Un soldato francese dell'Unifil è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti in seguito a un attacco. Lo ha annunciato il presidente francese, aggiungendo che "tutto lascia pensare che la responsabilità sia di Hezbollah". I miliziani prendono le distanze da quanto successo. Un militare israeliano ucciso da trappola esplosiva. Cordoglio di Mattarella
Un soldato francese dell'Unifil è rimasto ucciso e altri tre sono stati feriti in un attacco contro i caschi blu a Ghandouriyeh, nel sud drel Libano. Lo ha annunciato Emmanuel Macron: "Tutto lascia pensare che la responsabilità sia di Hezbollah". I miliziani negano però "qualsiasi coinvolgimento nell'attacco". La Francia chiede che "le autorità libanesi arrestino immediatamente i responsabili e si assumano le proprie responsabilità". Anche l'Unifil, condannando l'attacco, ha fatto sapere che secondo le prime indagini i colpi sarebbero arrivati da Hezbollah. In precedenza il primo ministro Libanese, Nawaf Salam, in un post pubblicato sul proprio account X aveva scritto: “Condanno l'aggressione perpetrata oggi contro alcuni membri del battaglione francese dell'Unifil". Invece il presidente libanese Joseph Aoun ha avuto un colloquio telefonico con Macron, a cui ha assicurato di aver dato "precise istruzioni agli organi competenti per un'indagine immediata sull'incidente e per individuare le responsabilità". Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha confermato la responsabilità di Hezbollah.
Unifil: “Pattuglia colpita durante sminamento, pensiamo a Hezbollah”
"Questa mattina una pattuglia dell'Unifil che stava sgombrando munizioni esplosive lungo una strada nel villaggio di Ghanduriyah per ristabilire i collegamenti con le posizioni isolate" della missione "è stata colpita da fuoco di armi leggere”, ha reso noto su X la missione Onu in Libano, aggiungendo che è stata avviata "un'indagine per accertare le circostanze" e la "valutazione iniziale indica attori non statali (presumibilmente Hezbollah)". Unifil "condanna questo attacco deliberato ai danni dei caschi blu", "il lavoro delle squadre di disinnesco degli ordigni esplosivi è vitale nell'area".
Parigi: “Casco blu ucciso è stato vittima di un'imboscata”
Il sergente maggiore Florian Montorio, il casco blu ucciso, è rimasto vittima "di un'imboscata" ed è morto a causa di "un colpo diretto", ha scritto la ministra della Difesa francese, Catherine Vautrin, in un post su X. Montorio "era in missione per aprire una strada verso una postazione Unifil isolata da diversi giorni a causa dei combattimenti nella zona", spiega Vautrin. Poi "è stato vittima di un'imboscata da parte di un gruppo armato a distanza molto ravvicinata, venendo colpito da un proiettile proveniente da un'arma leggera". "Nonostante i suoi compagni l'abbiano soccorso, non sono riusciti a rianimarlo", conclude la ministra.
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Il cordoglio di Mattarella
"Ho appreso con profondo sgomento la triste notizia della morte del sergente capo Florian Montorio, caduto questa mattina nel sud del Libano durante un attacco contro la missione Unifil. In questa luttuosa circostanza desidero farLe giungere, Signor Presidente, le espressioni del più sentito cordoglio della Repubblica Italiana e mio personale, insieme alla condanna per un gesto inammissibile contro una missione fondamentale per la stabilità dell'area e presidio di affermazione del diritto umanitario internazionale". Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron. "Siamo vicini al lutto della Francia con sentimenti di solidale partecipazione, mentre auguriamo un pronto e completo recupero ai commilitoni feriti", ha concluso.
Violata la tregua
Inoltre è stata registrata la prima violazione della tregua in corso fra Israele e Libano. L'Idf ha confermato di aver condotto nelle ultime 24 ore diversi raid nella zona sud del Paese contro militanti di Hezbollah che "hanno violato gli accordi di cessate il fuoco". A riportarlo è The Times of Israel. Secondo quanto riferito dall'esercito israeliano, le truppe che operano a sud della "linea gialla" stabilita dall'Idf "hanno identificato terroristi che hanno violato i patti per il cessate il fuoco e si sono avvicinati alle forze di Tel Aviv da nord della Linea, rappresentando una minaccia immediata". "Israele non bombarderà più il Libano, gli è stato proibito di farlo dagli Stati Uniti", aveva annunciato ieri su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, un post per il quale - secondo Axios - il premier israeliano Benjamin Netanyahu e i suoi consiglieri sono rimasti "scioccati" e Israele avrebbe chiesto chiarimenti alla Casa Bianca.
