Introduzione
Il valore del bene rifugio per eccellenza, l’oro, non smette di calare, nonostante il tonfo delle Borse, con la guerra in Medio Oriente che continua ad attanagliare i mercati in una morsa di incertezza. Sembra un paradosso, ma lo è solo in apparenza. Ecco cosa sta succedendo.
Quello che devi sapere
L'oro e il suo ruolo di "polizza assicurativa"
Gli analisti spiegano che, fra ipotesi e speculazioni sul perché è una corsa a vendere i lingotti, in realtà l’oro sta semplicemente svolgendo alla perfezione il suo ruolo di polizza assicurativa che, allo scattare dell'incidente, paga il premio.
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A gennaio il record, poi il calo: adesso l'oro è a -16%
Lo dimostrano i numeri: dopo una sequenza di massimi iniziati nel 2024, l'oro aveva segnato un record oltre 5.500 dollari l'oncia nel gennaio di quest'anno, in una corsa degli investitori a coprirsi da incertezze record. Da lì in poi è iniziata la caduta, che si è intensificata con i bombardamenti sull'Iran lanciati da Stati Uniti e Israele a partire da fine febbraio. È in questo quadro che il valore del metallo giallo ha perso il 16%, di fatto neutralizzando quasi tutti i passi in avanti che si erano visti da gennaio.
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Le quotazioni adesso viaggiano intorno ai 4.500 dollari
Adesso le quotazioni si aggirano attorno ai 4.400-4.500 dollari, proprio quando i timori d'inflazione e recessione suggerirebbero il contrario. "Grosse prese di profitto, riduzione del rischio e deleveraging in corso", è quello di cui parla John Reade, market strategist del World Gold Council (che rappresenta i big dell'estrazione del metallo prezioso).
"L'oro si accumula in vista di un evento turbolento, poi si vende"
Dietro il lessico tecnico c’è l’effetto “polizza assicurativa” di cui si parlava all’inizio, che solo in apparenza sembra contraddire la fama dell'oro quale bene rifugio per eccellenza dove andare a parare quando tutto il resto si mette male. L'esempio più adatto a spiegare questo comportamento “controintuitivo” sono gli Etf, i fondi quotati che sono dei maxi-detentori di oro con circa 450 miliardi di dollari in portafoglio. "Scoppia una guerra, temo che le parti centrali del portafoglio, bond e azioni, possano rovinarmi addosso. Cosa faccio?", spiega un trader che chiede di rimanere anonimo. E poi si risponde: "Vendo quello che ho comprato in chiave di polizza assicurativa, e cioè proprio l'oro. Un po' perché è marginale, stimato che non vada oltre il 3% media nei portafogli globali, e un po' perché è in forte utile". Simile il ragionamento di Antonio Cesarano nel podcast Pausa Caffé di Sella sgr, di cui è chief investment advisor. “L'oro si accumula in previsione di un evento più turbolento, ma quando l'evento si verifica viene venduto proprio per sopravvivere, serve la liquidità", dice.
L'oro come un "salvadanaio" da rompere nel momento del bisogno
Se non si vuole usare il paragone con una polizza assicurativa, Bloomberg parla invece di un “salvadanaio” pieno di monetine, da rompere al momento del bisogno: tutti corrono a comprarlo in previsione dell'evento di rischio, che poi, quando si avvera, bisogna in qualche modo monetizzare.
La Banca di Francia vende tutto l'oro che aveva negli Usa
Non si può comunque negare che le vendite dell'oro a livelli quasi record hanno anche ragioni opportunistiche. Si pensi alla Banca di Francia e alla sua operazione “eccezionale”, così come definita dal governatore Francois Villeroy de Galhau, con cui Parigi (sulla scia del crescente antagonismo trumpiano verso l'Europa) si è disfatta dell'oro che deteneva negli Stati Uniti, vendendo 129 tonnellate con una plusvalenza record, per poi riacquistare nuovi lingotti da tenere a Parigi anziché a New York.
Cosa succede in giro per il mondo
Allargando lo sguardo, adesso la Banca centrale polacca valuta di vendere per necessità di spesa nella difesa. La Turchia lo farebbe per difendere la sua valuta, sballottata dalla guerra in corso. Potrebbero poi esserci state vendite anche da parte dei Paesi arabi, in parte per compensare le fughe di liquidità dalle banche, per esempio quelle di Dubai, ora che lì piovono missili. E poi c'è la Russia, che aveva già venduto 15 tonnellate d'oro tra gennaio e febbraio, dopo aver offerto una partnership agli Stati Uniti fatta di accordi commerciali in cambio di materie prime e di un rientro nel sistema dei pagamenti in dollari.
L'oro come barometro
Se si volesse usare l’oro come un barometro per il futuro, questa tendenza “controintuitiva”, a 4.500 dollari, segnala un 50% di probabilità di guerra e un 50% di pace. A 4mila dollari, dove era qualche giorno fa, dava uno scenario di forte tensione. A 5mila dollari, le banche centrali tornerebbero ad accumulare lingotti per assicurarsi dalla prossima crisi: quello nello stretto di Hormuz è solo uno dei molti episodi che potrebbero anticipare un confronto tra Stati Uniti e Cina su Taiwan.
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