Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran, Usa preparano operazioni di terra: tra obiettivi controllo uranio e petrolio

Mondo
©Ansa

Introduzione

Mentre la diplomazia è al lavoro per trovare una via d’uscita dal conflitto, gli Usa studiano anche i piani per la prossima fase della guerra in Iran. Sul tavolo rimane l’ipotesi di un'operazione di terra, lunga settimane, fatta di incursioni mirate e non un'invasione vera e propria su larga scala. Tra le strategie di Trump e del Pentagono ci sarebbe una missione militare per recuperare l’uranio oppure una manovra per prendere il controllo del petrolio iraniano e la conquista dell’isola di Kharg. Ecco cosa sappiamo.

Quello che devi sapere

Trump valuta operazione terra per sottrarre uranio

Donald Trump starebbe valutando un'operazione militare per recuperare più di 450 chilogrammi di uranio in Iran. In particolare quello della centrale nucleare di Isfahan, intrappolato sotto terra dopo i bombardamenti americani dello scorso giugno. Una missione complessa che vedrebbe le forze americane operare all'interno del Paese per giorni o per un periodo più lungo. L’ipotesi è riportata dal Wall Street Journal che cita alcune fonti, secondo cui il presidente non ha ancora deciso. Trump è consapevole dei rischi che una tale operazione comporta ma resta aperto all'idea.

 

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I rischi

Il presidente e alcuni dei suoi alleati hanno detto privatamente che sarebbe possibile sequestrare l'uranio con un'operazione mirata che non allungherebbe la guerra, che si vorrebbe chiusa per la metà di aprile. Trump rimane generalmente aperto all’idea di questo piano, perché potrebbe contribuire a raggiungere il suo obiettivo principale: impedire all'Iran di costruire un'arma nucleare. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che eventuali preparativi del Pentagono "non significano che il presidente abbia preso una decisione”.

 

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Usa potrebbero prendere il petrolio dell’Iran e l’isola di Kharg

In un'intervista al Financial Times, il presidente Trump ha anche svelato che gli Usa potrebbero prendere il controllo del petrolio iraniano e impadronirsi dell'hub di esportazione dell'isola di Kharg. Il tycoon ha spiegato che la sua "preferenza sarebbe quella di prendere il petrolio", paragonando la potenziale mossa a quanto fatto in Venezuela dove gli Stati Uniti intendono controllare l'industria petrolifera "a tempo indeterminato". "Potremmo prendere Kharg o potremmo non prenderla. Abbiamo molte opzioni", ha aggiunto precisando che, a suo avviso, gli Stati Uniti potrebbero farlo "molto facilmente, Non penso che abbiano difese".

 

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Dispiegamento di forze

Nel mirino potrebbero finire anche altre sette isolette nello Stretto (Abu Masa, Greater Tunb, Lesser Tunb, Hengam, Qeshm, Larak e Hormuz). Le dichiarazioni del presidente giungono mentre altri 3.500 soldati statunitensi sono arrivati in Medio Oriente, alimentando i timori che un'ulteriore escalation possa esporre le forze americane ad attacchi iraniani. Trump ha aggiunto che i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran tramite "emissari" pakistani stanno procedendo bene, ma si è rifiutato di commentare la possibilità di raggiungere presto un accordo per il cessate il fuoco.

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La via diplomatica

Per ora il commander-in-chief sembra comunque preferire l'opzione diplomatica e ha fissato al 6 aprile il suo nuovo ultimatum prima di colpire le centrali elettriche iraniane. A Islamabad sono iniziate le consultazioni dei negoziatori di Pakistan, Turchia, Egitto e Arabia Saudita, concentrate prevalentemente sulle proposte per riaprire lo Stretto di Hormuz, di cui Teheran avrebbe chiesto il controllo nella risposta al piano per la pace in 15 punti degli Stati Uniti.

 

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Il nodo Hormuz

Allo studio, secondo le indiscrezioni raccolta da Reuters, c'è l'ipotesi avanzata dall'Egitto che prevede l'imposizione nello Stretto di tariffe simili a quelle del Canale di Suez. Turchia, Egitto e Arabia Saudita da parte loro potrebbero invece formare un consorzio per gestire il passaggio del flussi di petrolio attraverso Hormuz, proposta che sarebbe stata discussa con Usa e Iran. La riapertura del passaggio è ritenuta centrale dai Paesi del Golfo, che devono all'oro nero la loro ricchezza e la loro forza sul palcoscenico mondiale. Se dovesse restare chiuso a lungo i prezzi del greggio schizzerebbero, le loro entrate calerebbero e una recessione globale sarebbe inevitabile.

 

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L’opzione militare

Se le trattative non portassero i risultati sperati da Washington, Trump potrebbe decidere di usare le migliaia di truppe americane arrivate già nell'area nell'ambito dell'operazione Epic Fury. Un ulteriore rafforzamento non è escluso: il Pentagono sta valutando infatti l'invio di altri 10.000 soldati portando il totale a 17.000 uomini pronti a entrare in azione. Una cifra inferiore rispetto ai dispiegamenti per le invasioni di Afghanistan e Iraq, ma sufficiente a portare a termine incursioni mirate.

Poche alternative

Le alternative a disposizione di Trump al momento appaiono limitate. Da una parte può accettare un accordo di pace imperfetto e uscire dal conflitto o optare per un'escalation che potrebbe costargli cara in casa. Nel piano per la pace in 15 punti presentato dalla Casa Bianca c'è la rinuncia di Teheran all'arma nucleare e all'uranio arricchito e non è ancora chiaro quale sia la linea rossa fissata da presidente. Intanto l’Iran si è detto pronto a fronteggiare sul campo gli americani e li ha sfidati: "Li aspettiamo, daremo loro fuoco", minaccia il capo del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.

 

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