottolinea la forza del settore manifatturiero cinese, in particolare nell’elettronica e nei macchinari”.

Il nodo dell’export cinese

Lo scenario, in ogni caso, rimane teso: secondo il Financial Times infatti “il crescente dominio delle industrie cinesi” ha provocato “critiche da parte dei partner commerciali per l’eccessiva capacità produttiva della Cina”. Il nodo cruciale resta “l’invasione di prodotti high-tech a basso costo” provenienti da Pechino, che stanno “sconvolgendo le economie di tutto il mondo”. E proprio su questo tema gli economisti stanno mettendo in discussione la capacità degli altri Paesi di assorbire l’export della Cina. 

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Di cosa discuteranno Trump e Xi

Lo scenario economico della Cina, come detto, è centrale in vista del vertice tra Trump e Xi. Il presidente statunitense infatti, oltre al nodo della guerra in Iran che ne sta indebolendo il consenso interno, si trova ad avere a che fare con una crescita di Pechino che sembra essere poco influenzata dai dazi Usa. Un'arma in più per il leader cinese, che con Trump dovrà negoziare anche il rinnovo della tregua commerciale siglata a ottobre dell'anno scorso a Busan, in Corea del Sud. Nei giorni scorsi comunque il tycoon si è detto ottimista sull’incontro, dicendo che sarà "fantastico” e sottolineando che Xi “è un mio amico e siamo andati d'accordo negli anni. Non abbiamo avuto nessuno problema e non ci sono problemi con la Cina e l'Iran".

Il dilemma della Cina

In ogni caso, anche la Cina è di fronte a una sfida: se i dati sulle esportazioni fanno infatti sorridere Pechino, c’è anche cautela perché il Paese sta diventando sempre più dipendente dalla loro crescita per contrastare - come detto - una fiducia dei consumatori debole e una spesa interna fiacca. In questo senso risulta essere significativo l'avanzo commerciale del Paese, che è salito a 84,8 miliardi di dollari ad aprile, in aumento rispetto ai 51,1 miliardi di dollari registrati a marzo, ma inferiore ai 92,3 miliardi previsti dagli economisti. Cifre che, oltre spaventare i partner della Cina come detto prima, fanno sollevare qualche perplessità anche alla stessa Pechino.

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Taiwan sullo sfondo

Sullo sfondo del vertice, infine, rimane anche la questione di Taiwan. Prima del viaggio in Italia per gli incontri con Papa Leone XIV e Giorgia Meloni, Il segretario di Stato Marco Rubio aveva messo in guarda la Cina contro azioni "destabilizzanti" sull’isola de facto indipendente ma reclamata da Pechino. Il capo della diplomazia americana aveva sottolineato che "non abbiamo bisogno che si verifichino eventi destabilizzanti per quanto riguarda Taiwan o in qualsiasi altra parte dell'Indo-Pacifico". Tutto ciò "ritengo sia nel reciproco interesse sia degli Stati Uniti sia della Cina". 

 

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