La Corte di Commercio Internazionale Usa ha stabilito che le tariffe globali generalizzate imposte a febbraio dal presidente non trovano giustificazione nella legge a cui il tycoon ha fatto ricorso. Intanto l'Ue rinvia l'ok all'intesa con Washington: Bruxelles punta al via libera il 19 maggio. Arriva la minaccia di Trump: "Avete tempo fino al 4 luglio, poi schizzeranno a livelli ben più elevati del 15% previsto”
I dazi del 10% imposti da Donald Trump lo scorso febbraio sono illegali. Lo ha stabilito la Corte di Commercio Internazionale Usa, sottolineando che le tariffe globali generalizzate imposte dal presidente non trovano giustificazione nella legge a cui Trump ha fatto ricorso. Secondo quanto riportato dai media americani, il tribunale ha deciso con 2 voti a favore e uno contrario. Il presidente degli Usa aveva annunciato le nuove tariffe dopo che la Corte Suprema aveva dichiarato le precedenti illegali.
La sentenza
La Corte statunitense, secondo il Financial Times, ha stabilito che i dazi imposti ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974, sono "illegittimi". Il Tribunale Usa non ha sospeso le tariffe in generale, ma solo per le due società che hanno intentato causa. La sentenza rappresenta l’ennesima battuta d'arresto per la politica commerciale di Trump, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti, all'inizio di quest'anno, aveva stabilito che il presidente non poteva imporre dazi doganali avvalendosi dei poteri economici di emergenza. L'articolo 122 consente al presidente di imporre dazi doganali fino al 15% per 150 giorni per far fronte a "gravi e consistenti deficit della bilancia dei pagamenti". I giudici del Cit di New York sono giunti alla loro decisione valutando cosa intendesse il Congresso con l'espressione "deficit della bilancia dei pagamenti" quando ha redatto la legge nel 1974. Gli avvocati che rappresentano le aziende che hanno intentato la causa sostengono che un deficit commerciale e una grave crisi della bilancia dei pagamenti non sono la stessa cosa.
Le reazioni
I fondatori di una delle aziende hanno salutato la sentenza come "un'importante vittoria per le piccole imprese come la nostra, che dipendono da politiche commerciali eque e prevedibili". "La decisione odierna - hanno aggiunto - contribuisce a garantire che le imprese come la nostra non siano ingiustamente penalizzate da restrizioni commerciali illegali". Dan Anthony, direttore esecutivo del gruppo di attivisti We Pay the Tariffs, ha affermato che la sentenza rappresenta “un'ulteriore notizia positiva per le piccole imprese che sono state schiacciate da queste tasse illegali". La Casa Bianca e l'ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti non hanno rilasciato commenti.
Cosa può succedere
Trump ha imposto la nuova tariffa base del 10% con effetto immediato, dopo aver rimosso i dazi introdotti durante il "Giorno della Liberazione". Il suo rappresentante commerciale, Jamieson Greer, ha avviato diverse indagini avvalendosi dei poteri conferitigli dalla Sezione 301 del Trade Act del 1974, che potrebbero consentire a Washington di imporre nuove tariffe sui prodotti provenienti da quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti. Si prevede che Greer completi tali indagini e fornisca al presidente le opzioni per imporre dazi ai partner commerciali a fine luglio, quando scadrà la tariffa base del 10% appena dichiarata illegale.
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Ue rinvia l'ok all'intesa sui dazi
Intanto in Europa, sei ore di intenso negoziato, iniziato nella serata di mercoledì e terminato a notte fonda, non sono bastate ad arrivare alla fumata bianca sull'intesa sui dazi con gli Usa. Il trilogo, il tavolo che riunisce Consiglio, Commissione ed Eurocamera, si è concluso con "progressi sostanziali" ma senza il via libera all'accordo di Turnberry. "L'ok ci sarà il 19 maggio", hanno promesso le parti, guardando soprattutto Oltreoceano e alla possibile reazione di Donald Trump. Poche ore dopo, la risposta del presidente americano. "Se entro il il 250esimo compleanno degli Usa" (il 4 luglio), l'Europa non rispetterà l'accordo "le tariffe schizzeranno immediatamente a livelli ben più elevati" rispetto al 15% previsto, ha fatto sapere Trump.
La telefonata Trump-Von der Leyen
Trump lo ha detto direttamente alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, con cui ha avuto una conversazione telefonica. Chi temeva che il tycoon concretizzasse subito la minaccia del 25% ad auto e camion europei ha tirato un sospiro di sollievo. "Attendo pazientemente che l'Ue onori la propria parte dello storico accordo commerciale che abbiamo siglato a Turnberry, in Scozia: il più grande accordo commerciale di sempre", ha sottolineato Trump.