Media: "Drone Idf ha colpito un’abitazione, scontri in diversi villaggi nel sud"
Nonostante la tregua, quindi, in Libano non cessano gli scontri. Secondo il quotidiano Al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, un drone delle Forze di Difesa Israeliane ha colpito un'abitazione tra i villaggi di Hadatha e Al-Tiri, nel sud del Paese. Nel frattempo, fonti libanesi hanno segnalato scontri tra la popolazione locale e una forza dell'Unifil nel villaggio di Al-Randouriya, sempre nel sud. La rete libanese Al-Mayadeen, affiliata a Hezbollah, ha segnalato un attacco di artiglieria delle Idf contro il villaggio di Kunin, vicino a Bint Jbeil. Altri media riportano che l'esercito israeliano è stato coinvolto in scontri a fuoco nella zona di Bint Jbeil, dove si sono verificate esplosioni.
Leader Hezbollah: "Tregua non può essere unilaterale"
La tregua di 10 giorni in corso tra Israele ed Hezbollah non può essere unilaterale, ha detto in serata il leader del movimento sciita, Naim Qassem, promettendo di rispondere agli attacchi israeliani contro il Libano. "Un cessate il fuoco significa la cessazione completa di tutte le ostilità. Poichè non ci fidiamo di questo nemico, i combattenti della resistenza rimarranno sul campo con il dito sul grilletto e risponderanno di conseguenza alle violazioni", ha affermato Qassem in una dichiarazione letta in televisione "Non può esserci un cessate il fuoco solo da parte della resistenza, deve essere da entrambe le parti".
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Soldato israeliano ucciso da trappola esplosiva
Anche un soldato israeliano è rimasto ucciso ieri nel sud del Libano. Il comandante della riserva Barak Kalfon, 48 anni, è morto dopo essere stato ferito in un incidente che ha coinvolto anche altri tre soldati, ha dichiarato l'esercito in un comunicato, senza fornire ulteriori dettagli. Il sito di notizie israeliano Ynet ha riferito che l'incidente è avvenuto durante un'operazione di sminamento nel sud del Libano, a circa 3,5 km dal confine. Kalfon è stato tra i primi a entrare in un edificio che è poi esploso. La sua morte porta a 14 il numero di soldati uccisi nelle ostilità in Libano.
La "linea gialla"
Israele vuole imporre in Libano una cosiddetta "linea gialla", vietando ai residenti il ritorno nelle aree occupate dall'esercito israeliano. La misura ricalca un modello già adottato nella Striscia di Gaza, dove la "linea gialla" delimita una zona sotto controllo militare israeliano, inaccessibile alla popolazione civile nell'ambito dell'accordo di cessate il fuoco che ha posto fine a due anni di guerra. "Il modello della 'linea gialla' di Gaza sarà replicato anche in Libano, e l'Idf ha già definito una linea fino alla quale le proprie forze stanno attualmente operando", hanno dichiarato funzionari militari nel corso di un briefing con la stampa. Secondo le stesse fonti, ai residenti sarà impedito di rientrare in 55 villaggi libanesi situati all'interno dell'area interessata. "L'Idf è autorizzato a continuare a distruggere le infrastrutture terroristiche presenti anche durante il cessate il fuoco", hanno aggiunto.
Netanyahu: "Idf continuerà a operare nella fascia di sicurezza"
L'Idf continuerà a operare nella zona della fascia di sicurezza nel sud del Libano per "contrastare minacce dirette contro le proprie truppe e i villaggi israeliani", ha dichiarato in serata il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sottolineando che "le operazioni proseguiranno con l'obiettivo di prevenire attacchi e garantire la sicurezza lungo il confine".
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Presidente Libano: "Dialogo non è debolezza"
Intanto il presidente libanese Joseph Aoun sottolinea che i colloqui diretti con Israele non sono un segno di "debolezza" e che il Paese non è più "un campo di battaglia per le guerre di nessuno". "Ora ci troviamo tutti di fronte a una nuova fase", ha affermato Aoun nel suo primo discorso alla nazione dopo la tregua, aggiungendo che "è la fase di transizione dal lavoro per il cessate il fuoco al lavoro per accordi permanenti che preservino i diritti del nostro popolo, l'unità della nostra terra e la sovranità della nostra nazione". Aoun ha aggiunto che i colloqui diretti con Israele "non sono una concessione, i negoziati non significano, e non significheranno mai, rinunciare a un diritto, concedere un principio o compromettere la sovranità di questa nazione". "Non ci sarà alcun accordo che violi i nostri diritti nazionali, diminuisca la dignità del nostro popolo risoluto o ceda una sola virgola del suolo di questa nazione - ha proseguito Aoun - Siamo fiduciosi che salveremo il Libano. Abbiamo riconquistato il Libano e il suo potere decisionale per la prima volta in quasi mezzo secolo. Oggi negoziamo per noi stessi. Non siamo più una pedina nel gioco di nessuno e non lo saremo mai più".